Ruffino: una storia secolare

Nel 1877, quando i cugini Ilario e Leopoldo Ruffino abbracciarono la loro passione per il vino fondando una piccola azienda vinicola nel comune di Pontassieve vicino a Firenze, la regione aveva già una tradizione secolare nella coltivazione di eccezionali uve per la produzione di vino. Come si diffuse la voce della bontà dei vini Ruffino, la cantina iniziò a prosperare. I cugini si affinarono con l’esperienza, e presto Ruffino divenne sinonimo di vini eleganti ed equilibrati, come recitava il motto “qui facciamo il vino ideale”.

La reputazione di Ruffino si affermò con maggiore forza a livello nazionale e internazionale quando il suo Chianti vinse la medaglia d’oro alla fiera del vino di Milano nel 1881, un premio alla fiera di Nizza del 1884 e un’altra medaglia d’oro alla fiera di Anversa nel 1885.

Incuriosito dalla reputazione della cantina, nel 1890 il Duca di Aosta affrontò con risolutezza un lungo viaggio per assaggiare i vini Ruffino di cui aveva sentito tanto parlare. Fu così impressionato dai vini che nominò Ruffino fornitore ufficiale della famiglia reale italiana. Nel 1927 Ruffino ripagò quest’onore creando la sua prima annata di Riserva Ducale – così chiamata in omaggio al Duca di Aosta quale riconoscimento allo stimato cliente.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Ruffino acquistò la prima delle sue tenute toscane, la Villa di Montemasso nella zona del Chianti Classico. Continuò a investire in nuovi vigneti e diventò una delle prime cantine con vigneti estesi in tre delle aree d’Italia più rinomate per la produzione vinicola: Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano.

Ruffino si è affermato come leader nel Chianti, conosciuto per coerenza e qualità, e il Ruffino Chianti è diventato l’ambasciatore mondiale dei vini toscani nel mondo. Senza alcuna sorpresa, quando il Chianti diventò DOCG nel 1984, il Ruffino Chianti DOCG fu insignito della prima fascetta di garanzia #AAA00000001.

Vini

Alauda 2015

Rosso Igt – Cabernet Franc 40%, Merlot 35%, Colorino 25% – Alc. 14,5%

Rubino profondo e impenetrabile. Apre con sentori di durone, inchiostro e aghi di pino, cui seguono riconoscimenti di cacao, grafite e scatola di sigari, che oscillano su uno sfondo speziato di vaniglia e chiodi di garofano. In bocca è avvolgente, ricco di tannini ben estratti e fusi nel corpo. Chiusura sapida e persistente, con ritorni speziati. Matura per 24 mesi in barrique e affina per 6 mesi in bottiglia. Fegato alla veneziana.

Alauda 2013

Rosso Igt – Merlot 60%, Cabernet Franc 30%, Colorino 10% – Alc. 14,5%

Rubino molto intenso e concentrato. Apre al naso con eleganti sentori di confetture di susine e di more, lavanda, ciclamino e spezie dolci, contornati da richiami di tartufo nero, grafite, note terrose e fumè. Sorso ampio in cui riecheggiano nitidi ricordi di ciliegia matura e in parte sotto spirito, supportati da tannini fragranti e succosi, energici e ben estratti. In chiusura giungono cenni tostati che ricordano la polvere di caffè. E’ molto persistente. Vinificato in acciaio, sosta per 24 mesi in barrique e per 6 mesi in bottiglia. Quaglie lardellate al forno.

Alauda 2011

Rosso Igt – Cabernet Franc 45%, Merlot 45%, Colorino 10% – Alc. 14,5%

Rubino molto concentrato. All’olfatto si avverte una successione di aromi di frutti rossi maturi e in confettura; seguono nitidi cenni di viola appassita, resina di pino, cannella e note ferrose. Il gusto è giocato sul bilanciamento tra elevato tenore alcolico e fitta trama tannica. La persistenza è adeguata, con un finale di ciliegia. Matura in barrique per 24 mesi e affina per 6 mesi in bottiglia. Tordi al tegame.

Barone Ricasoli: azienda vitivinicola più rappresentativa del territorio del Chianti Classico

Ricasoli è l’azienda vitivinicola più rappresentativa del territorio del Chianti Classico. Tra morbide colline, valli vellutate e fitti boschi di querce e castagni, i 1200 ettari di proprietà ne comprendono circa 240 di vigneto e 26 coltivati a ulivo, in una successione continua di colori e sfumature intorno al Castello di Brolio, nel comune di Gaiole in Chianti.In questa porzione della Toscana più centrale, dal 1993 il Barone Francesco Ricasoli conduce l’azienda verso nuove sfide, nel rispetto più profondo dei suoi illustri antenati che hanno fatto grande quello stesso territorio, primo tra tutti Bettino Ricasoli. Nascono per volontà di Francesco Ricasoli, attuale proprietario e Presidente, nuove idee e nuovi concetti per vivere i vigneti in maniera sostenibile: lo studio continuo dei suoli e la selezione clonale del Sangiovese di Brolio sono tra le sue passioni più grandi, tanto da aver voluto rinnovare totalmente i vigneti e definire la mappatura completa degli stessi.Le nuove etichette sono, pertanto, l’espressione delle tante ricerche condotte con lo stesso rigore scientifico del grande antenato ma con lo spirito contemporaneo di chi raccoglie il testimone e lo porta avanti con nuove energie.

