La vite e la vigna, l'uva e il vino, gli spumanti, i vini passiti e i liquorosi, il vino italiano e le sue leggi, la birra, i distillati e i liquori, la figura del sommelier e il servizio, l'evoluzione del gusto a tavola. In sintesi, il mondo del Sommelier. Un mondo affascinante da scoprire con visite in cantina e assaggi al ristorante, letture e tour enogastronomici. Un mondo che mantiene forti radici con la tradizione, con la cultura e con la società, ma che ogni giorno allarga i propri orizzonti.
Nanni Copè chiude. Anzi, smette. Perchè Giovanni Ascione preferisce usare questo verbo dopo dodici anni di straordinarie vendemmie che ci hanno regalato vini di stile bordolese indimenticabili mentre tutti parlavano, e parlano, di Borgogna.
Una avventura umana straordinaria, simile alla vicenda di Silvia Imparato con il Motevetrano: nessuna tradizione familiare, poca storia territoriale, una grande cultura delle relazioni umane e una speciale capacità di viaggiare traducendo il proprio essere provinciali in cittadini del mondo che cambia, che cambiano il mondo.
Maurizio Paparello e Giovanni Ascione nel 2014 per la storica verticale da Roscioli
La vigna di pallagrello e aglianico che ha fatto nascere Sabbie di Sopra il Bosco, uno dei rossi più premiati d’Italia, è stata venduta. Resta quella di bianco che è da poco in commercio, uno straordinario 2018.
Giovanni Ascione è uno specialista nel cambiare vita, perciò il motto di Nanni Copè è stato, ed è, “una vita, tante vite”. Lo fa “per vedere di nascosto l’effetto che fa” (cit. Iannacci). E’ stato prima a lungo manager di azienda, poi a cominciare dalla fine degli anni ’90 si dato anima e corpo all’enologia e alla gastronomia prima da ristoratore (Le volte di Annibale e Bacco a Caiazzo) poi da scrittore, consulente e degustatore di eccellenza, con una visione laica e umanistica del vino, infine dal 2008 come produttore di rosso realizzato con pallagrello, aglianico e casavecchia. Un rosso squisito, ancora giovane e straordinario in tutti i suoi millesimi, poco meno di diecimila bottiglie che hnno fatto prezzo dagli iniziali 14,50 euro sino ai 18,50 per non parlare dei 70 euro di R2 e dei 29 euro a bottiglia delle circa 400 cassette da sei dove ci sono tre 2015 e tre 2016 della Riserva Personale.
Taverna del Capitano, Mariella Caputo e Claudio Napoli con Giovanni Ascione nel 2015
Il bilancio di questa strepitosa esperienza è fatto dallo stesso Giovanni Ascione a fine del 2019. “Abbiamo dimostrato un pò di cose: 1-Non esistono mercati chiusi e maturi. 2-Nel successo del vino non contano i social, conta solo se la bottiglia finisce presto e viene riordinata 3-Autoctono non significa automaticamente rustico 4-Si possono fare vini eleganti anche in Campania 5-Se si fanno le cose bene si può dare (e chiedere) valore ai prodotti 6-I buoni risultati si ottengono solo quando il produttore è strettamente coinvolto, i consulenti da soli non bastano per quanto bravi possano essere 7-Un Pallagrello nero o un blend di Fiano /Asprinio possono trovarsi a proprio agio in qualsiasi posto al mondo o anche in un caveau svizzero di un fondo di investimento”. Questa strada di succcesso si costruisce con tanta cultura umanistica, che fa del bicchiere non il punto di arrivo ma quello di partenza, incrociata alla pignoleria e al sacrificio sono dunque i presupposti per creare qualcosa di importante ovunque si trovi la vigna. Ma perché Giovanni Ascione smette di fare vino? Perchè Nanni Copè chiude? Semplicemente perché è stanco della fatica fisica che questo lavoro comporta, non era più possibile incastrare questi sforzi con i figli che crescono e le consulenze. Esce di scena così come è entrato, con un silenzioso fragore. I suoi vini straordinari come il Galardi, il Montevetrano, i Taurasi di Moio, sono i grandi rossi campani capaci di fare prezzo a livello dei più importanti vini italiani. Resteranno ancora a lungo a far parlare di Giovanni e della sua capacità di esprimersi al massimo livello. Senza mediazioni, senza astuzie, senza scorciatoie. L’unico modo per passare dalla cronaca degli inutili vini, magari buoni da bere, a quelli che fanno poi la storia del vino. L’intelligenza è agire con cultura presupponendo che l’interlocutore sia di alto profilo. L’astuzia e la furberia sono efficaci solo con Polifemo.
Giovanni Ascione con lo chef Renato Martino nel 2012
Questa strada di succcesso si costruisce con tanta cultura umanistica, che fa del bicchiere non il punto di arrivo ma quello di partenza, incrociata alla pignoleria e al sacrificio sono dunque i presupposti per creare qualcosa di importante ovunque si trovi la vigna.
Ma perché Giovanni Ascione smette di fare vino? Perchè Nanni Copè chiude? Semplicemente perché è stanco della fatica fisica che questo lavoro comporta, non era più possibile incastrare questi sforzi con i figli che crescono e le consulenze. Esce di scena così come è entrato, con un silenzioso fragore.
Giovanni Ascione, chiocciola Slow Wine!
I suoi vini straordinari come il Galardi, il Montevetrano, i Taurasi di Moio, sono i grandi rossi campani capaci di fare prezzo a livello dei più importanti vini italiani. Resteranno ancora a lungo a far parlare di Giovanni e della sua capacità di esprimersi al massimo livello. Senza mediazioni, senza astuzie, senza scorciatoie. L’unico modo per passare dalla cronaca degli inutili vini, magari buoni da bere, a quelli che fanno poi la storia del vino.
2010: Con Giovanni Ascione e Nonna Angelina: 130 anni ben portati
L’incontro sulla terrazza di Abraxas a Pozzuoli non è stato malinconico, ma allegro inno alla intelligenza produttiva e commerciale di cui si sente il bisogno in ogni campo. L’intelligenza è agire con cultura presupponendo che l’interlocutore sia di alto profilo. L’astuzia e la furberia sono efficaci solo con Polifemo.
