Gaja

È anche merito della splendida vendemmia del 2015 se le etichette presentate quest’anno dalla famiglia Gaja hanno sbaragliato il campo, dimostrando una volta in più le virtù di questa cantina, tra le più rinomate aziende italiane del vino. Barbaresco sugli scudi quindi, meravigliose espressioni di una zona mai abbastanza celebrata e riconosciuta, guidata da un dream team di bottiglie di rara precisione ed eleganza. Dai mitici Sorì di Barbaresco al lamorrese Barolo Conteisa, la qualità totale è di casa, magia ed emozione di un luogo unico e straordinario. La cantina Gaja ha iniziato a produrre vino a Barbaresco, nelle Langhe, fin dal 1859, in quella che tuttora è la sede aziendale. Certamente da allora spazi e attrezzature sono sensibilmente cambiati mantenendo peraltro inalterate sia la passione sia l’artigianalità dei procedimenti di vinificazione. La filosofia di imbottigliare solo le annate migliori vendendo sfuse le altre, assieme all’idea del nome di famiglia protagonista sulle bottiglie, la ebbe Giovanni Gaja, mentre la rappresentazione cromatica delle etichette è stata scelta dal figlio Angelo, che l’ha affiancato nell’azienda di famiglia dal 1961 e ne è tutt’oggi al vertice: sull’etichetta il nero rappresenta il passato, vissuto, immutabile mentre il bianco rappresenta il futuro. Il passato come esperienza, il futuro come obiettivo. Gaja ha costruito intorno a sé l’immagine di un marchio forte e imprescindibile, simbolo di un vino che sa raccontare la poesia del proprio territorio nel bicchiere. Gaja oggi è un brand con 92 ettari di proprietà condotti nel pieno rispetto della natura, per una produzione di circa 350.000 bottiglie annue. Bottiglie preziose, dai colli allungati, che rispecchiano la personalità di Angelo Gaja e del suo modo di intendere il vino.

Otto vini su dieci di Gaja sono venduti all’estero; in testa Stati Uniti e Germania, poi Svizzera. Questa cantina fra le Langhe piemontesi è riconosciuta in tutto il mondo per il mitico Barbaresco, un vino assunto al ruolo di vero e proprio status symbol, al pari di Château Lafite-Rothschild o Krug. Angelo Gaja, soprannominato in Francia “Il Re del Barbaresco”, ha saputo imporsi nel panorama vinicolo mondiale anche con il suo primo vino bianco, “Gaia & Rey”, uno dei migliori Chardonnay al mondo. La singolarità del produrre un vino bianco in una terra tradizionalmente vocata ai grandi rossi, tanto più impiantando e coltivando un’uva internazionale, è un’intuizione di Angelo Gaja, che spesso con le sue innovazioni ha rivoluzionato la vinificazione in Italia e soprattutto in Piemonte. Gaja sceglie di abbinare il terroir d’eccellenza delle Langhe alla varietà Chardonnay, vitigno che dà i migliori bianchi del mondo, come dimostrato dai vini di Borgogna. La vigna è piantata da Angelo nel 1979 ed il vino vede la luce nel 1983; matura 6-8 mesi in barrique. Il risultato è un successo. La cantina Gaja è stata la prima a usare le barriques, la prima ad adottare tappi lunghi oltre sei centimetri, la prima ad allungare i colli delle bottiglie. La prima in molte tecniche e, per i livelli di qualità raggiunti, anche nelle classifiche di gradimento. Se il Barbaresco Gaja era già conosciuto e apprezzato a Roma nel dopoguerra, ai nostri giorni i vini Gaja sono stimati in tutto il mondo. Tra le bottiglie della cantina Gaja: Sorì Tildin, Costa Russi, Darmagi, Rossj-Bas, Sorì San Lorenzo, Sperss, Cremes, Magari, Promis. Un successo fatto di personalità e anima, non solo per le eccellenti uve (curate secondo un’ottica di qualità che inizia già dalla potatura invernale in vigna) o per la capacità di preservarne l’esclusiva purezza (come nel Barbaresco) oppure al saperle accostare magistralmente in bottiglia quanto nel coordinare la tradizione con l’innovazione dei tempi. Il vero tesoro dell’Italia, oltre al patrimonio di varietà autoctone, è la passione spesa da questi produttori nella ricerca e nell’innovazione.

Ottin

L’azienda nasce da una passione: la passione per coltivare la terra. E dove potrebbe nascere altrimenti il desiderio di fare vino?