Vini

Chianti Classico Gran Selezione Castello di Brolio 2015

Rosso Docg – Sangiovese 90%, Cabernet Sauvignon 5%, Petit Verdot 5% – Alc. 13,5%

Rubino di buona concentrazione. L’olfatto è tratteggiato da nitidi profumi di viola mammola, marasca, ribes rosso e vaniglia, che si alternano a note ferruginose e di sottobosco, con reminescenze di tabacco biondo. L’impatto al palato è giocato sulla freschezza e su tannini energici, ben estratti, che trascinano con sè erbe aromatiche e ciliegia sotto spirito. Vinificato in acciaio, sosta per 18 mesi in tonneau. Tagliata al rosmarino.

Biondi Santi: Sangiovese in purezza, niente male

La storia del Brunello del Greppo comincia con Clemente Santi, nipote di Giorgio Santi. Clemente figlio di Luigi Santi e Petronilla Canali, laureato in farmacia a Pisa e noto scrittore, aveva vaste proprietà terriere a Montalcino e Pienza, e dedicò gran parte della sua attività all’agricoltura, in modo particolare al Greppo, azienda agricola di proprietà della madre Canali. La storia del Brunello del Greppo comincia con Clemente Santi, nipote di Giorgio Santi.

La figlia di Clemente Santi, Caterina, sposò Jacopo Biondi, medico fiorentino. La nobile famiglia dei Biondi proveniva dalla città di Pomarance. Il figlio Ferruccio, ereditò la passione per i vini ed i vitigni del nonno materno (unì i cognomi per un giusto tributo alla famiglia Santi). Ferruccio Biondi Santi instaurò standard produttivi molto severi.  La storia del Brunello del Greppo comincia con Clemente Santi, nipote di Giorgio Santi. Clemente figlio di Luigi Santi e Petronilla Canali, laureato in farmacia a Pisa e noto scrittore, aveva vaste proprietà terriere a Montalcino e Pienza, e dedicò gran parte della sua attività all’agricoltura, in modo particolare al Greppo, azienda agricola di proprietà della madre Canali.

Degustazioni

Rosso di Montalcino Tenuta Greppo 2010

Rosso Doc – Sangiovese 100% – Alc. 13%

Degustazione: Rubino trasparente tendente al granato. Riconoscimenti di amarena e visciole, fiori di campo, viola, felce, note balsamiche, sottobosco e macchia mediterranea. Assaggio didattico; bella freschezza, giusto alcol e tannini presenti ma non invadenti. Il finale invita di nuovo a riassaggiare. Sosta 12 mesi in grandi botti. Bistecca alla fiorentina alta almeno tre dita.

Brunello di Montalcino Tenuta Greppo 2009

Rosso Docg – Sangiovese 100% – Alc. 13,5%

Degustazione: Luminoso e trasparente granato. L’olfatto inizialmente compatto e scontroso concede gradatamente i profumi in un vorticoso crescendo. Note di marasca matura e violetta mammola, il tutto contornato da eflluvi balsamici, legno di cedro, bacca di ginepro e pepe bianco, con sprazzi intriganti di china e rabarbaro. In bocca, la bevibilità nasconde una struttura importante che si allarga intensa al palato. Pugno di ferro in guanti di velluto. Finale lungo, alimentato da bella freschezza che lascia presagire longevità. Matura 36 mesi in botti grandi. Beccaccia al ginepro.

Brunello di Montalcino Tenuta Greppo Riserva 2008

Rosso Docg – Sangiovese 100% – Alc 13%

Degustazione: Manto granato puro. Il naso gioca con le sensazioni olfattive che inizialmente si nascondono, si fanno desiderare e poi all’improvviso appaiono, ma sempre con discrezione. Durone di Vignola maturo, prugna, eucalipto, fumi di incenso e sigaro cubano, goudron, terra, cannella e noce moscata. La bocca non delude all’olfatto, esibendo un’invidiabile stoffa nell’assaggio, che si dipana serenamente in un sorso lunghissimo. L’alcol e il tannino cesellato si inchinano a una regale freschezza che saldamente mantiene viva la beva. Finale lungo ed elegante. Matura 36 mesi in botti grandi. Cinghiale alla cacciatora.

Marchesi Antinori: i loro vini non deludono mai

La Famiglia Antinori si dedica alla produzione vinicola da più di seicento anni: da quando, nel 1385, Giovanni di Piero Antinori entrò a far parte dell’ Arte Fiorentina dei Vinattieri. In tutta la sua lunga storia, attraverso 26 generazioni, la famiglia ha sempre gestito direttamente questa attività con scelte innovative e talvolta coraggiose ma sempre mantenendo inalterato il rispetto per le tradizioni e per il territorio.

Oggi la società è presieduta da Albiera Antinori, con il supporto delle due sorelle Allegra e Alessia, coinvolte in prima persona nelle attività aziendali. Il padre, Marchese Piero Antinori, è attualmente il Presidente Onorario della società. Tradizione, passione ed intuizione sono state le qualità trainanti che hanno condotto i Marchesi Antinori ad affermarsi come uno dei principali produttori italiani di vini di alta qualità.

