Poggio dei Gorleri

La continua ricerca e sperimentazione, insieme alla passione per la tradizione, sono la base della loro filosofia aziendale. L’azienda nasce nel 2003 dalla grande passione per i vini della Famiglia Merano, con lo scopo di creare un vino giovane, innovativo, pur mantenendo il carattere tradizionale e deciso dei vini liguri. La filosofia dell’azienda prevede di vinificare i grandi classici della viticoltura ligure in chiave moderna abbracciando un’agricoltura ecosostenibile e una vinificazione il più rispettosa possibile della varietalità del vitigno evitando il più possibile l’utilizzo di prodotti chimici sia in cantina sia in vigna. I vini Poggio dei Gorleri sono ottenuti esclusivamente dai loro vigneti situati nelle zone di Diano Marina – fraz. Gorleri, Andora, Albenga – fraz. Cenesi, Pieve di Teco – fraz. Perinetti, per un totale di circa 10 ha.

Hanno vigneti di circa 30 anni composti da selezione massali liguri e vigneti di circa 10 anni dove sono stati inseriti cloni sia vermentino sia di pigato provenienti da selezioni massali di loro vigneti, vigneti liguri e vigneti sardi. Tipo di allevamento: Guyot e cordone speronato. Producono uva di pigato e vermentino ad Andora, Albenga e Diano Marina, mentre a Pieve di Teco, produciamo granaccia e dolcetto da ormeasco.

Le loro vigne sorgono su terreni collinari con terre magre e con buona ritenzione idrica fondamentale per produrre uve di qualità e con sostanziali differenze (maggiore presenza di argilla e ferro ad Albenga), maggiore presenza di calcare a Diano Marina.

Liguria

La Liguria è una piccola regione vitivinicola dell’Italia del nord-ovest, al confine nord con il Piemonte. Gli ettari vitati sono poco meno di 2000.

La viticoltura in Liguria risale ai Greci: qui i mercanti ellenici oltre a portare le barbatelle, insegnarono alle tribù locali anche le tecniche di produzione. Fu poi con i Romani che si ebbe un avanzamento notevole nella qualità produttiva. Nel Medioevo, la vite era oramai ben presente e si diffuse nel corso dei secoli fino all’arrivo della fillossera nella seconda metà dell’800. Questo flagello distrusse gran parte del corredo viticolo, che fu ricostruito poi a partire dalla seconda metà del ‘900.

I terreni della Liguria presentano forti dislivelli e pendenze, con viti a picco sul mare, tanto che la viticoltura si può definire eroica: i vigneti sono stati ricavati con dei terrazzamenti sorretti dai muretti di pietra. La maggior parte dei vigneti è rappresentato da viti di uve a bacca bianca. Il vitigno più coltivato della regione è il vermentino, a cui seguono albarola, pigato, sangiovese, ormeasco, rossese e ancora bosco, bianchetta genovese, lumassina.

La Liguria non vanta Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), tuttavia possiede 8 Denominazione di Origine Controllata (DOC): Cinque Terre, Colli di Luni, Colline di Levanto e Golfo del Tigullio sul lato di levante; sul lato di ponente, invece, si trovano Riviera Ligure di Ponente, da cui si ricava un importate vino secco bianco da uve pigato, Rossese di Dolceacqua, che rappresenta il miglior vino rosso della regione, Val Polcèvera e Ormeasco di Pornassio.

Tra le cantine principali della Liguria, troviamo Maria Donata Bianchi, Tenute Anfosso, Samuel Heydi Bonanini, Massimo Alessandri, Bruna, Maccario Dringenberg, Ka’ Manciné, Ottaviano Lambruschi, Cantine Lunae Bosoni, Poggio dei Gorleri, Terre Bianche.

