Picolit
Il Picolit (pronuncia corretta picolìt, dall’omonima voce in lingua friulana, che indica le ridotte dimensioni del peduncolo, pecol o picol) è un vitigno a bacca bianca autoctono del Friuli conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.
La particolarità di questo vitigno sta nel fatto che a causa di un difetto di impollinazione, sui grappoli si sviluppano pochi acini. La scarsa quantità di chicchi su ogni grappolo fa sì che a maturazione raggiunta diventino particolarmente dolci. La successiva vinificazione dà luogo ad un vino dalla spiccata dolcezza che può essere anche affinato in barrique.
Tocai Friulano
Il Friulano è un vitigno a bacca bianca, largamente coltivato in Friuli-Venezia Giulia. Fino al 2007 era denominato Tocai.
Tralcio legnoso e di colore scuro con gemme piccole e schiacciate – foglia medio-grande, orbicolare, tri o pentalobata, seno peziolare chiuso e pagina inferiore glabra – grappolo medio, tronco-piramidale, alato e mediamente compatto – acino rotondeggiante (a volte leggermente ovoidale) con 1-2 vinaccioli di media grossezza e buccia pruinosa di colore verde-giallo. La maturazione è medio-precoce, la vigoria è molto buona.
Fino a pochi anni fa il vitigno Friulano prendeva il nome storico e famoso di Tocai Friulano. Alcuni accordi tra Italia e Unione Europea del 1993 hanno vietato l’utilizzo del nome “Tocai” a partire dal marzo del 2007, in quanto troppo simile a quello della denominazione di origine controllata ungherese del vino Tokaji e all’omonima zona di produzione. La somiglianza è relativa solo ed esclusivamente al nome in quanto il Tocai Friulano ed il Tokaji Ungherese sono completamente diversi come vini per colore, profumo, gusto e come metodi di produzione, e come vitigni (il vino Tokaji è prodotto tipicamente dai vitigni Furmint, Hárslevelü e Sárgamuskotály, che è un Muscat Blanc à Petits Grains). Da considerare anche che il Tokaji ungherese non è un unico vino, ma vari vini provenienti dalla stessa zona della città di Tokaj in quanto è una DOP con diverse tipologie di vino.
A gennaio 2008 la regione Friuli Venezia Giulia intentò un ulteriore ricorso per fare annullare la sentenza. Ma il 15 novembre 2008 la Corte Costituzionale giudicava costituzionalmente illegittima la legge regionale del Friuli Venezia Giulia 24/2007, che stabiliva la possibilità di utilizzare il nome Tocai per la vendita sul territorio italiano. Dalla vendemmia 2008, non è più consentito utilizzare il nome Tocai nelle etichette.
Le decretazioni effettuate comportano che, oltre al Tocai, in Friuli, sia fuorilegge il Tai e tajut, come risulta dalla normativa europea, che riserva assolutamente la denominazione Tai -e variazioni- al solo “fu Tocai”, con provenienza dal Veneto.
Le decretazioni stabiliscono, in altri termini, che qualsivoglia “Tai” e tutte le variazioni di fantasia non possano altro che indicare il Tocai Veneto. In Lombardia, per la DOC San Martino della Battaglia, si è riesumato l’antico nome Tuchì per designare il vitigno.
Nel merito si applicano le normative europee relative alle indicazioni DOP e IGP.
Altro sinonimo per il vitigno friulano è il nome “Tocai friulano” che non dovrebbe essere utilizzato per evitare qualsiasi confusione con il Tokaji.
Per evitare qualsiasi ambiguità o errore, occorre parlare di “Friulano” intendendo con questo l’ex vitigno (friulano) Tocai. Non si deve parlare di vino Tocai, dato che l’Italia ha perso il diritto di utilizzare un nome simile per qualsiasi vino a favore del Tokaji ungherese.
È stata avanzata un’ipotesi secondo la quale il vitigno ungherese Furmint (che è alla base del vino ungherese Tokaji) abbia origini italiane, e derivi dal nome della nobile friulana Aurora Formentini, che nel Seicento portò in Ungheria delle viti di Tocai friulano, come dote matrimoniale.
L’antico contratto matrimoniale di Aurora Formentini, quando andò in sposa al conte ungherese Adam Batthyany nel 1632, annovera, tra i vari beni portati in dote dall’antenata dei conti di San Floriano del Collio, anche «…300 vitti di Toccai…» coltivate già all’epoca nelle campagne di Mossa e San Lorenzo Isontino .
Questo, per i sostenitori della tesi, proverebbe l’origine italiana del vitigno Tocai.
Per la produzione di vino a base di friulano si utilizza la vinificazione in bianco. La maggior parte di vino ottenuto è secco anche se non mancano versioni di vini passiti o liquorosi a base di friulano: un esempio è la DOC lombarda San Martino della Battaglia liquoroso.