Nel 1989 Elio Ottin era giovane e non aveva paura di sognare. Dopo la formazione presso l’Institut Agricole Regional, all’età di 23 anni acquista i primi appezzamenti di terra nell’area tra i comuni di Quart e Saint-Cristophe. Era un terreno vergine, difficile da lavorare, con forti pendenze e uno scheletro molto grande. Un terreno che qualche anno dopo diverrà ‘terroir’ e segnerà con un impronta inconfondibile tutti vini del domaine conferendone minerlità e verticalità: vero e proprio patrimonio dei vini dalle montagne valdostane. Ma parlar di vino è ancora presto e l’azienda come noi la conosciamo oggi nasce su tre versanti contemporaneamente: la coltivazione di mele, di uva e l’allevamento di bovini. Si tratta di piccoli appezzamenti e pochi capi di bestiame, ma il momento è buono e con la giusta determinazione crescere sembra davvero possibile. Le mele venivano commercializzate direttamente, mentre l’uva veniva conferita alla Cave des Onze Communes (Aymavilles – Aosta) e il latte era acquistato dai locali caseifici per la produzione della Fontina. Nel 1999 Elio prende quella che si rivelerà la scelta più importante e giusta della sua vita: lascia definitivamente il posto fisso negli uffici regionali per dedicarsi interamente alla sua attività. Fame di migliorare, passione ed entusiasmo portarono in breve l’azienda a espandersi fino ad arrivare a una superficie di 13 ha così divisi: 4 ha a vite, 4 ha a meleto e 5 ha a pascolo. Nel 2000 parte il progetto per la costruzione del nuovo complesso che comprenderà una stalla, una cella frigo per le mele, un magazzino e la casa.

E arriviamo così al 2007.

Ci sono sogni che sono talmente grandi e importanti che li si custodisce gelosamente dentro sè fino al giorno in cui si riesce a realizzarli. Così è stato per Elio e per il suo sogno, quello di incidere il proprio nome su di una bottiglia e versarci dentro la propria essenza: la creazione del proprio vino. Il 2007 diventa così l’anno zero, con una produzione di 30 mila bottiglia e 3 vini: la Petite Arvine, il Pinot Noir e il Torrette Superieur. Il sogno è realizzato. Negli anni successivi la gamma dei vini viene rinforzata con l’arrivo del Fumin (vitigno autoctono vinificato in purezza) e nel 2011 dal Nuances, selezione di Petite Arvine vinificata in legno.

Nel 2009 i vini Ottin entrano nel catalogo della distribuzione Cuzziol Grandi Vini, che ne gestisce tutt’ora la vendita sul territorio nazionale e nello stesso anno viene inaugurata la nuova cantina (originariamente il locale di vinificazione era diviso con altri due produttori locali all’interno della azienda agricola Rosset Terroir, Quart), situata esattamente sotto casa. Uno spazio ancora piccolo ma ben organizzato che negli anni si completerà e nel 2015, con l’ultimo ampliamento, ci restituisce quella che oggi noi tutti conosciamo come la cantina di Elio Ottin. Con l’inserimento di 3 ha nel 2014 si può con buona probabilità dire che a livello quantitativo si sia arrivati alla dimensione ideale, ma la strada per la qualità è un percorso infinito verso l’alto. Ma a percorrerlo Elio non è più solo: al suo fianco c’è ora il figlio, Nicolas, e questo è ciò che lui stesso definisce il suo successo più grande.

Trentino Alto – Adige

Cari amici siamo arrivati in Trentino Alto – Adige. Regione unica in tutto, infatti è una delle poche regioni italiane che nella descrizione vine divisa. Infatti parleremo nel nostro articolo della zona Trentino e della zona dell’Alto – Adige.

Il Trentino è una piccola regione del nord Italia che dal punto di vista qualitativo ricopre un ruolo molto importante nella viticoltura dell’Italia. Il territorio conta un piccolo numero di cantine con una produzione rientrante per oltre due terzi nelle denominazioni di origine e un totale di appena 8 mila ettari vitati. La viticoltura in Trentino ha origini molto antiche, addirittura datate 2000 a.C., con il ritrovamento di un’anfora contenente dei vinaccioli risalente a quel periodo. La coltivazione della vite e l’inserimento di nuovi vitigni conosceranno un proficuo sviluppo con i Romani e fino alla comparsa della fillossera, dell’oidio e della peronospora nella seconda metà dell’ ‘800.