Degustazione vini

Chianti Classico Gran Selezione Badia a Passignano 2015

Rosso Docg – Sangiovese 100% – Alc. 14%

Degustazione: Rubino vivido. Il ventaglio odoroso, signorile, si dispiega fra i petali di rosa, cannella, caramella alla liquirizia, anice stellato, arancia, amarena, pepe bianco e un tocco di torrefazione. I tannini costituiscono l’ossatura del gusto, ben coeso e solido, ma un ruolo determinante lo giocano freschezza e vena sapida. Nel retrogusto si amplificano i riverberi balsamici. Sosta i barrique di rovere ungherese per un anno. Gran pezzo alla fiorentina con porcini trifolati.

Tignanello 2015

Rosso Igt – Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 15%, Cabernet Franc 5% – Alc. 14%

Degustazione: Rosso rubino luminoso e denso, dal riverbero porpora. Il boquet impressiona il naso; inizialmente è balsamico di eucalipto e artemisia, quasi a nascondere il fruttato, che invece esplode dotto forma di gelée al lampone, ribes, scorza d’arancia e tamarindo. Si rinnova ancora con tocchi fumé, caffè e sottobosco. Al palato ha grinta, svelando uno sviluppo dinamico e raffinato. La vena fresca e minerale fa da guida, mentre i tannini, levigati e progressivi, si rivelano perfetti per tessitura e integrazione. Permanenza lunghissima alle erbe officinali. Riposa in barrique di rovere francese e ungherese per 14 mesi. Guancia di vitello cotto sottovuoto a bassa temperatura.

Solaia 2015

Rosso Igt – Cabernet Sauvignon 75%, Sangiovese 20%, Cabernet Franc 5% – Alc. 14,5%

Degustazione: Nero impenetrabile, color dell’inchiostro. Ha un profumo potente e ritmato, di grande ampiezza. Debutta con sensazioni verdi di mirto, eucalipto e foglia di ribes, che lasciano scoprire frutti di bosco; evolve ricordando la scorza d’arancia candita tuffata nel cioccolato fondente, il bastoncino di liquirizia, la scatola di sigari, il pepe nero in grani. In bocca ha una polpa densa, integrata da tannini vellutati, che non rallentano lo sviluppo del vino e sono supportati da una vivace freschezza. Ha persistenza poderosa, balsamica e piccante. Fermentazione alcolica in acciaio, malolattica in barrique e maturazione in barrique francesi per 18 mesi. Petto d’anatra con aceto balsamico tradizionale.

Marchesi de’ Frescobaldi: degustazione quasi storica

La storia della famiglia Frescobaldi inizia più di mille anni fa ed è intimamente legata alla storia della Toscana.
Nel culmine della Firenze medievale, i Frescobaldi estendono la loro influenza come banchieri, guadagnandosi il titolo di tesorieri della corona inglese.
Poco più tardi, col fiorire del Rinascimento, divennero mecenati di importanti opere a Firenze, come la costruzione del ponte Santa Trinita e la basilica di Santo Spirito.

Creatività e ricerca dell’eccellenza si tramandano nei secoli in tuttte le generazioni della famiglia.
Nel 1300, durante l’esilio di Dante Alighieri, l’amico poeta Dino Frescobaldi gli fece riavere I primi sette canti della Divina Commedia, permettendogli così di completare l’opera.
Nel 1700, le composizioni barocche del celebre musicista Girolamo Frescobaldi si diffusero in tutta Europa. Con grande apertura verso il futuro, gli antenati della famiglia introdussero nel 1855 in Toscana dei vitigni allora sconosciuti tra cui Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero e Chardonnay.
Il 20° secolo è caratterizzato dall’azione di Vittorio, Ferdinando e Leonardo Frescobaldi che hanno dato un importante contributo per elevare la Toscana a luogo d’eccellenza per la viticoltura.
Oggi ha raccolto il testimone Lamberto Frescobaldi che, forte della sua lunga esperienza tecnica, ha l’obiettivo di rafforzare ulteriormente l’unicità dei vini di ogni tenuta della famiglia.

Degustazione quasi storica

Brunello di Montalcino Ripe al Convento Riserva 2007

Rosso Docg – Sangiovese 100% – Alc. 14%

Degustazione: Manto granato scuro. Naso coinvolgente che si apre a un succedere di confettura e di mora, amarene sotto spirito, fiori secchi, pepe, coriandolo, cannella, liquirizia, tabacco conciato, china e grafite. Al gusto emerge un corpo vitale che avvolge il palato in un abbraccio caldo con una trama tannica d’autore. Maturazione di 5 anni, parte in barrique e parte in botte grande, poi 12 mesi in bottiglia. Cosciotto di daino al forno.

Mormoreto 2011

Rosso Igt – Cabernet Sauvignon 64%, Cabernet Franc 26%, Petit Verdot 5%, Merlot 5% – Alc. 14,5%

Degustazione: Rubino intenso. Impatto balsamico incisivo di felce, resina di pino, eucalipto, che danno risalto a note di tostatura e fanno emergere sentori di sottobosco, tabacco da piapa, cacao. In bocca accarezza il palato per poi dar vita a un balletto fra tutte le componenti, nessuna esclusa, con finale di gradevolissime note vegetali. Vinificato in acciao, sosta in barrique di 1° e 2° passaggio per 24 mesi. Terrina di beccaccia.