Fiano di Avellino Stíléma 2015

Fiano di Avellino Stíléma 2015

Bianco Docg – Fiano 100% – Alc.13%

DESCRIZIONE: Il Fiano di Avellino “Stíléma” è un vino bianco campano intenso, complesso e articolato. Si tratta infatti di un’elaborazione particolare di un vitigno largamente rappresentativo della viticoltura regionale, che però in quest’interpretazione di Mastroberardino si rivela con una certa ricchezza, che ne accresce il fascino. I profumi si fanno intensi e stratificati, mentre in bocca si avvertono sapori pieni e concentrati, dotati di un certo spessore anche grazie al parziale affinamento in legno del vino. Una bottiglia dedicata a tutti coloro che, conoscendo già le “basi” caratteristiche del Fiano, vogliono andarvi oltre con un prodotto che ne racconta alcune peculiarità più nascoste.

Lo “Stíléma” Fiano di Avellino ha origine da vigneti di proprietà di Mastroberardino la cui età si aggira intorno ai 15 anni. Ci troviamo a circa 400 metri sul livello del mare, in parcelle esposte verso sud-ovest, caratterizzata d una terra pregna di componenti argillose e calcaree. Il mosto che si ottiene dopo aver pressato gli acini viene fatto fermentare in contenitori d’acciaio inox. La fase di affinamento finale ha una durata di 24 mesi, e si svolge sia in vasche d’acciaio che in barrique per il 10% della massa totale. Una volta completate le operazioni di imbottigliamento, il vino riposa per altri 6 mesi in vetro prima di venire immesso in commercio. Il Fiano di Avellino “Stíléma” Mastroberardino si annuncia all’occhio con una tonalità limpida e luminosa, che richiama il colore della paglia. I profumi che avvolgono il naso annunciano una progressione di tocchi fruttati e floreali, intervallati da rimandi alle erbe aromatiche e a sfumature più minerali. Al palato entra con una bella rotondità, che avvolge la beva in un sorso fresco e sapido, molto avvincente. Un’etichetta dal profilo ricercato e particolare, da riservare alle serate in cui, con amici appassionati, ci si vuole dedicare alla comprensione di un Fiano multiforme.

Livio Felluga

È facile intuire che la storia di Livio Felluga e del suo vino si intreccia con la storia di quella particolare terra che circonda l’estremo nord est dell’Adriatico, il punto di contatto fra il Mediterraneo e l’Europa centrale. Storia di confini più volte cambiati, imperi scomparsi, guerre che sono passate, storie di genti che qui si sono fermate.

È la storia di una famiglia che è passata attraverso due guerre mondiali, è vissuta nell’Impero Austroungarico prima e nel giovane Regno d’Italia poi, ha abitato sulla costa rocciosa della penisola istriana e nella Grado lagunare, per stabilirsi quindi sui dolci contrafforti delle colline del Friuli.

Il ritorno in Italia non fu facile per i reduci della Seconda Guerra Mondiale, soprattutto per chi aveva lasciato la famiglia in questo martoriato angolo dell’Adriatico. Lo ritrovarono non più fiera testa di ponte dell’Europa: i confini fisici, politici ed etnici erano cambiati, stravolti per sempre, come lo stesso paesaggio agricolo e sociale della collina. La popolazione contadina se ne stava andando, impoverendo la terra e abbandonando colture, valori e tradizioni ad essa legati.

Livio Felluga dovette intraprendere una nuova battaglia per far risorgere la collina convinto che solo la rinascita della coltivazione di qualità poteva riportare la vita nella campagna friulana. Con grande coraggio cominciò a risistemare i vecchi vigneti e ad impiantarne di nuovi, introducendo idee e metodi innovativi. Un lavoro duro fatto con grande caparbietà e passione che lo porterà nel corso degli anni a creare una delle più belle e significative realtà aziendali, acquisendo a pieno diritto il titolo unanimemente riconosciutogli di rifondatore della tradizione enoica friulana.

Il patriarca Livio Felluga si è spento all’età di 102 anni nel dicembre 2016.

Friuli Venezia – Giulia

Il Friuli Venezia Giulia è una regione del nord-est Italia che riveste un ruolo importante nell’ambito della viticoltura dell’Italia.