Grazie al clima molto particolare, alle forti escursioni termiche, alla favorevole esposizione al sole e al grande drenaggio dei terreni, i vini del Trentino presentano delle caratteristiche organolettiche inconfondibili, con dei profumi complessi ed intensi. L’ambiente pedoclimatico della regione consente quindi sia la coltivazione di vitigni autoctoni sia di quelli internazionali. I vigneti del Trentino sono piuttosto equamente suddivisi tra le uve a bacca bianca e nera. I vitigni più coltivati sono la schiava e lo chardonnay. Seguono, tra le uve a bacca rossa, marzemino, teroldego, cabernet sauvignon, cabernet franc, lagrein, pinot nero, merlot, e tra quelle a bacca bianca, moscato giallo, pinot bianco, pinot grigio, riesling, nosiola, müller thurgau, sylvaner, sauvignon blanc. Le zone vitivinicole trentine sono Val d’Adige, che include la Piana Rotaliana, e la Vallagarina nella parte centrale; ad ovest, la Valle del Sarca o Valle dei Laghi; ad est, Valle di Cembra e la Valsugana.

Il Trentino vanta 8 Denominazioni di Origine Controllata (DOC): Caldaro e Valdadige, in comune con l’Alto Adige, Casteller, Teroldego Rotoliano, Trentino, Trento (con il noto spumante metodo classico Trentodoc), Trentino Superiore, Valdadige Terradeiforti. Tra le cantine famose e premiate del Trentino, troviamo: Tenuta San Leonardo, Pojer & Sandri, De Vescovi Ulzbach, Elisabetta Foradori, Pravis, La Vis, Ferrari, Giovanni Poli, Letrari, Zanotelli, Dorigati, Abate Nero, San Michele all’Adige, Nicola Balter.

Minuscola realtà vitivinicola dove appena il 15% è coltivabile, l’Alto Adige, con i suoi poco più di 5 mila ettari vitati, rappresenta un piccolo gioiello del panorama enologico italiano. La viticoltura nella regione risale all’epoca dei Romani, quando la costruzione della Via Claudia Augusta facilitò l’arrivo di commercianti e con essi delle prime barbatelle. La produzione vinicola conobbe tuttavia un forte impulso con l’impero asburgico, che portò nuovi vitigni quali riesling e le diverse varietà di pinot bianco, pinot nero e pinot grigio. Dal 1980, infine, i produttori locali hanno indirizzato la produzione di vino verso un percorso di maggiore modernizzazione e qualità, segnando così l’affermazione definitiva dei vini altoatesini oltre i confini regionali e nazionali. La fama conquistata dai vini di questa regione, tuttavia, è dovuta indiscutibilmente ad un ambiente pedoclimatico davvero unico.

La natura calcarea e porfirica dei terreni, infatti, apporta una grande trama acida e un modesto contenuto di tannini, mentre la notevole escursione termica tra il giorno e la notte e il clima continentale-alpino particolarmente favorevole, regalano un ventaglio di profumi singolare e variopinto. Nascono così dei vini di estrema eleganza e complessità, tanto da conquistarsi a pieno diritto il paragone con i meravigliosi vini dell’Alsazia. Queste particolari condizioni pedoclimatiche avvantaggiano sia la coltivazione dei vitigni autoctoni, sia quella dei vitigni internazionali. Il vitigno più coltivato è la schiava, seguita da pinot nero e lagrein, il vitigno più antico della regione, per quanto riguarda i vini rossi. Tra i vini bianchi, quelli maggiormente diffusi sono pinot bianco, chardonnay, pinot grigio, gewürztraminer e kerner.

Le zone vitivinicole di maggior rilievo sono l’Oltradige e Bassa Atesina, da Bolzano verso sud e sud-ovest, dove si producono i noti vini di Caldaro e Mazzon, la Valdadige, tra Merano e Bolzano, la Valle Isarco, tra Bolzano e Bressanone, e la Val Venosta, a nord di Merano. La prevalenza della produzione, ben il 90%, rientra nelle Denominazioni di Origine Controllata (DOC). L’Alto Adige vanta 3 DOC: Alto Adige, denominazione della zona di Bressanone che comprende vini bianchi in prevalenza da chardonnay, pinot bianco o pinot grigio, vini rossi da cabernet sauvignon o cabernet franc, vini rosati da lagrein, merlot o moscato rosa, e vini spumanti; Caldaro, a sud di Bolzano, denominazione di vini rossi a base di schiava gentile, schiava grossa o schiava grigia; Valdadige, la denominazione più estesa della regione, tra Merano, Terlano e Bolzano, che include vini rossi, vini bianchi e vini rosati. Le cantine altoatesine che si fregiano di maggior prestigio sono: Arunda, Colterenzio, San Michele Appiano, Elena Walch, Falkenstein, Girlan, Garlider, Hofstätter, Franz Haas, Josef Weger, Caldaro, Laimburg, Ritterhof, Abbazia di Novacella, Pfitscher, Terlano, Tramin. Oltre ad esse, di importante rilievo sono anche Oxenreiter, Castelfeder, Clemens Busch e Tiefenbrunner.