Avellino, nel mese di maggio, ospiterà una rassegna nazionale dedicata ai grandi vini. Ad annunciarlo è il sindaco Gianluca Festa, che in occasione di una conferenza stampa, tenutasi a Palazzo di Città, firma una convenzione con la “Vinitaly international academy”, società che si occupa di organizzare la rassegna internazionale veronese.
«Sarà l’evento dell’anno – dichiara la fascia tricolore del capoluogo. In questo modo, il brand Irpinia potrà essere esportato in tutto il pianeta. C’è la volontà di portare un territorio alla ribalta nazionale per le sue eccellenze».
Attilio Scienza, chief scientist della rassegna veneta, invece, sottolinea l’importanza della wine-week per l’economia. «Portare un gruppo qualificato di ambasciatori, con ruoli strategici nel commercio del vino, significa certamente sviluppo. Non solo i produttori locali avranno l’opportunità di capire quali sono le esigenze dei nuovi mercati, ma si cercherà di far conoscere a tante piccole e medie imprese processi di comunicazione innovativi e metodologie moderne di diffusione dei marchi, strumenti oggi indispensabili per far conoscere tale tipologia di prodotti».
” La mia gratitudine va a Dio e ai miei antenati che, in congiunzione generosa e protettiva, mi hanno consentito di dedicare la mia vita a lottare e a gioire per le mie terre e con le mie terre.
Ho gratitudine anche per la mia famiglia, da cui ho ricevuto immancabile incoraggiamento nei periodi difficili e che mi ha accompagnato con soddisfazione quando il successo ha premiato il nostra impresa.
Le risposte che la terra ha dato alla mia dedizione sono state forti, vitali, e oneste e ne ho derivato certezze indimenticabili nel corso dei lunghi anni che le ho dedicato con passione.
Mi sembra che quello che oggi esiste sorrida nel vigore delle vigne d’estate e nel rigore delle vigne d’inverno.
Oggi i miei figli lavorano con me e questo miscuglio di sangue e di terra mi fa sentire eterno. E’ una sensazione straordinaria che desidero condividere con chi si avvicina ai nostri vini.”
Nicolò Casini, (Proprietario)
Le origini della famiglia Bindi Sergardi risalgono al 1349.
Le origini della famiglia Bindi Sergardi risalgono al 1349. Nobili valorosi, grandi agricoltori, capitani e vescovi, da 23 generazioni la famiglia produce vino.
La ricchezza e la personalità di Niccoluccio Bindi consentirono al di lui figlio Marco, di organizzare un esercito che combatté vittoriosamente a Lucignano contro gli aretini. Il valore e le abilità di Marco che dimostrò sul campo di battaglia gli permisero di essere eletto al Governo della Repubblica di Siena.
Siamo negli ultimi anni del XIV secolo e la famiglia decise di trasferirsi a Siena dal proprio feudo di Rapolano. Ebbero successo i Bindi: Giovanni nel 1430 è chiamato a formare il nuovo governo della Signoria ed acquisisce così il notabilato.
Il capitano Gerolamo impalmò, verso la metà del 1500, Calidonia Sergardi. Non ebbero figli e decisero di adottare il figlio di un fratello di Calidonia, Ottavio.
Nasce qui il cognome Bindi Sergardi.Nel corso dei secoli, i membri della famiglia Bindi Sergardi hanno sempre continuato ad investire e dedicare le loro energie alla produzione del vino e alla coltivazione dei vigneti. Nicolò, appartenente alla 22esima generazione della famiglia e nipote di Elisabetta Bindi Sergardi, ha enfatizzato e creduto fortemente nella ricerca scientifica di nuovi cloni di viti, nell’identificazione di terreni per ampliare e migliorare il patrimonio storico della famiglia. Alessandra, figlia di Nicolò, dirige attualmente le tenute della famiglia. Grazie alla sua tenacia ed alle sue scelte coraggiose, l’azienda ha sperimentato un nuovo concetto di cantina, applicando la scienza e la ricerca al servizio della qualità. L’audacia, l’integrità e l’autenticità guidano la produzione di alta qualità e sono il credo che Alessandra trasmette all’azienda.
Il territorio
Le proprietà Bindi Sergardi si estendono per circa 1000 ettari nella provincia di Siena. I vigneti insistono su circa 100 ettari di terreno e sono situati all’interno di tre prestigiose DOCG: Chianti, Chianti Colli Senesi e Chianti Classico.
La Toscana è una terra ricca di storia e cultura, tra le più antiche e famose per la coltivazione del vigneto. La cultura del vino è intrinseca nel DNA dei toscani. La Toscana è una terra ricca di storia e cultura, tra le più antiche e famose per la coltivazione del vigneto. La cultura del vino è intrinseca nel DNA dei toscani. In questa regione si vive bene: la vita è bella, l’aria è sana, il tempo vola ordinato con serenità e pienezza. La Toscana ha dato i natali a Dante, Machiavelli, Bocaccio, Michelangelo, Leonardo e Duccio di Buoninsegna tutti fonte di stimolante ispirazione. Le proprietà Bindi Sergardi si trovano in provincia di Siena.
IL CHIANTI CLASSICO
Il Chianti Classico viene prodotto in una bellissima ed impervia zona tra Siena e Firenze. Il più antico territorio di produzione vinicola al mondo; nel 1716 Cosimo III de’ Medici, Granduca di Toscana, stabilì con un bando i confini di quest’area. Il gallo nero, raffigurato in tutte le bottiglie, è il simbolo del vino appartenente a questo territorio. Il vitigno di sangiovese, grazie al particolare clima, al terreno e all’ altitudine della regione, raggiunge nel Chianti Classico un’espressione unica e di altissima qualità. Le proprietà Bindi Sergardi si trovano nella parte più a sud della denominazione, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Il legame ubiquitario e storico con Siena rende il vino prodotto a Castelnuovo il più rappresentativo Chianti Classico senese.
IL CHIANTI
Il vino Chianti è ottenuto principalmente dalle uve di sangiovese coltivato in aree delimitate all’interno delle province di Siena, Firenze, Pistoia, Pisa, Prato, Arezzo. Questo ambiente unico, attraversato da dolci colline e grandi terrazze, è ideale per i vigneti che sono diventati simbolo stesso del paesaggio toscano. La bellezza, la storia e le sensazioni che la Toscana, la più conosciuta e amata regione italiana nel mondo, trasmette, si trovano in questo vino fresco e fruttato.