Lamaione 2010

Rosso Igt – Merlot 100% – Alc. 14,5%

Degustazione: Cupo e bluastro. All’olfatto frutta carnosa e croccante, giaggiolo, iris, note balsamiche e speziate come la china, la liquirizia, l’eucalipto, il mentolo, la resina di pino. Bocca di grande fascino che gioca ancora le sue carte su note tostate e accattivanti, e un tannino che impreziosisce il tutto. Carré di maiale con salsa alla senape.

Banfi: Brunello a confronto

Banfi nasce nel 1978 grazie alla volontà dei fratelli italoamericani John e Harry Mariani.

Sin dall’inizio i due fratelli prevedono un progetto su larga scala, integrando una produzione viticola di qualità con una cantina moderna con l’obiettivo di mantenere sempre alto il livello qualitativo dei vini prodotti. A fianco della famiglia Mariani, Ezio Rivella, uno dei più grandi enologi italiani, il quale ritiene subito che per la ricchezza della natura del suolo e la privilegiata posizione microclimatica, i territori acquisiti avrebbero avuto grosse potenzialità di sviluppo.

In quegli anni, i fratelli John e Harry rilevano inoltre la storica casa vinicola piemontese Bruzzone, attiva fin dal 1860 e specializzata nella produzione di spumanti, per farne il marchio piemontese del gruppo, oggi Banfi Piemonte.

La Cantina

Concepita per preservare al massimo l’integrità e la ricchezza delle uve, la cantina si avvale oggi delle più avanzate tecnologie, frutto di rivoluzionarie sperimentazioni tecniche.

È in questa filosofia, basata sulla continua ricerca, che si inseriscono numerosi progetti realizzati dall’azienda tra i quali gli studi di selezione clonale del sangiovese, le ricerche sul legname, grande protagonista nel processo di affinamento del vino, e la realizzazione della nuova area di vinificazione “Horizon”. Quest’ultimo progetto, interamente concepito e sviluppatoall’interno dell’azienda, consiste in una serie di accorgimenti e di soluzioni di alto livello realizzati per migliorare ogni singolo passaggio del processo produttivo.

Il grande lavoro svolto in vinificazione prosegue nel silenzio dei legni, dove i grandi vini Banfi, principalmente rossi, evolvono ed affinano, nel corso degli anni, le loro caratteristiche più distintive di potenza, eleganza e longevità. Le oltre 7000 barriques, disposte su file ordinate, e le grandi botti, costituiscono il cuore di Banfi, che palpita nel silenzio e nella quiete della natura che circonda la Cantina.

Brunello a confronto

Brunello di Montalcino Poggio alle Mura 2013

Rosso Docg – Sangiovese 100% – Alc. 13,5%

Degustazione: Rosso rubino con riflessi granato. Emergono sentori di arancia sanguinella, ciliegia e mirtillo macerati, per poi virare su evidenze ferrose, balsamiche e speziate. Sorso caldo e avvolgente, ben supportato da un tannino ancora in evoluzione. Sosta per 24 mesi in botti grandi di rovere. Pecorino di fossa.

Brunello di Montalcino Poggio all’Oro Riserva 2012

Rosso Docg – Sangiovese 100% – Alc. 14%

Degustazione: Rosso granato, luminoso e compatto. Elegante complessità odorosa, di frutti rossi in confettura, cioccolatino alla ciliegia, lavanda e origano essiccati, olive al forno, sottobosco, tabacco kentucky, radice di liquirizia, cuoio e ceralacca. Il sorso conquista la bocca poco a poco, allargandosi in un convolgente sviluppo gustativo. Possiede tannini setosi, già apprezzabili ma ancora in evoluzione; ottime l’acidità e la persistenza. Matura per 30 mesi in rovere francese e per altri 12 affina in vetro. Bocconcini di vitello ai porcini.

Brunello di Montalcino Poggio alle Mura Riserva 2012

Rosso Docg – Sangiovese 100% – Alc. 14,5%

Degustazione: Rosso granato concentrato. L’attacco olfattivo è netto e deciso, orientato su sensazioni cupe, tostate di caffè, china, humus e fiori rossi, per poi aprirsi su indizi agrumati e di angostura, kirsch, anice e macis. Sorso appagante, con tannini integrati e in equilibrio con la spinta alcolica. Durevole persistenza, con chiusura tonificante. Riposa per 30 mesi in botti di rovere francese da 350 litri. Arrosto di manzo in demi – glace.

I vini della Toscana

Il Cantiniere Sommelier è appena tornato dal suo tour toscano. Il primo articolo, appena rientrato, è quello di parlarvi dei vini toscani.

La Toscana è sicuramente una delle più importanti regioni vinicole al mondo. Tra i vini toscani è d’obbligo citare subito il Chianti, il Brunello di Montalcino ed il Vino Nobile di Montepulciano, principalmente a base di uva Sangiovese, e sul lato dei bianchi la Vernaccia di San Gimignano ottenuto dall’omonimo vitigno.

La viticoltura toscana può essere considerata una delle più rappresentative per il vino italiano. Le coltivazioni sono distribuite soprattutto sui terreni collinari e montagnosi, particolarmente vocati per motivi climatici oltre che geologici, e solo in minor parte in pianura. Le aree viticole sono essenzialmente le colline del Chianti, nella Toscana centrale; la zona del Mugello a nord; la Val di Chiana a sud; la fascia litoranea. La costante tendenza alla specializzazione testimonia l’importanza della viticultura in Toscana, che si trova al terzo posto in Italia come produzione di vini D.O.C. I vigneti tradizionali sono impiantati prevalentemente a rittochino, con distanza tra i filari di circa tre metri e sulla fila tra 1,20 e 1,50 metri, con una densità media di circa 3.000 ceppi per ettaro.

