Di Majo Norante

Nel Molise il vino ha una tradizione che risale ai Sanniti e ai Romani, i quali vi introdussero la coltivazione della vite. I metodi di produzione sono quelli tramandati da una generazione all’altra nell’Appennino meridionale, sempre legati ai valori del mondo contadino. La Masseria Di Majo Norante è ubicata a Nord del Gargano in contrada Ramitello, in agro di Campomarino, dove il terreno sciolto e in parte sabbioso e la brezza estiva concorrono a creare un habitat particolarmente favorevole. Alessio Di Majo, vignaiolo testardo e controcorrente, ha sacrificato produttività ed omologazione del gusto al perseguimento costante della qualità e della tipicità, nella convinzione che i vitigni meridionali siano più adatti alle condizioni pedoclimatiche del Contado del Molise. Segue una breve galleria fotografica della masseria Di Majo.

Di Majo Norante produce vini da uve proprie sin dal 1800, come testimoniano le cantine sotto la piazza e nel vecchio palazzo di famiglia a Campomarino. La dedizione alla coltura della vite è ereditata prima da Luigi e poi da Alessio Di Majo ed è pianificata oggi insieme alla passione per la ricerca e la sperimentazione. Di Majo Norante produce i propri vini esclusivamente dagli 85 ettari dell’antico feudo dei Marchesi Norante di Santa Cristina. La filosofia enologica di Di Majo Norante rispetta l’approccio tradizionale alla conltivazione della vite ed alla produzione del vino, nel tentativo di conservare tutte le caratteristiche degli uvaggi mediterranei.

Di Majo Norante pone una certosina attenzione alla selezione, alla raccolta delle uve ed alle tecniche di vinificazione, nell’ottica del miglioramento costante della qualità e della salubrità del vino. La vite è trattata esclusivamente con concimi di origine organica e minerale ed è difesa con l’estirpazione costante delle erbe infestanti e con la lotta biologica ai parassiti come la tignola, mentre i resti della potatura vengono asportati per evitare focolai di infezioni. La pratica di tecniche antiche e l’adozione di tecnologie moderne consentono così di produrre un vino per moltissimi aspetti biologico, che merita di essere goduto appieno nella profonda espressione della propria tipicità. Segue una breve galleria fotografica degli attuali impianti per la vinificazione, e imbottigliamento.

La predisposizione a selezionare i cloni dei vitigni autoctoni attraverso lo studio della loro adattabilità al terreno di area meridionale è all’origine di tutti i vini Di Majo Norante. Ad uve classiche quali malvasia, Trebbiano, Montepulciano e Sangiovese ha affiancato dapprima il Bombino e l’Aglianico, e finalmente gli antichi vitigni Falanghina e Greco per la produzione dei bianchi. Ellenico-Aglianico, Prugnolo e Tintilia per i rossi. Moscato reale per il passito dolce. La sperimentazione con questi vitigni ed i buoni risultati raggiunti hanno spinto l’azienda vinicola a perseverare in una scelta coraggiosa che le consente di confezionare a prezzi naturalmente competitivi vini che rispondono perfettamente alla complessità del gusto contemporaneo.

Molise

Per oggi il nostro tour si ferma nella regione del Molise.

Il Molise è una piccola regione del sud Italia che riveste ad oggi un ruolo ristretto nel vasto panorama della viticoltura italiana. I vigneti del territorio molisano ricoprono appena 7,5 mila ettari.

La viticoltura in Molise risale al 5000 a.C., periodo a cui risalgono le prime informazioni circa la coltivazione della vite. Nel periodo precedente ai Romani, questo settore si consolidò grazie alle popolazioni sannite. Nell’epoca romana, la produzione di vino probabilmente continuò a crescere. L’avvento della fillossera non causò sostanziali mutamenti nel tessuto vitivinicolo, che comunque rimase di modesta importanza.

I vitigni più coltivati nel Molise sono quelli a bacca rossa, quali montepulciano, sangiovese e tintilia. Sono inoltre diffusi ciliegiolo, merlot, barbera, cabernet sauvignon e aglianico. Tra i vitigni a bacca bianca, quelli maggiormente coltivati sono trebbiano abruzzese e trebbiano toscano, seguiti da manzoni bianco, malvasia di Candia, pinot bianco, chardonnay, malvasia bianca, bombino bianco, moscato bianco, pinot grigio, riesling, sylvaner, gewürztraminer, garganega e sauvignon blanc.

Il Molise conta 4 Denominazioni di Origine Controllata (DOC). Nell’Alto Molise, in provincia di Campobasso, che rappresenta la zona di tradizione vitivinicola più antica, troviamo la DOC Biferno, prodotta nella versioni rosso e rosato – da uve montepulciano e aglianico – e bianco, da uve trebbiano toscano. Nel Basso Molise, nella provincia di Isernia, zona che ha invece conosciuto un più recente sviluppo nella coltivazione della vite, si snoda la DOC Pentro d’Isernia, anch’essa prodotta nelle tre versioni: rosso e rosato, da uve montepulciano e tintilia, e bianco da trebbiano toscano e bombino bianco. In tutto il territorio, infine, si producono le DOC Molise, nelle 4 tipologie vino rosso, bianco, rosato e spumante, e Tintilia del Molise, nelle versioni rosso e rosato, entrambi da uve tintilia.

Tra le cantine famose e premiate del Molise spiccano in particolare per il grande e meritevole lavoro nel valorizzare la viticoltura della regione: Borgo di Colloredo, Di Majo Norante, Terresacre, Angelo d’Uva e Valerio Vini.

Abruzzo

Ora ci spostiamo verso l’Adriatico e troviamo la regione Abruzzo.