Il territorio infatti conta un buon numero di cantine con una produzione rientrante per gran parte nelle denominazioni di origine e un totale di poco più di 20 mila ettari vitati. La viticoltura in Friuli Venezia Giulia ha origini antiche, con l’arrivo degli Eneti, ma fu nell’epoca romana che si ebbe il vero e proprio avvio della viticoltura a pieno regime. Nel Rinascimento si ha notizia della nascita di nuovi vitigni, quali terrano e pignolo. La coltivazione della vite prospera ininterrottamente fino all’arrivo della fillossera nella seconda metà dell’800.

I vigneti della regione sono piuttosto equamente suddivisi tra le uve a bacca bianca e nera. Tra le uve a bacca bianca, ci sono friulano, verduzzo friulano, ribolla gialla, pinot grigio, picolit, malvasia istriana, vitouska; pignolo, schioppetino, terrano, refosco dal peduncolo rosso, tazzelenghe, merlot e cabernet franc e cabernet sauvignon sono invece le uve a bacca rossa presenti nella regione. Il Friuli Venezia Giulia vanta 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e 9 Denominazioni di Origine Controllata (DOC). Le zone vitivinicole più importanti della regione si trovano nella provincia di Gorizia e di Udine: sono rispettivamente i territori denominati Collio e Colli Orientali.

Nella zona del Collio, troviamo la DOC Collio o Collio Goriziano. Nei Colli Orientali, invece, troviamo la DOCG Colli Orientali del Friuli Picolit e la relativa denominazione di ricaduta Friuli Colli Orientali. In questa zona si trovano inoltre le DOCG Ramandolo, vino da dessert da verduzzo friulano, e Rosazzo, vino bianco secco da prevalenza di friulano.

Le altre zone vitivinicole del Friuli Venezia Giulia si trovano nella provincia di Trieste, con la nota zona del Carso e la relativa DOC Carso o Kars, e in provincia di Pordenone dove, oltre a trovare la denominazione più vasta della regione (Fiuli Grave DOC), si estende la DOCG Lison e la DOC Lison Pramaggiore, denominazioni interregionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.

Tra le cantine famose e premiate della regione, troviamo Le Due Terre, Volpe Pasini, Vigne di Zamò, Livio Felluga, Ronco Blanchis, Ronc Soreli, Torre Rosazza; e ancora Vie di Romans e Lis Neris, due storici produttori della regione, Gravner, grande produttore di vini in anfora, Radikon, importante produttore di vini naturali e degli orange wines, Jermann, Denis Montanar, Livon, Skerk, Il Carpino, Pierpaolo Pecorari, Ca’ Bolani, La Tunella.

Astoria

Nata nel 1987 da una storica famiglia di viticoltori, l’Astoria di Paolo e Giorgio Polegato, fa della qualità uno dei suoi motivi di vanto. I prodotti Astoria sono infatti presenti nella ristorazione più esclusiva, nelle enoteche e wine bar. Astoria distribuisce I vini prodotti nella propria Azienda Agricola “Tenuta Val De Brun” di Refrontolo, nel cuore della zona DOCG Conegliano – Valdobbiadene.

Quaranta ettari, situati in una delle zone viticole più belle d’Italia, famosa per il suo clima, testimoniano la dolcezza dei suoi colli e il susseguirsi armonioso dei vigneti. L’Azienda lega il suo nome al prodotto per eccellenza della tradizione enologica veneta: il PROSECCO; proprio con questo vino, il Millesimato, si è aggiudicata negli anni molti riconoscimenti, tra cui il più significativo la Gran Medaglia d’Oro al Concorso Enologico Internazionale Vinitaly di Verona. Prosecco Millesimato Docg e Refrontolo Passito Docg rappresentano i gioielli di casa. Ma Astoria non è solo Prosecco, produce anche vini barricati tra cui i Colli di Conegliano Docg Crevada e Croder e si avvale del supporto tecnico di uno staff di grande competenza e prestigio.