La Toscana vanta ben 39 vini a denominazione di origine controllata (DOC) e 11 vini a denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG). Fra i molti vitigni coltivati in Toscana quello più impiantato è senz’altro il Sangiovese, presente con le sue uve in tutte le DOC della regione, e sposato eccellentemente a Trebbiano, Canaiolo o Malvasia Toscana. Oggi accanto a stelle di primaria grandezza come Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano, ci sono zone importantissime come Bolgheri, famosa per i vini a base di Cabernet (Sassicaia) e Merlot, o la maremma grossetana con il Morellino di Scansano e DOC limitrofe.

Tra i vini rossi, il Chianti si produce in otto zone distinte che coprono un vasto territorio della Toscana centrale, attorno al nucleo originale del Chianti Classico. Forse uno dei vini toscani più famosi al mondo, il Brunello di Montalcino nasce in un territorio molto limitato. Dalle uve Sangiovese Grosso si ottiene un vino dalla struttura e dal corpo unici, capace di lunghissimi invecchiamenti, che sviluppa con il tempo profumi e sapori di eccezionale levatura e qualità. Sempre dalla stessa area provengono poi, vini di maggiore immediatezza e facilità: con le stesse uve del Brunello si produce il Rosso di Montalcino, vino più giovane e fresco ma di grande qualità, con uve moscato il famoso vino da dessert Moscadello di Montalcino ed una varietà di vini che ricadono nella denominazione Sant’Antimo.

Il vino Nobile di Montepulciano ottenuto da una varietà di sangiovese detta localmente Prugnolo gentile è stato definito secoli fa dal poeta Francesco Redi “il re dei vini”. Il Carmignano è forse il primo vino a denominazione di origine della Toscana: già nel 1716, infatti, il granduca di Toscana Cosimo III De’ Medici ne delimitò la zona di produzione offrendo così al mondo il primo esempio di disciplinare di origine controllata.

Fino a poco tempo, i vini bianchi toscani non godevano di grande prestigio soprattutto a livello internazionale, probabilmente perché la maggior parte venivano realizzati con vitigni considerati, spesso erroneamente di bassa qualità, come la Malvasia ed il Trebbiano. Oggi le cose stanno cambiando. La Vernaccia di San Gimignano, dall’antico vitigno Vernaccia, ha goduto di una rinascita che ha portato alla sua promozione come primo vino bianco DOCG della regione.

Il Vermentino si è diffuso nelle colline della costa come una varietà di bianco che costituisce una vera e propria promessa. Di recente, inoltre, si è iniziato a produrre bianchi di profondità e complessità con vitigni internazionali come lo Chardonnay, il Sauvignon ed il Pinot Bianco e Grigio, che hanno trovato il clima ideale per la loro coltivazione nelle aree più fresche delle colline della regione.

Come non citare poi, lo storico Vin santo, orgoglio di molti produttori della regione. Ottenuto con uve Malvasia e Trebbiano parzialmente essiccate ed affinato in piccole botti di legno di rovere dette Caratelli, il Vin Santo può essere un eccellente vino da dessert ma è da provare anche come aperitivo. 

Degustazione vini Villa Raiano

Dopo la visita di Villa Raiano e dell’Olificio, passiamo ai calici. Ora vi descrivo la degustazione di alcuni vini di Villa Raiano.

Fiano di Avellino Alimata 2016

Bianco Docg – Fiano 100% – Alc. 13%

Il Fiano di Avellino “Alimata” è un vino bianco campano dal profilo ricco e consistente, affinato in acciaio per 12 mesi e per altri 14 in bottiglia. Ha un bouquet floreale e fruttato, con sfumature evolute di frutta secca e tracce minerali. Al palato è nitido, morbido e rinfrescante, dalla spiccata sapidità.

Degustazione: Il bianco campano Fiano di Avellino “Alimata” Villa Raiano è un vino in cui l’eleganza del profilo tratteggia una degustazione intensa e appagante. Si tratta di un Fiano che nasce da una vinificazione semplice, svolta esclusivamente in acciaio, ma sviluppata su tempi lunghi, che accresce il patrimonio aromatico offerto al naso e la struttura che si riscontra in bocca. Un’etichetta che si afferma con una personalità ricca e generosa, ideale per conoscere le potenzialità di una denominazione capace di esprimersi con sfumature anche complesse. L’ “Alimata” di Villa Raiano è un Fiano di Avellino che nasce dal vigneto che dona il nome all’etichetta, situato in provincia di Avellino, a circa 350 metri sul livello del mare. Il terroir è caratterizzato da un sottosuolo argilloso e marnoso, con una buona presenza di scheletro e le viti di Fiano crescono con il sistema della controspalliera con potatura a guyot. I grappoli vengono pressati sofficemente da interi, e il mosto che si ottiene effettua una decantazione statica. Segue la fermentazione, che si svolge in contenitori d’acciaio inossidabile. Il vino rimane poi ad affinare per 12 mesi in acciaio, per poi maturare ulteriormente – dopo l’imbottigliamento – per 14 mesi direttamente in vetro. Il Fiano di Avellino “Alimata” Villa Raiano si presenta alla vista con un colore giallo paglierino vivo, dotato di una particolare lucentezza. I profumi che avvolgono il naso si avvertono con una purezza olfattiva cristallina, ed è facile quindi individuare rimandi agli agrumi e alla frutta in generale, oltre ai sentori più floreali. Al palato è di buon corpo, con un sorso rotondo e fasciante che si afferma grazie a una vena fresca e sapida, che incentiva il ripetersi della beva. Un bianco campano di ottimo spessore capace, vendemmia dopo vendemmia, di convincere i palati più pretenziosi e quelli più affezionati.