Il Cantiniere Sommelier vi saluta e ci vediamo al prossimo articolo.

Lombardia

Cari amici lettori, Il Cantiniere Sommelier oggi vi fa continuare il viaggio italiano nel mondo del vino. Siamo in Lombardia.

La Lombardia è un’importante regione vitivinicola dell’Italia del nord, il cui prestigio negli ultimi anni è andato accrescendo sempre di più, grazie all’impegno e al lavoro di produttori che hanno saputo sfruttare appieno le potenzialità del territorio. La viticoltura in Lombardia ha origini antichissime, risale infatti addirittura alla preistoria. Fu però durante l’epoca romana che la coltivazione della vite ebbe un grande impulso per quanto riguarda il progresso nei metodi di produzione. Il miglioramento nella qualità dei vini si ebbe poi a partire dalla fine del ‘500: la conoscenza delle tecniche francesi portò una notevole crescita qualitativa, fino all’arrivo della fillossera nell’800.

In Lombardia, i terreni presentano caratteri pedoclimatici piuttosto diversi. La maggior parte degli ettari vitati sono rappresentati da uve a bacca rossa, circa il 70%. Il vitigno più coltivato della regione è il nebbiolo, seguito da pinot nero, chardonnay, croatina, barbera, uva rara, marzemino, oltre alla presenza di altri vitigni internazionali.

La regione vanta 5 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e ben 22 Denominazioni di Origine Controllata (DOC). Le zone vitivinicole più importanti della Lombardia sono Valtellina, Franciacorta e Oltrepò Pavese.

La Valtellina si trova in provincia di Sondrio e vanta due importanti DOCG: Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina o Sfursat, oltre alla DOC Valtellina Rosso, tutti vini rossi da uve nebbiolo, che qui viene denominato “chiavennasca”.

La Franciacorta invece si sviluppa nei dintorni della provincia di Brescia ed è una delle più importanti zone della spumantistica italiana, con l’omonima DOCG Franciacorta, oltre a produrre la DOC Curtefranca, vino secco elaborato in versione bianco o rosso.

L’Oltrepò Pavese si estende nella provincia di Pavia e prevede la DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico, oltre a varie DOC più o meno importanti.

Le altre zone dedicate alla viticoltura in Lombardia sono: nella provincia di Bergamo, la zona pedemontana della Valcalepio (da cui si ottiene la nota DOCG Moscato di Scanzo, vino dolce molto ricercato poiché prodotto in quantità limitatissime), nella provincia di Brescia, il territorio del Garda (che include un importante vino bianco DOC, Lugana) e infine la zona di Mantova, nota per la DOC Lambrusco Mantovano. Tra le cantine storiche della Lombardia, troviamo Ca’ del Bosco, Bellavista, Il Mosnel, Nino Negri, Aldo Rainoldi, Mamete Prevostini, Ar.Pe.Pe, Perla del Garda oltre a una miriade di produttori che stanno emergendo sempre di più, come Camossi, Arici, Arcari e Danesi, Olivini, Monte Rossa.

Il Cantiniere Sommelier vi saluta e ci vediamo al prossimo articolo.

Piemonte

Cari amici lettori, continuiamo il nostro viaggio nella nostra bella Italia. Vi parlerò del Piemonte.

Il Piemonte rappresenta una delle regioni vitivinicole più imponenti d’Italia per importanza, al pari della Toscana ma, a differenza di essa, il vigneto piemontese risulta estremamente parcellizzato. La regione conta oltre 30 mila cantine su circa 52 mila ettari di terreni vitati, con la maggior parte dei vini piemontesi che vanta le DOC e le DOCG.