Veneto

Il Cantiniere Sommelier non si ferma. Siamo nel Nord – Est dell’Italia. Siamo in Veneto.

Il Veneto rappresenta un’importante e vasta regione vitivinicola dell’Italia del nord-est, sia per estensione che per quantità prodotte. Il territorio infatti conta innumerevoli cantine per un totale di più di 70 mila ettari vitati. La viticoltura in Veneto ha origini antichissime, fu tuttavia attorno al 1000 a.C. e poi l’arrivo dei Romani a dare impulso decisivo alla coltivazione della vite, che crebbe ininterrottamente fino al ‘700 e poi all’arrivo della fillossera che causò una devastazione profonda dei vigneti e dei vitigni autoctoni. Con la ricostruzione del corredo viticolo furono così introdotti i primi vitigni internazionali.

Il vitigno più coltivato della regione è il merlot, quello più rilevante è la garganega. Le uve a bacca bianca più coltivate sono inoltre glera e trebbiano, mentre tra quelle a bacca rossa troviamo corvina veronese, rondinella e raboso, oltre a gran parte dei vitigni internazionali. Il Veneto vanta ben 14 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e 27 Denominazioni di Origine Controllata (DOC). Le zone vitivinicole più importanti sono Prosecco, Valpolicella, Soave.

La zona del Prosecco è vasta ed è specializzata nella produzione dello spumante metodo Martinotti, comprendendo la DOC Prosecco, che ricopre quasi tutto il territorio veneto, e le DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco e Asolo Prosecco. La zona della Valpolicella si trova in provincia di Verona e include le DOCG Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella e le DOC Valpolicella e Valpolicella Ripasso, tutti importanti vini rossi. La zona del Soave, sempre in provincia di Verona, comprende vini bianchi delle DOCG Recioto di Soave e Soave Superiore e della DOC Soave.

Le altre zone dedicate alla viticoltura in Veneto sono: nella provincia di Vicenza, Gambellara (con la DOCG Recioto di Gambellara), Colli Berici e Breganze, dove viene prodotto anche il particolare vino da dessert chiamato Torcolato; nella provincia di Padova, Colli Euganei (con la DOCG Colli Euganei Fior d’Arancio) e Bagnoli (con la DOCG Bagnoli Friulano); nella provincia di Treviso, Montello con l’omonima DOCG e Piave (con la DOCG Piave Malanotte); nella provincia di Verona, Bardolino con la DOCG Bardolino Superiore, nella provincia di Venezia infine c’è la zona del Lison Pramaggiore con la DOCG Lison.

Tra le cantine importanti della regione troviamo Giuseppe Quintarelli, Masi, Zymè, Pieropan, Villa Sandi, Trabucchi, Le Salette, Coffele, Roberto Mazzi, Stefano Accordini, Cavalchina, Bertani, Sorelle Bronca.

Manincor

Anni di lavori di sviluppo approfonditi stanno dando i loro frutti. La diversità naturale dei vigneti, il terreno ricco, i vigneti ben esposti, coltivati in modo completamente biodinamico e la ricerca della qualità senza compromessi sono la base per vini caratteristici unici.

Natura. Il desiderio di produrre cibo sano e gustoso in modo sostenibile e rispettoso per la natura diventa realtà con Manincor. Frutta, vino, foresta e prati formano un’unità e sono certificati secondo le linee guida organiche dell’UE e biodinamiche.

Tradizione. Per molte generazioni la famiglia si è dedicata all’agricoltura e alla viticoltura. In Manincor, mia moglie ed io conferiamo a questa tradizione un volto contemporaneo, nel pieno rispetto dei vecchi valori. Mantenere il valore e creare qualcosa di nuovo è il nostro credo.

Passione. Il vino è l’espressione più sensuale della cultura agricola. Cercare e fare il meglio nei minimi dettagli è il nostro modo di raggiungere la massima qualità naturale. Eleganza e raffinatezza caratterizzano i vini di Manincor e formano la struttura portante.