Greco di Tufo Contrada Marotta 2015

Bianco Docg – Greco 100% – Alc. 13%

La denominazione del Greco di Tufo può essere suddivisa in tre diversi areali, ciascuno dei quali è contraddistinto da vini con differenti espressioni aromatiche. Il Greco di Tufo DOCG “Contrada Marotta”, della cantina Villa Raiano, è stato pensato proprio per dare risalto alle peculiarità del terroir, e viene prodotto con uve di greco in purezza, esclusivamente provenienti da un singolo vigneto, che si estende per circa un ettaro e si trova a un’altitudine di circa 600 metri sul livello del mare. Riposa in acciaio per dieci mesi sulle fecce fini, e si completa con 14 mesi di affinamento in vetro. Energico, ricco e fresco.

Degustazione: Giallo paglierino alla vista. L’olfattiva è caratterizzata da ricordi di albicocca e pesca, cui seguono sfumature di anice e nuance minerali. Equilibrato, fresco e preciso l’assaggio, aromatico e contraddistinto da una buona persistenza. Trova molti abbinamenti gastronomici grazie alla sua versatilità. Ottimo con il petto d’anatra affumicato. Degustazione: Giallo paglierino alla vista. L’olfattiva è caratterizzata da ricordi di albicocca e pesca, cui seguono sfumature di anice e nuance minerali. Equilibrato, fresco e preciso l’assaggio, aromatico e contraddistinto da una buona persistenza.

Taurasi 2010

Rosso Docg – Aglianico 100% – Alc.13,5%

Vino rosso ottenuto da uve Aglianico 100% provenienti da vigne situate a 550 m. slm nel comune di Castelfranci in Irpinia. Affinamento in botti di rovere di varia capacità.

Degustaazione: Rubino denso e vivace. Esordio di liquirizia e pepe nero, seguiti da delicate note balsamiche e ricordi di erbe aromatiche. L’ingresso al palato è vivacizzato da buona freschezza, con tannini risolti che accompagnano l’allungo finale. Sosta 12 mesi in legno e altrettanti in bottiglia. Consigliabile con un capretto al forno con rosmarino.

Vino e Olio: a San Michele di Serino si può

Oggi siamo a San Michele di Serino in provincia di Avellino. San Michele di Serino è un comune di circa 2 497 e si trova nella bassa Valle del Sabato. In questo piccolo comune c’è una bella realtà industriale, dove sono in sintonia Olio e Vino. Le industrie sono rispettivamente Olificio Basso e Villa Raiano, gestite entrambe dalla famiglia Basso.

L’azienda Olio Basso

Avevo poco meno di 10 anni, e dopo una pessima interrogazione, il mio maestro di elementari, Prof. Virgilio Vigorita, stanco di trovarmi sempre impreparato mi disse: “Tu nella vita sarai destinato a riempire solo bidoni di olio”.
L’intera classe rise. Ricordo questo rimprovero come se lo avessi ricevuto ieri e al mio maestro devo dire grazie per due motivi: 

Primo, il suo rimprovero accese in me un senso di rivalsa che qualche anno dopo, e precisamente all’età di 24 anni, termino con la Laurea in Scienze Agrarie; secondo, per non smentirlo, decisi subito dopo la laurea di proseguire il lungo cammino intrapreso qualche decennio prima dalla mia famiglia. 

Nel 2004 abbiamo festeggiato il primo centenario dell’attività, avviata nel 1904 dal nonno di mio padre, Felice Basso. Nell’olio ci sono nato, sin da ragazzino ho sempre lavorato nell’azienda di mio padre, svolgendo tutte le mansioni possibili: operaio, autista, contabile. 

Posso dichiararmi orgoglioso di essere a capo di una squadra di validi collaboratori inseriti in una struttura moderna e completa in ogni reparto. Un sogno si è già avverato. Un altro è che i miei figli, in futuro, possano proseguire lungo la stessa strada, nella quale ho personalmente creduto con orgoglio e convinzione.

Questo è quello che ci ha detto il proprietario Sabino Basso. Che, gentilmente, ci ha spiegato che la mission dell’azienda produttrice di olio è quello di deliziare i palati di tutti i loro consumatori, realizzando oli che combinino tradizione familiare e know how con le nuove tecnologie a nostra disposizione. I loro obiettivi e i loro valori sono: 

 . Ascoltare il cliente
 . Conquistare quotidianamente la fiducia del cliente
 . Proporre prodotti sul mercato con il miglior rapporto qualità/prezzo
 . Ricercare innovazioni tecnologiche nel totale rispetto della tradizione
 . Fare ciò che è giusto, nel rispetto delle regole aziendali
 . Collaborare nel sano spirito di squadra
 . Garantire la massima igiene in ogni fase produttiva
 . Rispettare e tutelare l’ambiente durante tutto il ciclo produttivo,
   utilizzando nuovi sistemi di risparmio energetico

L’organigramma aziendale è il seguente

Gli oli dell’azienda Basso nascono da una selezione che racconta il sapore di luoghi autentici, che custodisce aromi preziosi. L’eccellenza di un territorio in un viaggio tra i migliori oli extravergine 100% italiani.