IL CHIANTI COLLI SENESI
Il Chianti Colli Senesi è il vino prodotto nelle colline che circondano Siena, dove i vigneti hanno delineato il territorio fin dall’antichità. Ci sono tre principali aree di produzione del vino Chianti Colli Senesi: Nord (Monteriggioni), Sud-Ovest(Montalcino) e Sud-Est (Montepulcinao, Pienza, Chiusi). Il Chianti Colli Senesi ha personalità e grazia che lo rendono famoso da cinque secoli. Il sangiovese, vitigno simbolo della toscana, deve essere utilizzato in percentuale non inferiore al 75% .
L’azienda Bindi Sergardi possiede tre Tenute. Ora di seguito ve le riporterò.
Tenuta Mocenni
La terra e le pietre di Mocenni hanno ricevuto una particolare benedizione che consente al Sangiovese di esprimere tutta la sua forza con gentilezza.
La tenuta si trova vicino a Vagliagli, nella parte nord-occidentale del comune di Castelnuovo Berardenga, considerata la principale zona di produzione del Chianti Classico senese. I vigneti di Mocenni giacciono su formazioni geologiche che rappresentano l’archetipo delle aspirazioni per una vite di Sangiovese. Il terreno di Galestro, Alberese e Macigno del Chianti, l’altitudine di 500 mt s.l.m, la latitudine più a sud della denominazione, l’esposizione dei vigneti, donano mineralità, freschezza, calore ed assoluta ed identificabile qualità. Le fondamenta dell’eccellenza della tenuta Mocenni risiedono oltre che nel terroir, nelle continue ricerche condotte in campo agronomico che coniugano una coltivazione che si evolve con cloni che si rinnovano. Le origini di Mocenni risalgono al 1067 quando era un forte a difesa della città di Siena. Nei secoli si è trasformato in un mulino da cui deriva il suo nome (da macina). Nel Catasto Leopoldino del 1765 del Granduca Pietro Leopoldo, la tenuta veniva indicata come Moceni, fino ad arrivare al nome di oggi Mocenni.
La famiglia Bindi Sergardi costruì la fattoria I Colli alla fine del 1400 ed è stata passata di generazione in generazione fino ad oggi
La tenuta i Colli si trova nella parte più a nord della provincia di Siena, nei comuni di Monteriggioni e Castelnuovo Berardenga. La terra della tenuta I Colli si distingue per la presenza di una particolare pietra calcarea (roccia sedimentaria composta principalmente da calcio carbonato), conosciuta come “Il Giallo di Siena” e famosa in tutto il mondo per il prezioso marmo di colore giallo che ne deriva. Il sangiovese esprime al meglio la freschezza ed il frutto nei vini prodotti ad I Colli. La famiglia Bindi Sergardi costruì la tenuta I Colli alla fine del 1400 che e’ stata passata di generazione in generazione fino ad oggi. Si trova sulla via Francigena, l’antica strada di pellegrinaggio che unisce Canterbury a Roma. Un luogo bellissimo ed una posizione strategica; ad I Colli il Vescovo Achille Sergardi ospitò l’ambasciata dell’Imperatore Carlo V ( Sacro Romano Impero – XVI secolo) per negoziare una pace con l’esercito assediante.
La terra di Marcianella produceva vino di alta qualità fin dall’epoca degli Etruschi (IV secolo A.C.), lo produce ancora oggi e lo produrrà per sempre
Pietro Bonci Casuccini, quadrisnonno di Nicolò Casini, dedicò la sua vita alla bonifica di terreni intorno a Chiusi e ne promosse le coltivazioni con audaci opere idriche. Nel corso di quelle lavorazioni intorno a Marcianella si imbatté, prima per caso e poi con ricerche mirate, in importanti tombe e reperti etruschi. Oggi quei reperti fanno onore alla famiglia nei più prestigiosi musei del mondo. Marcianella è ubicata a sud di Siena vicino a Chiusi. Ha una superficie di 450ha che è stata nei secoli utilizzata per le coltivazioni dei cereali ed allevamento di bestiame. Il nucleo primario del bestiame Chianino nasce a Chiusi. La famiglia ha gestito l’azienda sin dalla metà del 1700. Nel tempo si sono identificate aree vocate alla coltivazione del vigneto che oggi producono Chianti Classico, Chianti Colli Senesi e Chianti DOCG. Il territorio ricco di sabbia e argilla unito ad un’altitudine di circa 250 metri dà particolare calore al vino mentre le uve di sangiovese offrono freschezza e frutto. A Marcianella si coltiva un olivo particolare; il minuto. Le sue piccolissime olive hanno una bassissima resa in olio, chiave per produrre un olio profumato e speciale.
Per gli amanti di vini eccellenti, della natura e dell’autenticità toscana.
Un tour unico, dove si potrà godere della visita dei bellissimi vigneti e della cantina storica. Un luogo in cui le tradizioni sono state portate avanti con grande dedizione, cura e passione, nel pieno rispetto delle benedizioni della natura.Oggi, dopo 23 generazioni, con una storia che risale al 1349, il credo della famiglia di autenticità, integrità e audacia si riflette nell’alta qualità dei loro vini Chianti Classico, Chianti Colli Senesi e Chianti.Le nostre visite guidate verranno effettuate nella bellissima Tenuta Mocenni – la più vocata e importante dal punto di vista vitivinicolo – situata nel cuore del Chianti Classico, a nord di Siena nel comune di Castelnuovo Berardenga.