La cantina e la sua storia. L’edificio storico della tenuta risalente all’anno 1608. costruttore era Hieronymus Manincor, che l’imperatore aveva dato per i suoi servizi in Austria, il paese sul Lago di Caldaro e allo stesso tempo lo elevato al titolo nobiliare. Lo stemma di famiglia “Man-in-cor”, che è stato esteso per la sua nuova dignità, significa libero “tradotto a cuore” – e può ancora essere visto sulla facciata della casa oggi. La nipote di Hieronymus Manincor sposò nel 1662 un antenato del conte Enzenberg. Da allora, c’è un legame tra Ansitz Ehrenhausen-Manincor e la famiglia che lo gestisce ancora oggi. Solo nel 1978 la tenuta divenne proprietà del conte Enzenberg. Gli Enzenberg sono stati tra le famiglie più importanti del Tirolo per 800 anni. Il loro nome apparve per la prima volta nel 1236, dal 1500 circa in Alto Adige. Tra gli antenati importanti, Kassian Ignaz Enzenberg ha fatto un nome come ricognizione e riformatore. Kassian, nato nel 1709 a Bressanone, era un consigliere alla corte di Maria Teresa e infermiera a Bolzano, dove ottenne ottimi servizi per l’agricoltura e la salute della popolazione altoatesina attraverso il drenaggio delle aree paludose della Valle dell’Adige. Nel 1763 fu addirittura nominato per decisione del tribunale del nuovo Gubernium regionale tirolese e registrato l’anno seguente come conte nell’aristocrazia tirolese.

Oggi, la proprietà terriera, di cui Michael Graf Goëss-Enzenberg è responsabile, comprende non solo la vigna, ma anche alcuni frutteti e diverse magnifiche residenze. La viticoltura può essere fatta risalire all’anno 1698 nella famiglia Enzenberg. I documenti di quest’anno parlano delle cantine Enzenberg a Terlano, Caldaro e Schwaz / Tirolo. Michael Graf Goëss-Enzenberg mantiene coscientemente viva questa tradizione nonostante tutta la modernità.

Manincor oggi. Quando Michael Graf Goëss-Enzenberg ha assunto nel 1991 Manincor da suo zio, la tenuta era un dopo ricercato produttore d’uva senza il loro vinificazione, che ha consegnato il raccolto dai suoi luoghi più alle cooperative Caldaro Terlano. Ma dovrebbe cambiare presto. L’obiettivo dell’affinamento ai vini di alta qualità era l’obiettivo – caratterizzato dalla firma unica della cantina Manincor. Inizialmente, il focus era sul lavoro in vigna, aumentando la qualità limitando le rese e introducendo la naturale gestione dei vigneti. Nel 1996 è stato possibile avviare la produzione nei nostri stabilimenti di cantina.

Manincor è nonostante le sue dimensioni (con 50 ettari di resa attualmente la più grande azienda vinicola in Alto Adige, che elabora solo le proprie uve) un’impresa familiare con fascino e personalità. Questo è garantito dalla famiglia Michael e Sophie Goëss-Enzenberg, che vive in cantina, e che fa parte della cultura, della storia e dei prodotti dietro il nome di Manincor.

Balter

La campagna è sempre stata la vera passione di Francesco Balter, padre di Nicola e Barbara. In principio essa veniva coltivata per conferire le uve prodotte ad altre cantine; è poi nel 1990 che arriva la svolta. Francesco e i figli decidono di investire e creare una propria cantina interrata sotto il vigneto alle spalle del castelliere, per non alterare l’ambiente cinquecentesco e per agevolare il lavoro che da quel giorno sarebbe cominciato. Oggi Nicola e i suoi figli, Giacomo e Clementina, seguono operativamente ogni fase: dalla cura della vigna in campagna, alle tecniche produttive in cantina, dall’amministrazione all’accoglienza dei visitatori. La torre cinquecentesca venne costruita con lo scopo di avvistamento e trasmissione delle comunicazioni tra i castelli. Negli anni a seguire venne aggiunta una seconda torre, questa volta quadrata e differenza della prima che è tonda. Le due vennero unite creando così un’unica struttura a scopo militare. Fu con il tempo che vennero introdotti stalla, fienile ed orto passando da scopi militari a mezzadria.