Villa Raiano

Ci spostiamo di qualche chilometro e saliamo in Via Bosco Satrano, 1. Siamo sempre a San Michele e la famiglia basso ci illustra l’azienda vitivinicola.

Terra fertile l’Irpinia, terra di acqua e di vino, figlia del Lupo, orgogliosa delle proprie tradizioni e della sua storia. Orgogliosa come la famiglia Basso che in questa terra, nella loro terra, hanno deciso di portare avanti l’attività di famiglia. Terra fredda l’Irpinia, faccia di un Sud Italia diverso. Un intreccio di montagne e colline attraversate da fiumi e torrenti che fanno di questo pezzo di Appennino meridionale un luogo unico e inimitabile per coltivare la vite.

La viticultura in Irpinia ha una storia antica. Si è sviluppata, geograficamente, lungo il corso di due fiumi che nascono entrambi dal massiccio Tuoro–Terminio dell’appenino meridionale, ma che si snodano su due differenti versanti. Sulle rive del fiume Sabato, che scorre sul versante Est, si trovano i comuni che compongono le due denominazioni a bacca bianca della provincia di Avellino: Il Fiano di Avellino docg e il Greco di Tufo docg. Mentre lungo le sponde del fiume Calore, che scorre sul versante Ovest, troviamo le denominazioni rosse, legate tutte all’uva Aglianico, Taurasi docg in primis. La famiglia Basso ha vigneti di proprietà in tutte le denominazioni di origine della provincia di Avellino. All’interno di esse hanno cercato vigne che gli potessero dare risultati qualitativamente alti ma molto diversi tra di loro. Credono, infatti, che la vera forza di questa terra è la differenza ed è questa caratteristica che cercano di esaltare nelle loro produzioni.

La cantina, costruita nel 2009. Dal 1996 la produzione era svolta nei vecchi opifici dell’oleificio di famiglia nella frazione Raiano di Serino (AV), è il fulcro della loro azienda. Una struttura perfettamente integrata nell’ambiente circostante, circondata da vigneti e boschi. In cima ad essa una terrazza panoramica che si affaccia su una meravigliosa vallata scolpita dal fiume Sabato che scende fiero dal Monte Terminio.

Il Cantiniere Sommelier, oltre a complimentarsi con la famiglia Basso per quello che ha creato, auspica un futuro pieni di successi e che possa la fimiglia Basso essere d’esempio alle future classi imprenditoriali. AD MAIORA SEMPER!

Le figure professionali nel settore vitivinicolo

Il racconto del mondo del vino si concentra soprattutto sul prodotto e sulle sue caratteristiche, sia in termini di fasi produttive che organolettiche. Il sapere e le competenze umane, però, sono indispensabili per dare vita a vini di qualità, e sono diversi i protagonisti che entrano in campo in questo percorso, prima, durante e dopo. Famiglia Cecchi, grazie alla sua storia e al suo sviluppo costante, ha creato un’azienda ricca di competenze e professionalità.
Ma vediamo più nello specifico quali sono le figure che operano in questo settore.

L’agronomo tecnico di valutazione e progettazione degli impianti di vigneto

È la figura che, oltre a coordinare le fasi di valutazione e progettazione degli impianti del vigneto, è responsabile della gestione dello stesso con particolare riferimento alla fase di preimpianto, che determina e condiziona l’intero processo produttivo predisponendo le “radici”. La gestione di questa fase iniziale influisce direttamente sul ciclo vegetativo della vite e, di conseguenza, sulla qualità del prodotto finale. .

Nello specifico questa figura svolge le analisi pedoclimatiche della zona (ovvero la formulazione di ipotesi sulle diverse alternative colturali possibili), analizza le alternative colturali, sceglie il tipo di vitigno e la forma di allevamento della vite.

Una volta verificata l’idoneità della vite al contesto pedoclimatico è necessario effettuare un’oculata scelta del vitigno e del relativo portinnesto, ponendo attenzione alle varietà che meglio interagiscono con l’ambiente di coltivazione e che con più facilità possono raggiungere le migliori condizioni di maturazione.

L’agronomo, oltre a coordinare e sovrintendere il lavoro del viticoltore, presta consulenza in materia di conoscenza delle caratteristiche fisiche e strutturali del territorio e del terreno e del agricolo di competenza.

Questa figura ha il compito di valorizzare e gestire i processi produttivi agricoli, zootecnici e forestali. Il suo lavoro non riguarda solo l’aspetto agricolo, ma è anche una professione intellettuale perché si occupa di studiare gli assetti territoriali urbanistici e paesaggistici, di svolgere analisi chimiche, fisiche e biologiche dei prodotti agroalimentari, e fare valutazioni sulle risorse idriche.

Il Viticoltore

Al primo anello della filiera ci sono quelle figure impegnate in prima linea, ovvero nei campi e tra i filari. Questa figura si prende cura degli aspetti più operativi del vigneto e, più nello specifico, delle attività di legatura, potatura, zappatura, irrigazione e raccolta delle uve.

Il Responsabile analisi e controllo qualità delle uve

È una figura che coordina un team di persone chiamate in causa in diversi momenti della fase di maturazione del frutto.