Classico Tour
Visita dei vigneti e della cantina storica
Degustazione di due vini: – La Ghirlanda Chianti Classico – Calidonia Chianti Classico Riserva Pane fresco con il nostro olio extravergine di oliva Pietro Bonci Casuccini. Durata: 1 ora Min. 2 persone Prenota Classico Tour
Riserva Tour
Visita dei vigneti e della cantina storica
Degustazione di tre vini: – La Ghirlanda Chianti Classico – I Colli Chianti Classico Riserva – Calidonia Chianti Classico Riserva Pane fresco con il nostro olio extravergine di oliva Pietro Bonci Casuccini, affettati misti. Durata: 1 ora e mezzo Min. 2 persone Prenota Riserva Tour
Grand Tour
Visita dettagliata dei vigneti e della cantina storica
Degustazione di quattro vini: – La Ghirlanda Chianti Classico – Calidonia Chianti Classico Riserva – Mocenni 89 Chianti Classico Gran Selezione – Mocenni 91 Cabernet Sauvignon IGT Toscana rosso Pane fresco con il nostro olio extravergine di oliva Pietro Bonci Casuccini, affettati misti, pecorino. Durata: 1 ora e mezzo Min. 2 persone Prenota Grand Tour
Light Lunch
Visita dettagliata dei vigneti e della cantina storica
Degustazione di quattro vini: – Oriolus IGT Toscana bianco – La Ghirlanda Chianti Classico – I Colli Chianti Classico Riserva – Calidonia Chianti Classico Riserva Pane fresco con il nostro olio extravergine di oliva Pietro Bonci Casuccini, affettati misti, primo piatto tipico toscano. Insalata fresca. Durata: 2 ore e mezzo Min. 2 persone. Prenota Light Lunch
Mocenni Lunch
Visita dettagliata dei vigneti e della cantina storica
Degustazione di quattro vini: – La Ghirlanda Chianti Classico – Calidonia Chianti Classico Riserva – Mocenni 89 Chianti Classico Gran Selezione – Mocenni 91 Cabernet Sauvignon IGT Toscana rosso Pane fresco con il nostro olio extravergine di oliva Pietro Bonci Casuccini. Pranzo con tre portate della cucina tipica mediterranea e dessert Durata: 3 ore circa Min. 2 persone. Prenota Mocenni Lunch
Mocenni Dinner
Visita dettagliata dei vigneti e della cantina storica
Degustazione di quattro vini: – La Ghirlanda Chianti Classico – Calidonia Chianti Classico Riserva – Mocenni 89 Chianti Classico Gran Selezione – Mocenni 91 Cabernet Sauvignon IGT Toscana rosso Pane fresco con il nostro olio extravergine di oliva Pietro Bonci Casuccini. Cena con tre portate della cucina tipica mediterranea e dessert Durata: 3 ore circa Min. 4 persone. Prenota Mocenni Dinner
Informazioni
Visite da lunedi al sabato – dalle 10 alle 6 – Prenotazione obbligatoria. Pagamento: 30% alla conferma e saldo 24 ore prima dell’arrivo. Alla fine del tour, è possibile acquistare i nostri prodotti.
Per prenotazioni contattare Elena Petri: tel. +39 3403715492 mail: visit@bindisergardi.it
Tenuta Mocenni Strada Comunale di Mocenni, 35 53019 Vagliagli (Siena) Coordinate GPS: Lat. 43.420832 Long. 11.328233 Indicazioni stradali: Dalla superstrada Siena-Firenze uscita “Badesse”. Seguire le indicazioni per Quercegrossa. Una volta raggiunta Quercegrossa, svoltare a destra alla Cappella in via di Petroio. Troverete tenuta Mocenni sulla vostra destra dopo 4 km.
Era il 1963 quando Leonardo Specogna, dopo alcuni anni da emigrante in Svizzera (sorte tipica per la gente Friulana di quegli anni), una volta tornato in Friuli Venezia Giulia acquistò un piccolo appezzamento di terra sulle colline della Rocca Bernarda a Corno di Rosazzo, nel cuore del vigneto Friuli. Terre ad alta vocazione enologica dove la pianta della vite trova condizioni ideali sin dai tempi Romani grazie al fatto che, in questo lembo orientale della nostra regione, il clima ed i terreni presentano delle peculiarità uniche ed eccezionali per la viticoltura. E da quel giorno tutto ebbe inizio.
Inizialmente era un’ azienda agricola a 360° che copriva una produzione casearia, cerealicola e viticola per autoconsumo. Poi, con l’ ingresso in azienda di Graziano e sua moglie Anna Maria, si cominciarono a migliorare le tecniche di gestione dei vigneti e di vinificazione dei vini, specializzando la tenuta nella produzione viti-vinicola. Oggi il lavoro in azienda è galvanizzato dalla presenza della terza generazione dei vignaioli Specogna, Cristian e Michele, che ormai da diverso tempo hanno preso in mano le redini aziendali. Sono proprio loro che stanno garantendo un importante trand di sviluppo aziendale ed un allargamento delle vendite sui più prestigiosi mercati internazionali, oltre ad aver creato alcuni anni fa un’altra importante realtà della famiglia Specogna, e cioè l’azienda vinicola Toblar ( www.toblar.it ). Una famiglia, quindi, che punta molto alla sinergia generazionale garantendo così quel binomio di tradizione ed innovazione che rappresenta il valore aggiunto in tutte le fasi di produzione. Oggi l’azienda dispone di una superficie totale pari a 24 ettari, di cui 22 a vigneto. Si producono circa 100000 bottiglie all’ anno che vengono vendute per il 50% sul mercato nazionale, e per il restante 50% in più di 20 paesi nel mondo.
La Famiglia Specogna
3 generazioni di Vignaioli accomunati dalla stessa passione!
Il pensiero aziendale
Loro che sono vignaioli hanno la fortuna di fare un magnifico mestiere che richiede però grande impegno e sacrificio. Spesso non esistono fine settimana e vacanze, in quanto devono lavorare in base al clima dell’ annata che talvolta rende le tempistiche di intervento molto ristrette. Per questo bisogna essere in grado di pianificare il proprio lavoro cercando di interpretare quelle che sono le peculiarità pedoclimatiche della propria zona. Un’interpretazione basata sullo studio delle componenti dell’ ecosistema che circonda le loro piante, studiando le caratteristiche del clima, del suolo, della fauna. Per farlo al meglio, secondo loro, bisogna essere in grado di unire le nuove tecniche nate dagli studi degli ultimi anni alle tradizioni e gli insegnamenti del passato. Questo in quanto l’esperienza raccolta sul campo nei decenni precedenti non và dimenticata!