La viticoltura in Piemonte risale probabilmente ai Greci, i quali oltre ad arrivare con le proprie anfore piene di vino, introdussero nel territorio anche le prime barbatelle e la coltivazione vera e propria della vite. Così nell’epoca romana, il Piemonte si ritrovò con una viticoltura già fiorente, attestata poi in pieno Medioevo con una grande vitalità nella produzione di vini. Espansione che durò ininterrottamente fino alla metà dell’800 quando le viti europee, e non da meno quelle piemontesi, furono colpite dalla fillossera, che in qui devastò l’intero patrimonio viticolo fino ai primi decenni del ‘900. Il vitigno più coltivato è il nebbiolo, protagonista indiscusso dell’enologia della regione, che al nord del Piemonte viene definito “spanna”, dall’antico sistema di allevamento “a spanna”. Gli altri vitigni di rilievo sono rappresentati dal barbera e dal dolcetto. Sono tuttavia presenti moscato, arneis, erbaluce, brachetto, ruché, freisa, cortese, favorita, nascetta, malvasia, croatina, uva rara e grignolino, oltre ai vitigni internazionali.

Le zone vitivinicole più importanti del Piemonte sono Langhe (suddivise in Bassa Langa e Alta Langa) e Monferrato (che comprende l’Astigiano, il Casalese e l’Alto Monferrato), dove le viti si distendono prevalentemente in collina, e grazie alle caratteristiche dei terreni, alle notevoli pendenze e al microclima, i vini che ne risultano sono di qualità assoluta. Le altre zone dedicate alla viticoltura sono Roero, le Colline Torinesi, le Colline Tortonesi note per il Cortese di Gavi, e la parte nord, che include le Colline Novaresi (regno del Ghemme), le Colline Vercellesi (zona del Gattinara), il Canavese (noto per l’Erbaluce di Caluso e per il Carema). Tra le cantine del Piemonte ci sono delle pietre miliari dell’enologia nazionale e mondiale: Bruno Giacosa, Ceretto, Giacomo Conterno, Giuseppe Rinaldi, Giuseppe e Bartolo Mascarello, Gaja sono alcuni dei protagonisti indiscussi della storia del territorio, produttori dei migliori vini al mondo. Seguono poi altri produttori, che hanno un ruolo importante nella storia più o meno recente del territorio: Marchesi di Grésy, Produttori del Barbaresco, Paolo Scavino, Elio Grasso, Giacomo Borgogno e a nord del Piemonte, Ferrando, Antoniolo, Walter Massa.

Il Cantiniere Sommelier vi saluta e ci vediamo al prossimo articolo.

Valle D’Aosta

Cari amici lettori oggi parliamo della Valle D’Aosta. Parleremo della viticultura di questa piccola ma bella regione.

La Valle d’Aosta è una piccola regione vitivinicola montana, dell’Italia del nord-ovest, al confine sud con il Piemonte, in cui gli ettari vitati sono una piccola parte all’interno della regione, appena 520 in totale. La viticoltura in Valle d’Aosta risale ai Salassi, tribù preistorica che si insediò nelle valli valdostane. Le prime notizie certe riguardanti la viticoltura risalgono al 500, all’interno dei monasteri, i quali portarono avanti la tradizione vinicola per oltre 1000 anni, fino all’arrivo della fillossera nella seconda metà dell’800. Dagli anni ‘70, si è assistito alla nascita delle cantine sociali, che hanno svolto un ruolo fondamentale, in quanto capaci di riunire tanti piccoli produttori, facilitando così il difficilissimo lavoro in vigna che è fortemente ostacolato dalle conformazione del territorio. Oggi le cantine sociali rappresentano una grossa fetta della viticoltura della regione, producendo vini di qualità eccellente.

I terreni della Valle d’Aosta presentano forti pendenze, che nel tempo ha obbligato i vignaioli a terrazzamenti e muretti a secco in pietra. L’85% dei vigneti è rappresentato da viti di uve a bacca rossa. Il vitigno più coltivato della regione è il petit rouge, seguito poi da un’ampia varietà di vitigni, sia autoctoni, quali fumin, prié rouge, prié blanc, prëmetta, cornalin, vien de Nus, mayolet, sia non originari della regione purtuttavia ben affermati, quali petite arvine, moscato bianco, chardonnay, müller thurgau tra i bianchi e gamay, vullermin, gamaret, pinot nero, nebbiolo, merlot tra quelli rossi.