Le uve vendemmiate vengono immediatamente portate in cantina, dove si provvede alla diraspa-pigiatura. Queste due tecniche, anche se effettuate con l’uso di un solo macchinario, devono essere ben distinte tra loro, in quanto per diraspatura si intende la separazione degli acini dal loro sostegno, cioè il raspo, mentre per pigiatura si intende lo schiacciamento dell’acino per ottenere la fuoriuscita dei gran parte del mosto. Al termine della pigiatura la “miscela” di mosto e bucce viene immessa nella pressa, un macchinario atto ad ottenere la maggior quantità di liquido possibile tramite la vera e propria pressatura delle bucce. Questo processo deve però essere abbastanza lento, per evitare che nel mosto da cui si otterrà il vino entrino sostanze non volute, come ad esempio i tannini ruvidi dei vinaccioli, delle sostanze polifenoliche che causano un’elevata astringenza del vino. Al termine della pigiatura il mosto viene portato nelle vasche di decantazione, dove viene trattato con degli enzimi (detti “pectolitici”) o dei chiarificanti (“bentonite”) per togliere la gran parte delle sostanze in sospensione. Al termine di questo processo, che può durare molte ore, si può dare inizio alla fermentazione alcolica inoculando nel mosto i lieviti del ceppo Saccharomyces cerevisiae. Questi lieviti utilizzano lo zucchero contenuto nel mosto per formare poi l’etanolo, ovvero l’alcool che noi percepiamo nel momento in cui beviamo il vino. Al termine della fermentazione, che dura più o meno 30 giorni, il vino ottenuto viene lasciato a riposo in un’altra vasca. Da qui, con successive lavorazioni e stabilizzazioni (travasi, filtrazioni,…) si arriva al momento dell’imbottigliamento. A questo punto il Friulano è pronto per essere consumato.Diversi produttori hanno anche etichette dedicate al friulano vendemmia tardiva, passito e liquoroso.
La sua caratteristica principale, come vino, è il gradito profumo e sapore di mandorla amara, che porta quindi i produttori a non eccedere con i profumi dovuti all’invecchiamento. Se così fosse si avrebbe un vino troppo impegnativo, pesante, che sazia al primo sorso, non più elegante e beverino, come invece il Friulano dovrebbe essere. Un’altra evidente caratteristica di questo vino è il retrogusto amarognolo, gradito in quantità limitate ovviamente. Per quanto riguarda il colore, quello del Friulano deve essere caratterizzato da un giallo paglierino molto scarico; segno questo di gioventù e di eleganza.
La sua caratteristica principale, come vino, è il gradito profumo e sapore di mandorla amara, che porta quindi i produttori a non eccedere con i profumi dovuti all’invecchiamento. Se così fosse si avrebbe un vino troppo impegnativo, pesante, che sazia al primo sorso, non più elegante e beverino, come invece il Friulano dovrebbe essere. Un’altra evidente caratteristica di questo vino è il retrogusto amarognolo, gradito in quantità limitate ovviamente. Per quanto riguarda il colore, quello del Friulano deve essere caratterizzato da un giallo paglierino molto scarico; segno questo di gioventù e di eleganza.
Verduzzo Friulano
Verduzzo (o Verduzzo Friulano ) è un bianco vino italiano di uva coltivate prevalentemente nella regione Friuli-Venezia Giulia regione del nord-est Italia. Si trova anche nelle piantagioni significativi nel Piave Denominazione di origine controllata (DOC) del Veneto regione, anche se alcuni di questi impianti possono essere di separato Verduzzo Trevigiano varietà. Il Verduzzo Friulano viene utilizzato in vini varietali e misti , molti dei quali rientrano nelle denominazioni DOC e in quelle da vino da tavola , che variano nello stile dai vini secchi a quelli tardivi . Secondo l’esperto di vini Oz Clarke , la maggior parte degli esempi più dolci di Verduzzo si possono trovare nel Friuli-Venezia Giulia con l’uva utilizzata per gli stili di vino progressivamente più secchi, più a ovest verso il Veneto.
L’uva è ampiamente associata al Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) del Ramandolo che ha ottenuto lo status di DOCG nel 2001. [3] È spesso presente anche nei vini DOC dei Colli Orientali del Friuli . L’esperta di vini Karen MacNeil ha dichiarato che il Ramandolo, con il Verduzzo, è uno dei ” vini da dessert più leggeri e squisiti fatti ovunque”.
Secondo gli scrittori di vino Joe Bastianich e David Lynch , Verduzzo ha il potenziale di produrre vini dolci mielati con una nota agrumata simile a “una gelatina di arance caramellate ” e un po ‘di bianchi tannici secchi con note ” gessose “.