Il loro lavoro viticolo ed enologico può quindi riassumersi nei seguenti punti:
1. Studio delle caratteristiche pedoclimatiche e raccolte dati.
In questi anni hanno cercato di soffermarsi sullo studio degli aspetti climatici, metereologici, pedologici, e viticoli della loro zona attraverso un’analisi dei lavori fatti in campo regionale e nazionale, cercando così di capire come meglio aiutare le piante ad adattarsi al loro vigneto ed al loro clima. In più hanno iniziato lavori di raccolta dati sulle caratteristiche climatiche dell’annata, sul numero di grappoli per pianta, sul peso medio dei grappoli, sul peso medio acini, sulle caratteristiche gustative ed analitiche delle uve e etc. Tutto ciò, per creare nel tempo un database di informazioni fornito e dettagliato che li aiuti ad interpretare l’andamento delle varie annate per una miglior gestione anche a livello di programmazione enologica.
2. Zonazione dei vigneti.
Hanno avviato un progetto di zonazione aziendale per una migliore scelta delle posizioni che possano valorizzare i vari vitigni, e quindi hanno deciso di: · Disporre le varietà bianche aromatiche (Sauvignon in primis) nei versanti est e nord-est che grazie alla loro maggiore escursione termica possono valorizzare le caratteristiche organolettiche di questi vini. · Disporre le varietà bianche per vini più strutturati e corposi nel versante est e sud est. · Disporre le varietà a bacca rossa e quelle per i vini passiti nei versanti sud e sud-ovest che garantiscono un irragiamento luminoso più intenso con conseguente maggiore concentrazione nelle uve.Al contempo, ove possibile, la disposizione varierà anche a seconda delle caratteristiche di tessitura e composizione del terreno:
Le varietà a bacca bianca verranno piantate principalmente sulle ponke (marne arenarie di origine eocenica) che garantiscono nutrizioni minerali più idonee alle peculiarità organolettiche delle varietà sopracitate;
Per le varietà a bacca rossa si opterà per i terreni composti prevalentemente da argilla, che nella nostra zona dimostrano profili pedologici più idonei ad ottenere vini con maggiore struttura ed estratto.
Al contempo, ove possibile, la disposizione varierà anche a seconda delle caratteristiche di tessitura e composizione del terreno:
Le varietà a bacca bianca verranno piantate principalmente sulle ponke (marne arenarie di origine eocenica) che garantiscono nutrizioni minerali più idonee alle peculiarità organolettiche delle varietà sopracitate.
Per le varietà a bacca rossa si opterà per i terreni composti prevalentemente da argilla, che nella nostra zona dimostrano profili pedologici più idonei ad ottenere vini con maggiore struttura ed estratto.
3. Gestione dei vigneti.
Un diverso approccio nei trattamenti fitosanitari e nelle concimazioni: Reputano che la maggiore o minore predisposizione di un’area verso una particolare avversità sia determinata da un insieme di fattori, naturali e non. Il clima e le peculiarità del luogo, sono sicuramente i principali fattori. Ma al contempo hanno una forte incidenza anche la disposizione dei vigneti, il modellamento dei versanti che si è operato nei propri terreni ed i trattamenti che si attuano. Ecco perché, l’opera principale sulla quale vogliono concentrarsi è un’opera di prevenzione per il contenimento degli insetti fitofagi e delle avversità crittogamiche del vigneto attraverso la realizzazione di ambienti agrari meno soggetti e predisposti al dilagare di infestazioni massicce.
4. Utilizzo di fonti di energie alternativa. Hanno deciso di investire nelle energie rinnovabili attraverso la messa in possa di una copertura di pannelli fotovoltaici sui tetti della loro cantina, che gli ha permesso ad oggi di essere totalmente indipendenti nel cosumo di energia elettrica e nel fabbisogno di acqua calda. Un impianto fotovoltaico da 432.30 m^2 con un numero totale di 262 moduli per un’energia totale annua pari a 60610.29 kWh.
In più, tutti i lavori sulle vigne dell’Azienda Specogna vengono effettuate manualmente: · Potatura secca · Potatura verde · Defogliatura · Vendemmia
Ognuna di queste pratiche viene eseguita seguendo i calendari lunari (e ciò avviene anche in cantina). Forse questo non sarà il fattore determinante per la qualità delle loro uve e dei vini che ne nascono, ma sono convinti che i DETTAGLI FACCIANO LA DIFFERENZA!
Questo costante impegno nella ricerca di un perfetto equilibrio del loro vigneto, a loro ha fatto anche capire quanto sia fondamentale cercare di mantenere il più possibile integra la BIODIVERSITA’ del proprio territorio! Da parte loro vuole esserci massimo impegno in questo campo, ed è per questo che hanno iniziato un progetto di conservazione della morfologia dei versanti della loro collina e dei suoi microclimi, attraverso una tutela degli alberi e delle altre specie di piante tipiche del territorio. Sui 24 ettari di terreno di loro proprietà, 2 ettari sono stati lasciati a bosco. Fattore molto importante per la regolazione climatica delle zone limitrofe e per un equilibrio della flora e della fauna. Inoltre hanno iniziato a mettere a dimora nuove piante di rose, di ulivi, e di ciliegi i cui apparati radicali aiutano a stabilizzare la tenuta dei pendii collinari della loro zona, che risultano molto fragili e sensibili a causa della loro facile erosione. Tutto ciò, secondo loro, può portare alla SOSTENIBILITA’.
La cantina
In cantina, tradizione ed innovazione si fondono assieme per mantenere al meglio la qualità delle loro uve.
La cantina è il luogo nel quale il loro obbiettivo è cercare di mantenere il più inalterato possibile l’alto livello qualitativo delle loro uve, mirando a produrre vini tipici, che rispecchino al massimo il suolo e la zona d’origine.
E per farcela cercano di conciliare ciò che gli è stato tramandato di generazione in generazione con le moderne tecnologie di vinificazione.
Negli anni scorsi hanno investito nella ristrutturazione delle loro cantine per cercare di creare un ambiente nel quale gli fosse possibile gestire al meglio ogni singola fase della produzione.
Ad oggi l’azienda può disporre di una zona di vinificazione e di stoccaggio in vasche d’acciaio e di una bottaia per l’ affinamento dei vini con 110 barili in legno di diverse dimensioni. In più sono presenti anche delle sale per l’appassimento delle uve.