Tutti i vini valdostani rientrano in un’unica Denominazione di Origine Controllata (DOC), Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste, che include varie sottozone e vitigni consentiti.

I vigneti valdostani sono concentrati al centro della regione, lungo il fiume Dora Baltea, affluente del Po. Le zone vitivinicole della regione sono fondamentalmente tre: Valdigne con vigneti ad oltre 1200 metri di altitudine, quali quelli di Morgex e Arvier; Valle Centrale, con vitigni soprattutto autoctoni, che include i comuni di Chambave e Nus; Bassa Valle, con terreni a circa 300 metri di altitudine, nei comuni a sud di Saint Vincent fino ad Arnaz e Donnas. Tra le cantine principali della Valle d’Aosta, troviamo La Vrille, che produce uno dei migliori passiti d’Italia, Les Crêtes, Grosjean, Quatremillemètres, La Source, La Crotta di Vegneron, Di Barrò, Elio Ottin, Lo Triolet, Cave de Morgex et la Salle.

Il Cantiniere Sommelier vi saluta e ci vediamo al prossimo articolo.

Azienda Agricola Ciro Picariello

L’azienda agricola Ciro Picariello, è ubicata in Summonte provincia di Avellino, si estende su una superficie di 7 ha coltivati a Fiano. Il suo territorio si trova interamente in zona di alta collina. La piccola azienda è stata fondata nel 2004 da Ciro Picariello che si occupa delle vigne e dell’intero processo di vinificazione in collaborazione con la moglie Rita ed i figli Emma e Bruno. Il tutto finalizzato ad ottenere uve e vini di alta qualità. Enologo e agronomo: Ciro Picariello.

VIGNETI SUMMONTE

L’azienda possiede 4 ettari di terreno coltivati a fiano, essi sono collocati a 600 mt con esposizione nord-est. L’impianto è stato realizzato nel 1992. Sistema di allevamento controspalliera, Guyot. Densità impianto : 2500 ceppi per ettaro. Bassa resa per ettaro. Il terreno è composto da marne di argilla sabbiosa e conglomerati di arenarie superiori. Per la sua posizione geografica e per la sua morfologia, Summonte gode di un clima temperato-freddo. Durante il periodo estivo le temperature variano, in media, dai 20 ai 23 gradi mentre le escursioni termiche si calcolano intorno ai 17 gradi. La presenza incisiva dei venti, in ogni stagione, rende l’aria particolarmente limpida e salubre. Durante il periodo invernale, invece, si verificano precipitazione nevose di breve durata che consentono al territorio di essere ricco di acque provenienti dai profondi valloni che scendono dalla montagna.

VIGNETI MONTEFREDANE

L’azienda possiede 3 ettari di terreno coltivati a fiano, essi sono collocati a 500 mt con esposizione sud-est. L’impianto è stato realizzato nel 2002. Sistema di allevamento contro spalliera, doppio Guyot. Densità impianto : 3000 ceppi per ettaro. Bassa resa per ettaro. Il terreno è composto da marne di argilla sabbiosa e conglomerati di arenarie superiori. Per la sua posizione geografica e per la sua morfologia, Montefredane gode di un clima asciutto e ventilato. Il suo microclima è caratterizzato da estati assolate e inverni abbastanza rigidi, con una forte ventilazione. In autunno, le forti escursioni termiche portano ad una lenta maturazione e determinano una vendemmia tardiva, effettuata generalmente per il Fiano tra la metà e la fine di ottobre.

Fiano di Avellino 2014

Bianco Docg – 100% Fiano – Alc. 13%

Di aspetto smagliante e vivido, presenta all’olfatto un’emozionante complessità che spazia dal frutto a guscio, come l’anacardo, a mineralità sulfuree e sabbiose. Gradevoli note di pesca gialla e tiglio si aggiungono alle sensazioni iniziali. Al gusto è potente, di grande impatto, con una vigorosa acidità che pulisce rapidamente la bocca, senza tuttavia annullare un finale altrettanto deciso ed estremamente elegante. Matura in acciaio per oltre 10 mesi, per poi affinare 6 mesi in bottiglia. Trancio di ricciola scottato, con guarnizione di ricci di mare.

Irpinia Aglianico Zì Filicella 2012

Rosso Dop – Aglianico 100% – Alc. 14%

Rubino di buona densità. Il naso respira di confetture e fiori evoluti, arancia sanguinella e polvere di cacao, e promette un vino ricco che in bocca non si ritrova pienamente. Solo acciaio per 24 mesi sur lie e in bottiglia per altri 4. zuppa di fagioli e cotica.