Verduzzo ha una lunga storia nel nord-est dell’Italia con la prima testimonianza scritta dell’uva risalente al 6 giugno 1409, in un elenco di vini serviti ad un banchetto a Cividale del Friuli in onore di Papa Gregorio XII . Secondo il racconto, un vino Verduzzo del comune di Faedis in provincia di Udine è stato servito insieme a un Ramandolo della frazione Torlano di Nimis . Considerando che Ramandolo è un sinonimo primario di Verduzzo e la moderna Denominazione di origine controllata e Garantita(DOCG) Il vino dolce da dessert della regione è prodotto esclusivamente con Verduzzo, è probabile che entrambi i vini menzionati nel documento provengano dalla stessa uva con potenzialmente un vino come uno stile più secco e l’altro dolce.
Il vitigno Verduzzo tende a prosperare su terreni collinari con una buona esposizione al sole, che conferisce a questa varietà da metà a tardiva un ampio intervallo di tempo per raggiungere la completa maturazione fisiologica. L’uva tende ad essere molto resistente alla botrite e al marciume che si presta bene alla produzione di vini tardivi .
Al di fuori di Ramandolo, la maggior parte dei vini DOC prodotti da Verduzzo sono etichettati con le denominazioni Friuli Grave e Colli Orientali del Friuli. Ai sensi della legge italiana sul vino , ogni DOC ha le proprie specifiche per il modo in cui ogni varietà di uva può essere utilizzata affinché il nome del DOC appaia sull’etichetta del vino . Ad esempio, nel Friuli Aquileia DOC, il Verduzzo può essere prodotto come un vino varietale, purché rappresenti almeno l’85% della miscela proveniente da uve che sono state raccolte a una resa non superiore a 12 tonnellate / ettaro e il vino finito raggiunge un livello alcolico minimo di almeno l’11%.
Nei Colli Orientali del Friuli , un Verduzzo varietale può essere prodotto con almeno il 90% della varietà e altri vitigni autoctoni locali come il Friulano (Sauvignon vert), la Ribolla Gialla , il Pinot bianco , il Pinot grigio , il Sauvignon bianco , il Riesling Renano e Picolit ha permesso di compilare il resto. (Altri DOC Friuli spesso aggiungono Chardonnay , Malvasia , Müller-Thurgau , Riesling Italico e Traminer Aromaticoalla lista.) Qualsiasi uva utilizzata deve essere limitata ad una resa massima di raccolta di 11 tonnellate / ettaro con il vino Verduzzo finito con un livello minimo di alcool di almeno il 12%.
Il Verduzzo varietale in Friuli Annia, Friuli Aquileia e Friuli Isonzo deve essere fatto al 100% della varietà. In Annia, le uve devono essere raccolte a non più di 12 tonnellate / ettaro con una gradazione alcolica del 10,5%, mentre a Aquileia e Isonzo sono consentite rese più elevate e bassi livelli di alcol (14 tonnellate / ha con APV 10% e 13 tonnellate con 10,5 % APV, rispettivamente). In tutti e tre i DOC, il Verduzzo può essere utilizzato anche nella miscela bianca DOC senza limiti di percentuale a parità di resa e livelli di alcol rispettivamente. Aquileia non consentono una speciale Superiore imbottigliamento per la sua varietà Verduzzo con un più alto livello di alcool minimo dell’11% mentre Isonzo consente anche leggermente frizzante frizzante stile. L’Isonzo DOC produce anche una miscela bianca a fine vendemmia etichettata come Vendemmia Tardiva che può presentare Verduzzo insieme a Friulano, Pinot bianco e Chardonnay.
In Friuli Grave il fabbisogno varietale è almeno dell’85% con restrizioni di resa di 13 tonnellate / ha e una gradazione alcolica minima dell’11% o del 12% per l’ imbottigliamento Superiore . Il Verduzzo raccolto con rese leggermente più elevate (fino a 14 tonnellate / ha) e con una gradazione alcolica inferiore di almeno il 10,5% è consentito per l’uso nella miscela bianca DOC generale. Il Friuli Latisana ha un fabbisogno varietale simile all’85% e una limitazione della resa, ma un fabbisogno minimo di alcol leggermente inferiore al 10,5%. Il Latisana DOC è anche degno di nota per la sua recente sperimentazione su molti dei suoi vini bianchi, tra cui il Verduzzo, con invecchiamento in botte .
Mentre quasi tutti i DOC del Friuli specificano la varietà Friuliana come l’unico Verduzzo permesso, il disciplinare DOC per il Veneto DOC Piave e Lison-Pramaggiore (che è parzialmente in Friuli) o non specifica quale varietà Verduzzo o consentire l’uso del Verduzzo Uva Trevigiano Nella Lison-Pramaggiore DOC sia una varietà liscia e gassata spumante stile Verduzzo possono essere prodotti se i conti uva per almeno il 90% della miscela con una restrizione resa di 13 tonnellate / livello di alcool ha e minimo del 11%. In Piave la percentuale varietale è del 95% con rese limitate a 12 tonnellate / ha e una gradazione alcolica minima dell’11%.