Dispongono anche di sale per l’accoglimento degli ospiti che vogliano conoscere i proprietari, i loro vini ed il loro territorio.
La Cantina Bambinuto nasce nel 2006. La filosofia aziendale è nel rispetto ambientale. Nel rispetto dell’annata, ma soprattutto rispetta il corso del vino in maniera naturale. Seguendo la filosofia aziendale, il Greco è un vitigno, poi trasformato in vino, da invecchiamento. L’azienda Bambinuto infatti fa uscire i suoi vini dopo 2 anni dalla produzione.
Il Greco che è stato degustato, che è il Picoli, si trova nella zona di Santa Paolina, in via Piccoli, a Tufo nella provincia di Avellino. Nella verde Irpinia. Il vigneto si trova a circa 600 Metri sul livello del mare.
Il Greco che andremo a degustare si trova nelle bottiglie Magnum.
La Magnum è un tipo di bottiglia modello champagnotta, solitamente usata per champagne o altri vini spumanti, della capacità di 1,5 litri pari a 2 bottiglie da 0,75 litri. Non è particolarmente diffusa ed il suo utilizzo è molto limitato, almeno in confronto al formato da 0,75 litri.
La Magnum è comunque una bottiglia che fa effetto e rende magico il suo contenuto. In queste bottiglie, Magnum, a rendere magico il suo contenuto è il rallentamento dell’affinamento che normalmente nelle bottiglie da 0,75 avviene più velocemente.
L’annata 2014 non è stata una buona. Per questo l’azienda ha deciso di non fare uscire il Greco Picoli.
Degustazione Magnum Picoli Greco di Tufo – Cantine Bambinuto
Magnum Picoli Greco di Tufo 2018 – Cantine Bambinuto
Annata con stagioni miti e piovose. Raccolta anticipata. Annata, sostanzialmente, fresca. La 2018 ha fatto 3 mesi in bottiglia e non è ancora in commercio. E’ un vino spettacolare e può dare qualcosa in più fra 5/6 mesi. E’ fresco e elegante. Rispecchia il carattere della proprietaria. Infine questo vino non ha svolto la malolattica e si sente una nota acida.
Magnum Picoli Greco di Tufo 2017 – Cantine Bambinuto
Annata buona con estate calda. Annata poco piovosa. Questo vino ha svolto una parziale malolattica ed ha un’acidità bassa. Ha una note dolce. E’ un vino persistente e morbido.
Magnum Picoli Greco di Tufo 2016 – Cantine Bambinuto
Annata con gelate primaverili. E’ un’annata qualitativamente eterogenea. E’ un vino setoso, tattile. E’ un’annata verticale e non esile. Note fruttate, fieno asciutto. E’ un vino spigoloso con una leggera acidità ed è sapido.
Magnum Picoli Greco di Tufo 2015 – Cantine Bambinuto
Annata calda, luminosa ma sostanzialmente equilibrata. Per il Greco è quasi un’annata ideale. Leggermente tannico. Note di frutta sotto forma di polpa. Acidità e colore che ha colpito. Vino equilibrato e piacevole in bocca.
Magnum Picoli Greco di Tufo 2013 – Cantine Bambinuto
Annata fresca, tardiva ed eterogenea. Affinamento più lungo, 2 anni sulle fecce. Nota sulfurea, affumicatura. Buona struttura e buona freschezza. Minerale. Vino coerente e armonico.
Magnum Picoli Greco di Tufo 2012 – Cantine Bambinuto
Annata solare e non facile. Nota di riduzione. Particolarmente sapido. E’ stato lavorato al torchio e imbottigliato a mano.
Magnum Picoli Greco di Tufo 2008 (La Nascita) – Cantine Bambinuto
Nel 2008 nasce il progetto Piccoli. In questa annata il Greco viene trattato come il rosso. La sua lavorazione è stata effettuata al torchio e imbottigliato a mano.
Annata perfetta, di qualità media e equilibrata. Infine si può dire che è un vino equilibrato. Affinamento non lungo e imbottigliato nell’Aprile del 2009.
Con questo la degustazione è terminata ma…..a conclusione c’è un piatto in degustazione.
Il piatto è un risotto, zucca e taleggio.
Infine voglio congratularmi con la Cantina Bambinuto per le ottime annate. Con l’Ais Avellino per l’ottimo evento organizzato e con il Grand Hotel Irpinia per la disponibilità avuta.
Irpinia: vini unici che resistono alle loro convinzioni, aggrappati al territorio e al ricordo.
Anteprima del format “L’Oro di Bacco”, la trasmissione dedicata al mondo vitivinicolo.
Con il giornalista e scrittore olandese Paul Balke, il giornalista de Il Mattino Annibale Discepolo e con il delegato Ais Avellino Annito Abate si alza il sipario sull’eccellenza “Made in Irpinia”: il vino.
In studio produttori vitivinicoli, il nettare di Bacco ed il sommelier Ais Pasquale Astuto: Paolo Mastroberardino – Terredora di Paolo con Greco di Tufo Docg “Terre degli Angeli”; Giovanni Molettieri – Cantina Eredi Giovanni Molettieri con Irpinia Fiano Spumante Brut “Apis”; Francesco De Stefano – Vini De Stefano con Irpinia Aglianico Doc “Corticì”; Raffaele Troisi – Traerte con Coda di Volpe Irpinia Doc “Torama”; Arturo Erbaggio per Radicirpine Canonico&Santoli con Irpinia Fiano Spumante Brut “Lupò”; Oreste De Santis – Cantine Macchie S. Maria con “Taurasi Docg”.
Si tratta di uno dei ristoranti più prestigiosi d’Italia e d’Europa, premiato spesso nel settore dell’alta ristorazione. I proprietari sono Giorgio Pinchiorri e sua moglie, di origine francese, Annie Féolde. Gli chef, oltre alla Féolde stessa, sono il primo chef Riccardo Monco e il Sous-chef Alessandro Della Tommasina.