È nel 1872 che l’antenato Francesco Balter acquista la proprietà, gestita successivamente dai fratelli Attilio e Francesco, ripristinata una prima volta dopo il primo conflitto mondiale (medaglia d’argento del Ministero dell’Agricoltura) ed una seconda volta in terza generazione dal figlio Francesco, laureato in Scienze Agrarie, dopo il secondo conflitto mondiale in quanto situata in terra di confine ed utilizzata dalle truppe tedesche come contraerea (FLACK) data la posizione strategica dominante sulla Vallagarina, allora territorio austriaco. A seguito del matrimonio con Lucia Colombo nel 1949, per scelte famigliari, Francesco assume la conduzione di un’attività commerciale nel campo dei tappeti, moquette, pavimentazioni varie, rimanendo la sua passione agricola ancorata alla sola conduzione dell’azienda familiare.

Dopo il 1965, in seguito alla trasformazione della proprietà da mezzadria a conduzione diretta, le vigne vennero reimpiantate con criteri di razionalità tecnica e geometrica, tanto da realizzare un vigneto definito “giardino”, le cui uve venivano vendute o conferite a diverse Cantine di vinificazione. Da quel momento in poi la cura dei vigneti è in continuo e costante sviluppo. È poi nel corso degli anni ’80 che venne maturata l’idea della costruzione della cantina di proprietà realizzata definitivamente nel 1990. La stessa venne costruita interrata sotto il vigneto alle spalle del Castelliere per un integrazione perfetta con l’ambiente circostante. Dopo pochi giorni dall’inizio degli scavi venne trovata una bomba americana non esplosa ad appena 11 metri dalla struttura. Si attese quindi il disinnesco della stessa per poter finalmente procedere con il progetto. Dopo qualche mese di lavoro la cantina fu ultimata ed ebbe inizio la nuova avventura.

La campagna dei Balter si trova a 350 m di altitudine sulla cima della collina alle spalle della città di Rovereto. I dieci ettari di vigneto sono tutti accorpati e un antico muro a secco definisce l’originale proprietà della struttura. La posizione è ottimale per la produzione viticola in quanto, pur trovandosi in altura gode di una situazione pianeggiante agevolando così il lavoro in campagna. L’esposizione a sud dei vigneti permette loro di godere dei raggi del sole dal mattino fino al tramonto senza l’ostruzione delle montagne circostanti. L’azienda si trova infatti nel mezzo della Vallagarina, ampia valle nella parte meridionale del Trentino, la quale inoltre beneficia quotidianamente dell’influsso del vicino Lago di Garda grazie al vento che ogni pomeriggio risale la valle soffiando da sud a nord, l’Ora del Garda. I vigneti originariamente più incentrati su varietà rosse quali Cabernet Sauvignon e Schiava nel tempo hanno visto l’introduzione di vigneti a bacca bianca. Nel corso degli anni si sono succedute diverse varietà arrivando alla definizione attuale in essere dagli anni ’90 con il mantenimento di vecchi vigneti e l’introduzione in quegli anni di altri. Oggi le attenzioni sono rivolte a Chardonnay e Pinot Nero utilizzati per la produzione del metodo classico, Lagrein, Merlot e Cabernet Sauvignon per i vini rossi e Sauvignon per il bianco.