Il team ha la responsabilità di controllare la fisiologia della vite e valuta la maturità delle uve (ovvero i valori di zuccheri, acidità totale, pH, acido malico e acido tartarico) nonché la loro maturità fenolica (cioè l’accumulo di sostanze fenoliche capaci di apportare colore e struttura al vino).

Queste accurate analisi chimiche permettono di conoscere il prodotto in tutti i suoi aspetti, ottenendo così il maggior controllo dei processi di trasformazione in ogni fase della lavorazione.

Il Cantiniere

Il cantiniere, ovvero colui che opera in cantina, nel cuore del processo produttivo, è un operaio specializzato che prende in consegna l’uva raccolta dai vendemmiatori e che segue tutte le operazioni di trasformazione dell’uva stessa in vino, dalla pigiatura fino alla fermentazione.

Ha una conoscenza approfondita del processo produttivo, e conoscenze tecniche specifiche riguardo il funzionamento di tutte le attrezzature utilizzate in cantina. Si interfaccia costantemente con l’enologo per la definizione delle procedure e degli standard di lavorazione, con particolare riferimento alla gestione delle vasche di fermentazione e al controllo delle temperature.

L’enologo

Lavora sia tra i vigneti che in cantina ed è la persona che controlla tutte le fasi di produzione, dalla coltivazione alla raccolta dell’uva, dalla vinificazione all’imbottigliamento, fino alla conservazione del vino stesso.

Il compito principale dell’enologo è assicurarsi che la produzione del vino avvenga in modo sicuro e corretto dal punto di vista fisico, chimico, organolettico e legislativo. Lavora costantemente con il responsabile di cantina e partecipa alle attività di sviluppo prodotto con la direzione strategica aziendale e con le funzioni commerciali e marketing.

Il brand ambassador

È la persona in prima linea responsabile della comunicazione e vendita del prodotto. È l’ambasciatore dell’azienda e ne promuove i prodotti, la storia e i punti di forza sul mercato. Ha conoscenze tecniche sul prodotto stesso, ottime doti relazionali e di negoziazione.È l’evoluzione della figura del “venditore”, che nel mondo moderno del vino è diventato l’elemento fondamentale di contatto con i clienti e, di conseguenza, ha una forte sensibilità per capire i trend di mercato.

La guida enoturistica

La forte crescita degli ultimi anni del turismo enogastronomico, pur essendo un fenomeno relativamente recente, l’ha posto tra i segmenti più promettenti del mercato del vino. Per questo un numero sempre maggiore di aziende vitivinicole ha aperto le sue porte al pubblico, per mostrare i processi di lavorazione e la filosofia che ne sono alla base. È nata così la figura dell’accompagnatore enoturistico, che costruendo itinerari e percorsi enogastronomici alla scoperta di aziende e cantine contribuisce allo sviluppo di un settore che ogni anno attira oltre 10 milioni di turisti.

Il responsabile accoglienza

È la persona che apre le porte di casa. Ha come compito principale quello di accompagnare i visitatori della cantina lungo un percorso esperienziale unico e che contribuisca a far vivere agli ospiti un momento da ricordare nel tempo.

Il Sommelier

Il Sommelier, pur essendo a latere del processo di produzione del vino, riunisce in sé passione, professionalità e cultura del buon vino. La sua missione è quella di degustare e far degustare il vino, fornendo gli strumenti per distinguerlo, apprezzarlo e giudicarlo. Ma non solo, i compiti del Sommelier infatti si diversificano e richiedono una conoscenza approfondita delle viti e della loro coltivazione, delle tecniche di vinificazione e dell’invecchiamento, dell’enografia nazionale ed internazionale e dell’abbinamento vini-pietanze gastronomiche.

Il Wine Blogger

Il settore vitivinicolo continua a crescere e a offrire interessanti e sempre nuove opportunità lavorative ai wine-lovers desiderosi di trasformare la loro passione in una professione.

Oggi per vendere un vino non bastano un prodotto di qualità e dei buoni agenti. La comunicazione e i new media sono i nuovi settori che si stanno sviluppando e imponendo, creando l’esigenza di nuove figure professionali.

Il Wine Blogger è un buon conoscitore di cantine ed enoteche ed è sempre aggiornato, per questo dispensa sul suo blog e sui social network consigli, suggerimenti e informazioni utili ad altri appassionati di vino. Per questo, in virtù della sua influenza sul pubblico, le aziende più lungimiranti mirano a contattarli e coinvolgerli nelle loro attività di marketing e comunicazione.

Se pensiamo a quanto negli ultimi anni il vino interessi sempre più settori e professionalità, possiamo renderci conto di quanto questo settore si trovi in una fase di forte sviluppo.

Basti pensare alla nascita di riviste e siti web specializzati, alla costante crescita dell’enoturismo, ma anche al rapido sviluppo dell’industria cosmetica e del benessere legata al vino. Si sono infatti moltiplicati i centri di vinoterapia e nuovi prodotti per la cura del corpo, come il sapone al Sagrantino o la crema al Barbera, fino al dopobarba all’Amarone.

Tutto questo ci fa capire come le professioni legate al mondo del vino siano soggette a costante aggiornamento ed evoluzione e, nei prossimi anni, alle figure professionali che abbiamo appena affrontato se ne saranno sicuramente aggiunte di nuove.

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