Firenze è la patria della bistecca, tanto quanto lo è del Chianti: la cucina tradizionale di carne fiorentina, in effetti, si sposa perfettamente con i migliori rossi toscani, che ogni anno ottengono riconoscimenti prestigiosi da guide di settore come Gambero Rosso, fra cui non mancano mai aziende vinicole famose come Antinori, Frescobaldi e Ornellaia, ma vedono anche new entry come Badia di Morrona, Tenuta Podernovo e Podere Le Ripi. La notizia, poi, è che le migliori enoteche di Firenze, pur riservando la dovuta attenzione ai rossi toscani, custodiscono come tesori preziosi anche vini dalle più diverse parti d’Italia e del mondo, dalle bollicine francesi, fino ai vini cileni o californiani. Dalle enoteche in centro, a quelle un po’ fuori dalle rotte turistiche, dai nomi storici per bere buon vino agli indirizzi più particolari e nuovi: ecco le enoteche a Firenze dove gustare i migliori calici.
Quella delle cultura e della tradizione
È un negozio di vini e accogliente wine bar situato in Piazza Pitti proprio di fronte al Palazzo Pitti. La loro missione da molti anni è stata quella di selezionare i vini migliori del territorio, della cultura e della tradizione prodotti in Toscana ed in Italia. Concentrandosi sulla produzione di piccole produzioni difficili da trovare altrove. Hanno una vasta selezione di vini al bicchiere che sono una grande rappresentazione di questa selezione. Il loro obiettivo è quello di informare i clienti sul vino ed i suoi metodi di produzione. Pitti Gola e Cantina Piazza Pitti 16 Firenze Telefono 055212704
Quella storica
Se l’enogastronomia fa parte della storia fiorentina, cosa c’è di meglio di bere un buon vino toscano in un esercizio storico fiorentino? Alessi, in pieno centro, è punto di riferimento fra le enoteche a Firenze: la famiglia Alessi gestisce questo posto dal 1952, curando personalmente la selezione di vini, al calice o in bottiglia, e dei prodotti tipici proposti in abbinamento, dai salumi di piccoli allevamenti della zona fino ai formaggi di caseifici locali. Anche l’ambiente è molto carino: quando vieni a fare una degustazione qui, ti accomodi fra antiche volte e travi in legno, e noti subito le piccole opere d’arte come i tavoli fatti a mano dai proprietari. I veri protagonisti, nell’arredo come nella proposta, sono però le bottiglie, dai vini toscani tradizionali (Chianti Classico, Nobile di Montepulciano, Brunello di Montalcino) a quelli di tutta Italia (dal Barolo all’Amarone, passando per il Pinot bianco e il Gewurtztraminer). Una visita alla cantina e alle sue 2500 etichette è d’obbligo. In abbinamento, puoi gustare spuntini come le bruschette, i taglieri, il crostone toscano con il formaggio blu o quello al tartufo. Enoteca Alessi, Via delle Oche 27/red- Telefono: 055214966
Quella con vini da tutto il mondo
La felicità sta nelle piccole cose e per me un buon calice di vino, un tagliere di formaggi e salumi tipici o una bruschetta calda sono un ottimo inizio. Alla Divina Enoteca, a due passi dal Mercato Centrale, i vini sono quelli selezionati da due sommelier professionisti, sempre pronti a darti il consiglio sull’abbinamento giusto. La selezione comprende 500 etichette di vini da tutto il mondo, alcuni direttamente importati dall’enoteca: dal Chianti classico Pomona al Montepulciano Podere della Bruciata al francese Pinot Gris di Sohler Brunello di Montalcino Lisini, da accompagnare a salumi e formaggi di artigiani locali, a una bruschetta calda o a uno dei panini gourmet. Degna di nota anche la selezione dei distillati dal mondo, per chi vuole qualcosa di più forte. La Divina Enoteca, Via Panicale 19/red – Telefono: 055292723
Quella che è una vera boutique del vino
Vicino a Ponte Vecchio, in direzione Oltrarno, Obsequium non è solo una delle più interessanti enoteche a Firenze, ma anche una vera e propria boutique del vino, dove si trova sempre la bottiglia che stupisce, da conservare in cantina per l’ospite giusto oppure da regalare a un amico enologo. Prima, ovviamente, è d’obbligo fare una degustazione, avvalendosi dell’aiuto dello staff, abbinando un calice a un primo come la ribollita o a un crostone caldo. Le etichette, oltre un centinaio, spaziano dalle eccellenze toscane e italiane a quelle internazionali, dai vini celebri a quelli di piccole realtà biologiche e biodinamiche, con offerte per tutte le fasce di prezzo. La carta, sempre in evoluzione, è una sorpresa continua. Enoteca Obsequium Wine Shop Bistrot, Borgo S. Jacopo 17- Telefono: 055216849
Quella particolare
Firenze sa sempre come stupirti e in fatto di enoteche ce ne sono alcune di veramente insolite, come Ramen Girl by Enoteca Luca. Qui, etichette da tutte le regioni italiane, di grandi e piccole realtà, anche biologiche e biodinamiche, vengono proposte in abbinamento al ramen giapponese: Ramen Girl è fusion nell’anima, perché nasce dall’unione di due sommelier professionisti, Emilio Tartaglia, che cura la cantina, e Miyako Taguchi, ai fornelli, la cui sinergia si sente tutta, non appena varcata la soglia del locale. Ai vini italiani, nello spirito del locale, oltre al cibo giapponese, si aggiunge la selezione di birre, sakè e whisky giapponesi. Ramen Girl by Enoteca Luca, Via Francesco Talenti 144 – Telefono 0555120437
Quella di una volta
Buon vino e cucina toscana sono un binomio perfetto e per averne la prova a Firenze ci sono indirizzi come Il Grappolo, dove respiri tutta l’anima delle vecchie osterie fiorentine. Avvolto da un ambiente che sa di casa, fra pareti in pietra, vecchie botti trasformate in scaffali e bottiglie in esposizione, puoi scegliere fra una lista di 70 etichette a rotazione. Claudio, il patron, la mette a punto personalmente, scegliendo piccole – e talvolta rare – produzioni di nicchia (Chianti Classico, Nobile e Rosso di Montepulciano, Brunello e Rosso di Montalcino, ma Claudio ama inserire anche vini piemontesi e veneti). I piatti della tradizione toscana, ovviamente, ci sono tutti: fegatini con olio al tartufo, pici senesi, tagliata con porri e Roquefort, pappardelle al cinghiale. Enoteca Il Grappolo, Viale Eleonora Duse 16, Telefono: 055602373