La tipologia di allevamento vede l’accostarsi della tradizione trentina con le tecniche francesi. Troviamo infatti la Pergola Trentina per circa metà della campagna mentre per l’altra metà gli impianti sono stati modificati ed infittiti negli anni ’90 con l’introduzione del sistema di allevamento a spalliera (guyot e cordone speronato). Le principali motivazioni di tale scelta furono il maggior godimento e conseguente beneficio del calore del terreno sulla pianta, permettendo così di anticipare naturalmente la maturazione del Cabernet Sauvignon di circa dieci giorni; la seconda motivazione fu la volontà di incrementare la qualità delle proprie uve in quanto da quel momento sarebbero state vinificate in proprio e non più conferite. Si andò infatti ad infittire i vigneti inserendo un filare al centro di due già esistenti, duplicando praticamente il numero di piante per ettaro e si mantenne la produzione per ettaro costante. È facile intuire che ogni pianta oggi come allora viene curata di modo da limitare di molto la sua produzione potenziale, dando così grappoli concentrati e succosi. L’investimento per mettere in pratica tale scelta fu impegnativo e comportò la dotazione aziendale di macchinari che potessero lavorare tali vigneti. Il sesto di impianto è infatti di 1×1 m permettendo così ad avere fino a 10.000 piante per ettaro i cui grappoli si trovano a circa 40 cm da terra.

Nino Negri

La storia della cantina è lunga un secolo e, di generazione in generazione, racconta di una forte volontà e di felici intuizioni; le due cose che hanno dato a questi vini l’opportunità di esprimere tutta la loro grandezza. Le origini dell’impresa risalgono al 1897, quando Nino Negri, originario di Aprica, in seguito al matrimonio con Amelia Galli, decideva di avviare a Chiuro l’attività vitivinicola. Nel 1925, la ditta veniva registrata alla Camera di Commercio di Sondrio e due anni dopo vedeva l’ingresso del figlio Carluccio, vero artefice dello sviluppo e della crescita qualitativa della ‘Nino Negri’. Nel 1946 veniva creata la ditta individuale Nino Negri di Carlo Negri avente come scopo ‘il commercio di vini ed uve con cantine a Chiuro e a Moniga del Garda.

Nel 1958, la denominazione veniva nuovamente mutata in Casa Vinicola Nino Negri di Carlo Negri. L’Azienda di Chiuro passava dai 5-6 dipendenti del periodo anteguerra agli oltre trenta, ai quali si aggiungevano i molti lavoratori stagionali nella fase di vendemmia. Alla fine degli anni Sessanta, ormai chiaro che le due figlie Erina e Carla Negri non intendevano affiancare il padre nella conduzione dell’azienda, l’impresa veniva ceduta alla società svizzera Winefood. Il nuovo assetto, tuttavia, non avrebbe coinciso con una fase di prosperità per l’impresa e nel 1986 la Winefood decideva di cedere la Casa Vinicola Nino Negri s.p.a. al Gruppo Italiano Vini s.c.a.r.l., società cooperativa nata dall’unione delle aziende vinicole che erano state di proprietà del gruppo elvetico. Ripartiva così la storia di una delle più antiche cantine valtellinesi (che nel 1980 aveva assorbito la Pelizzatti e nel 1992 l’Enologica Valtellinese) puntando decisamente su una produzione di vini valtellinesi di qualità. Muovendosi all’interno dell’ormai maggiore impresa vitivinicola italiana, la cantina fondata da Nino Negri ha potuto negli anni seguenti sfruttare al meglio la ridefinizione del suo prodotto (che comprende diverse qualità di vini e grappe) tanto da divenire il fiore all’occhiello del Gruppo Italiano Vini. La Valtellina si colloca a nord del lago di Como nella provincia di Sondrio. È protetta dal freddo a nord dalla imponente catena montuosa delle Alpi Retiche. La Valle, che si estende per 60 km da est a ovest, è sempre esposta al sole dalla mattina alla sera. Si suddivide in quattro sottozone che danno il nome alle diverse tipologie di vino prodotto: Grumello, Sassella, Inferno e Valgella. Il territorio vanta due DOCG la prima più diffusa è il “Valtellina Superiore” l’altra è lo “Sforzato di Valtellina”.

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