Azienda Agricola Villa Diamante

Il nome di Villa Diamante è strettamente legato a quello di Antoine Gaita, figura centrale nella valorizzazione del vino bianco irpino, biochimico esperto e sperimentatore, recentemente scomparso. Antoine, da fine conoscitore dei processi di vinificazione, fondò l’azienda nel 1996 assieme alla moglie Diamante Renna sulla collina di Montefredane, nella provincia di Avellino: un paesaggio pieno di fascino, caratterizzato da forti pendenze e da panorami incantevoli.

Le vigne, situate a circa 400 metri di quota, sono condotte a regime biologico, nel pieno rispetto della natura e di una pratica agronomica tradizionale che concede all’uomo interventi minimi. Il suolo è profondo, ricco di argilla, pietre e antichi lapilli provenienti dalle eruzioni del Vesuvio, eccezionalmente vocato ai vitigni a bacca bianca. Anche in cantina il lavoro è basato più sull’osservazione che sull’intervento umano: fermentazioni spontanee, nessuna operazione di chiarifica o di filtraggio, lunghe permanenze in acciaio. Il lungo contatto con le fecce, prima di diventare una moda, è stato praticato a Villa Diamante sin dalle origini e ha rappresentato una grande novità in tutta l’Irpinia. I vini prodotti sono dotati di una cifra stilistica originalissima, centrata sulla ricerca di maturità e densità interna, frutto di metodi di produzione artigianali e puntuali e lunghi invecchiamenti. Si tratta di vini legati al nome di Fiano di Avellino, insigniti di premi e menzioni e oramai divenuti leggenda, grazie soprattutto a quella notevole potenza al palato che li rende competitivi con i migliori vini bianchi di tutto il mondo, espressione di una poetica fondata sulla ricchezza degli aromi ma anche sulla profondità del gusto.

Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2017

Bianco Docg – Fiano 100% – Alc.13%

DESCRIZIONE: Il Fiano di Avellino “Vigna della Congregazione” di Villa Diamante nasce da una precisa vocazione, quella di Antoine Gaita, per un unico vitigno, il Fiano di Avellino. Antoine è stato un viticoltore testardo e caparbio al tempo stesso, convinto della propria filosofia e mai piegatosi alle mode e alle tendenze imposte dall’esterno. Siamo a Monfredane, la splendida collina in Irpinia dove Antoine ha dato ogni momento della sua vita alla sua unica passione, il Fiano di Avellino; passione per l’Irpinia e una filosofia molto vicina a quella francese dove si punta alla concentrazione d’impianto e alla pienezza nel bicchiere. Interventi ridotti al minimo da sempre, sosta sulle fecce in acciaio e poi almeno un anno e mezzo di riposo in bottiglia. Trasferire nel bicchiere il terreno, questa è stata la missione di Antoine; un vero e proprio artigiano del vino che anno dopo anno ci regala il “Vigna della Congregazione”, un Fiano di Avellino memorabile che ha il pregio di avere una personalità e una mineralità unica. Meno opulenza e burrosità di altri, ma più eleganza ed equilibrio. Doti che lo rendono un vino unico, un vino vero, sincero, un vino fatto con il cuore.

Fiano di Avellino Clos D’Haut 2017

Bianco Docg – Fiano 100% – Alc.13%

DESCRIZIONE: Il Fiano di Avellino “Clos d’Haut” è una grande interpretazione del Fiano nato sulla collina di Montefredane, il vino che rappresenta, assieme al “Vigna della Congregazione”, l’eccellenza della cantina Villa Diamante. Il nome “Clos d’Haut” allude all’alta latitudine su cui è posto il vigneto da cui si ricava il vino: pochi ettari affittati sulla parte più alta di Montefredane, a più di 500 metri di altitudine. Il Fiano di Avellino “Clos d’Haut” nasce così da un nuovo cru di Villa Diamante, posto molto in alto e caratterizzato da un suolo scuro e morbido, fresco, con inserti vulcanici. Il risultato riprende quella cifra stilistica che ha reso grande la cantina Villa Diamante, centrata sulla ricerca di maturità e densità interna, sulla capacità di affinamento, su una personalità materica e complessa che ha reso il Fiano di Avellino capace di competere con i più grandi vini bianchi europei. Il Fiano di Avellino “Clos d’Haut” Villa Diamante è un vino bianco di notevole complessità, dal profilo olfattivo che necessita di abbondante areazione per esprimere profumi di cereali e frutti di mare, con vampate minerali. In bocca si rivela energico e ben definito, denso e materico, dotato di un buon equilibrio tra note dolci e note sapide. Si tratta di una nuova rivelazione del Fiano di Avellino, premiata e apprezzata sin dalla sua prima apparizione, un grande vino bianco italiano destinato a fare storia.