Quella romantica
A Firenze l’enoteca è anche una cornice perfetta per cene romantiche, soprattutto se la degustazione la fai in posti come Signorvino, affacciato sull’Arno e su Ponte Vecchio, con uno scorcio unico e una selezione di vini amplissima. Puoi scegliere fra 1500 bottiglie italiane da tutte le regioni, insieme a zuppe, primi e secondi raffinati o taglieri di formaggi o salumi. Dimenticavo, anche qui le bottiglie le puoi anche acquistare. Signorvino, Via de’ Bardi 46R – Telefono: 055286258
Quella con i vini naturali
Enoteca Fiorentina, in Borgo Ognissanti, negli anni ha guadagnato riconoscimenti importanti, come le 3 bottiglie Gambero Rosso, per la sua proposta innovativa. I titolari, infatti, selezionano con cura meticolosa i vini, creando una delle proposte più complete a Firenze per quanto riguarda i vini naturali. Ma le etichette rare che si trovano qui non sono l’unico aspetto che colpisce: la cucina contemporanea crea piatti dagli abbinamenti equilibrati e mai banali, come la tartare di cervo, mela Red-delicious e cacao torrado, i ravioli ripieni di fagiano nel suo fondo allo zafferano di S. Gimignano o la coscia di agnello, broccolo verde e acciuga del Cantabrico. La saletta al piano superiore è la cornice giusta per chi ama degustare buoni vini e piccoli assaggi in piena tranquillità. Enoteca Fiorentina, Borgo Ognissanti, 25 Rosso – Telefono: 0553880177
Quella non turistica
L’Enoteca non turistica a Firenze, frequentata da fiorentini doc, è Le Volpi e L’Uva, aperta da più di vent’anni. L’atmosfera intima ti mette subito a tuo agio e ti fa concentrare al meglio sul tuo compito, una volta accomodato al tavolo: scoprire le bottiglie che non conoscevi, dalla lista di vini ricercata, composta da etichette di piccole aziende vinicole di tutta Italia. Lo stesso vale per i salumi e formaggi, toscani, italiani e non solo, da assaporare. Le Volpi e L’uva, Piazza dei Rossi, 1R – Telefono: 0552398132
Le enoteche a Firenze hanno carte vastissime, con etichette blasonate oppure vere chicche tutte da scoprire, che sia per un aperitivo oppure per una cena all’insegna dell’enogastronomia. La decisione migliore, proprio per questo, è quella di affidarsi ai sommelier professionisti nella scelta del calice da sorseggiare o della bottiglia da acquistare, magari in abbinamento a un formaggio particolare o a un crostone caldo.
Foto interne dalle pagine Facebook dei locali Foto di copertina dalla pagina Facebook de Il Grappolo
La popolarità dell’enoturismo è in costante aumento e gli esperti ritengono che il movimento del turismo del vino operi soltanto al 20% del proprio potenziale e potrebbe essere facilmente raddoppiato nel prossimo futuro.
Uno dei fattori che contribuiscono all’espansione del movimento è rappresentato dalle “Strade del vino”, itinerari specifici in regioni vinicole, nonché eventi annuali come “Cantine aperte” in primavera, che attira milioni di turisti nei vigneti.
Oltre ad offrire l’opportunità di vedere luoghi e metodi di vinificazione e scoprire le differenze della degustazione alla fonte, l’enoturismo fornisce ai visitatori la possibilità di apprendere le tradizioni e la cultura legate alla produzione di vino e alla vita di campagna.
Sebbene rivolto principalmente al vino, l’enoturismo consente ai turisti di scoprire le aree rurali e la loro natura, assaggiare altri prodotti agricoli, come l’olio d’oliva, e lasciarsi deliziare da una serie di cibi e cucine regionali, creando un ponte tra spazi urbani e aree rurali.
In effetti, esperienze enologiche e culinarie rappresentano uno stimolo nella scelta di una destinazione per un numero crescente di persone che viaggiano nel tempo libero.
LA DEGUSTAZIONE DI VINO PER ESPLORARE ED ESPRIMERE LE PROPRIE PREFERENZE
Una maggiore comprensione nel degustare e apprezzare il vino consente certamente di godersi di più la vita. L’essenza del vino risiede principalmente nel colore, nell’aroma e nel gusto. È la diversità di questi attributi che continua ad affascinare. Oltre a riscoprire tecniche antiche, i vinificatori sono alla ricerca costante di nuove tecniche per potenziare il carattere varietale e influenzare positivamente le diverse qualità di vino. Abbinare il vino al cibo significa condurre effettivamente il vino nel suo habitat naturale d’elezione. L’apprezzamento del vino si può suddividere in tre aree diverse: aspetto, profumo e gusto. Sono tre aspetti importanti del carattere di ogni vino, ma il gusto è ritenuto quello cruciale, in quanto racchiude aroma e struttura e conferma le caratteristiche del vino stesso.
ASPETTO
La trasparenza è un’indicazione del carattere e della condizione del vino.
Il colore (intensità e tonalità) può contribuire a determinare la varietà e/o l’invecchiamento del vino. Con l’invecchiamento, i vini rossi vanno dal rosso al marrone, i bianchi dal verde chiaro/giallo al dorato.
Gli “archetti” lasciati all’interno del bicchiere dopo averlo roteato possono indicare la quantità di glicerolo e alcol presenti nel vino.
PROFUMO
Annusare e tentare di individuare il maggior numero possibile di componenti dell’aroma.
Cercare elementi identificativi come freschezza, intensità dell’aroma e sensazione. La maggior parte dei vini ha una vasta gamma di profumi, che cambiano e si sviluppano nel tempo all’interno del bicchiere.
GUSTO
La struttura del vino può dare indizi sul metodo di vinificazione.
L’evolversi del gusto dall’ingresso in bocca fino a quando lo si ingoia è un indicatore della qualità del vino. Un retrogusto di lunga durata è generalmente un’indicazione positiva della qualità.
Dopo aspetto, profumo e gusto, si procede a una valutazione globale del vino, un’impressione duratura dell’armonia e dell’equilibrio è ritenuta auspicabile e facilmente godibile.