Taurasi Libero Pensiero Riserva 2008

Rosso Docg – Aglianico 100% – Alc.14,5%

DESCRIZIONE: Questo rosso Riserva Taurasi “Pater Nobilis” di Villa Diamante è un vino che, sin dai primi istanti, colpisce per personalità. Si tratta infatti di un’etichetta matura e densa, da cui traspare la bellezza dell’Irpinia campana, zona che diventa protagonista grazie al vitigno che meglio le si adatta, l’Aglianico. Una bottiglia che evidenzia come questa varietà sia in grado di regalare emozioni anche a diversi anni dalla vendemmia, in cui il millesimo 2007 è giunto alla giusta maturazione per essere bevuto adesso, nel pieno della propria evoluzione. La Riserva “Pater Nobilis” è un Taurasi DOCG che nasce dal vitigno a bacca rossa per eccellenza della regione Campania, l’Aglianico. Le viti di questa varietà vengono accudite con cura e passione dal team della cantina Villa Diamante, seguendo pratiche di agricoltura biologica, così da giungere al periodo della vendemmia con grappoli sani e maturi. Dopo la raccolta operata dal team di Villa Diamante, gli acini vengono immediatamente trasportati nei locali dove ha luogo la vinificazione. Si procede quindi con la fase di affinamento, in cui il vino rimane a riposare per 60 mesi tra tonneaux e barrique di secondo passaggio. Terminata la maturazione, si procede con le operazioni di imbottigliamento e commercializzazione. Il vino Taurasi Riserva “Pater Nobilis” si annuncia con un colore che, nel bicchiere, richiama la tonalità del granata, decisamente concentrato. Il naso è dominato da sensazioni di frutta sotto spirito, dalle quali emergono note più speziate e rimandi lievi alla genziana. Al palato è di ottimo corpo, tattile, muscolare, con un sorso contraddistinto da una piacevole freschezza; chiude con un finale di lunghissima persistenza. Un rosso campano firmato Villa Diamante che trova la propria vocazione gastronomica in abbinamento ai secondi piatti di carne e selvaggina.

Il Cantiniere Sommelier

Il nome “Il Cantiniere Sommelier” nasce dal fatto che l’amministratore della pagina Facebook e Instagram e colui che sta scrivendo questo articolo e i futuri articoli è un Sommelier. Ha lavorato anche tra le vigne e all’interno delle cantine di alcune aziende vitivinicole. Tra le degustazioni e lavorare per alcune aziende vitivinicole è nato il nome Il Cantiniere. Ho unito semplicemente i due nome, dando alla nascita Il Cantiniere Sommelier.

Creando la pagina Facebook e Instagram hi pubblicato le mie degustazioni e le mie visite aziendali. Inoltre ho dato, in maniera semplice, alcune informazioni tecniche in modo da farmi capire da esperti del settore e non esperti del settore. A me piace farmi capire da tutti, in modo che tutti possano capire il mondo del vino.

Che cos’è il mondo del vino?

La vite e la vigna, l’uva e il vino, gli spumanti, i vini passiti e i liquorosi, il vino italiano e le sue leggi, la birra, i distillati e i liquori, la figura del sommelier e il servizio, l’evoluzione del gusto a tavola. In sintesi, il mondo del Sommelier. Un mondo affascinante da scoprire con visite in cantina e tour enogastronomici. Un mondo che mantiene forti radici con la tradizione, con la cultura e con la società, ma che ogni giorno allarga i propri orizzonti.

Infine è stato aperto questo blog. Perchè? In primis ci tengo a ringraziare i miei Fan che ieri mi hanno aiutato a raggiungere il traguardo dei 3000 Like su Facebook e Il Cantiniere Sommelier li ringrazia omaggiandoli con nostri futuri articoli e future idee. Vi assicuro che le idee sono tante e spero di metterle in pratica in futuro. Al momenti vi dico:

GRAZIE PER LA FIDUCIA E PER L’ATTENZIONE PRESTATA.

Un saluto

Il Cantiniere Sommelier

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