L’Abruzzo è una regione del centro Italia con una certa rilevanza nella produzione di vini rossi e che ha conosciuto negli ultimi anni una sostanziale crescita qualitativa dei vini. I vigneti del territorio abruzzese ricoprono poco più di 37 mila ettari.

La viticoltura in Abruzzo ha origini molto antiche, ma le prime testimonianze risalgono agli Etruschi, nel VII secolo a.C., i quali diffusero la coltivazione della vite. Con l’epoca romana, la viticoltura continuò a svilupparsi, fino alle invasioni barbariche, che portarono una grande distruzione del panorama viticolo. Alla fine di questo periodo, la viticoltura tornò a fiorire, fino all’avvento della fillossera all’inizio del ‘900, che causò delle perdite immani di molti vigneti.

Il protagonista indiscusso della viticoltura dell’Abruzzo è il montepulciano: qui esso trova le condizioni ideali per potersi esprimere ai più alti livelli ed è difatti il vitigno principale di tutte le denominazioni della regione che prevedono vini rossi e rosati. I vitigni a bacca bianca più coltivati sono trebbiano abruzzese, pecorino, bombino bianco, trebbiano toscano, manzoni bianco, malvasia di Candia, passerina e pignoletto. Nella regione sono diffusi anche molti vitigni autoctoni, quali chardonnay, pinot bianco e pinot grigio, merlot, cabernet franc e cabernet sauvignon, pinot nero.

A fronte di una Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), l’Abruzzo vanta 8 Denominazioni di Origine Controllata (DOC).

La provincia di Teramo include l’unica DOCG, Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, vino rosso da prevalenza di uve montepulciano. Qui troviamo anche Controguerra, piccola DOC che può essere prodotta sia in versione vino bianco e vino rosso, sia in versione vino spumante e vino rosé.

In provincia di Chieti si estende la DOC Villamagna, vino rosso prodotto per il 95% da uve montepulciano. Nella stessa provincia, sorgono le DOC Ortona, prodotta nella versione in bianco da uve trebbiano e nella versione in rosso da montepulciano, e Terre Tollesi o Tullum, nelle versioni rosso, bianco o spumante.

In quasi tutto il territorio, invece, sono prodotte le DOC Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, vino bianco da uve trebbiano o bombino bianco che alcuni produttori hanno saputo interpretare in maniera magistrale, Cerasuolo d’Abruzzo, vino rosato da montepulciano, e infine Abruzzo, denominazione prodotta in tutte le tipologie.

Tra le cantine famose e premiate dell’Abruzzo ci sono: Tenuta I Fauri, Tenuta Ulisse, Castorani, Torre dei Beati, Dino Illuminati, Luigi Cataldi Madonna, Masciarelli, Emidio Pepe, Nicoletta De Fermo, Villa Medoro, Ciccio Zaccagnini, La Valentina, Cirelli, Talamonti, Col del Mondo, Tiberio, Valentini, Cantina Tollo, Valle Reale.

Cantina Tollo

Nell’Italia centrale sono stati rinvenuti reperti fossili di tralci di vite risalenti a due milioni di anni fa, ma è solo dalla tarda età del Bronzo che giungono a noi le tracce di un’attività agricola vera e propria, finalizzata alla coltivazione della vite. In Abruzzo, le prime testimonianze di produzione di vino si collocano in epoca preromana, con il vasellame dei corredi funebri venuti alla luce nelle necropoli monumentali intorno all’Aquila. Numerosissimi, poi, i reperti di epoca romana, che attestano la diffusione – e la popolarità – del vino, citato anche nelle opere degli storici e nei versi dei poeti. “Appresta il vino i cuori e alla passione li fa più pronti”, scrive Publio Ovidio Nasone, il famoso elegiaco di origine sulmonese. I vini prodotti nel territorio vengono elogiati nel De Agricoltura di Marco Porcio Catone e persino Annibale – racconta lo storico greco Polibio – indugiando a lungo in Val Vibrata (Teramo), viene sedotto dal vino locale.

Nelle contrade di Tollo, cittadina della provincia teatina, sono stati rinvenuti dolia (contenitori di terracotta adibiti al trasporto di vino) interi e in frammenti, oggi conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti. Queste celle vinarie venivano collocate presso la dimora (villa rustica), ma anche interrate tra le vigne, con l’intento di mantenere le proprietà del luogo durante la trasformazione del mosto in vino. Sulle colline di Tollo ancora oggi non è raro imbattersi nei resti di un dolium, smuovendo il terreno per i lavori di reimpianto dei vigneti.

I loro vigneti si estendono su una superficie di oltre 3.000 ettari, dalle colline del litorale fino alle pendici dei monti, in un clima tipicamente mediterraneo, temperato, con escursioni termiche notevoli che determinano condizioni ottimali per l’accumulo di sostanze aromatiche nei grappoli, dando origine a uve di grande qualità. La loro produzione è concentrata esclusivamente sui vitigni tipici e autoctoni del territorio, coltivati tradizionalmente a pergola, con una vocazione alla sperimentazione in campo e in cantina.

La cantina è nata nel 1960, quando le campagne abruzzesi si spopolavano nuovamente e molti italiani lasciavano il Paese alla ricerca di un futuro migliore. I loro padri, viticoltori da generazioni, scelsero invece di restare nei vigneti, dando vita alla Cantina Tollo.

Protagonista negli anni Sessanta e Settanta del clima di fermento vitivinicolo che animava il territorio abruzzese, la Cantina ha svolto un ruolo attivo nel settore, contribuendo a determinare un cambiamento radicale nella geografia viticola regionale. Mentre si registrava un calo delle produzioni nelle aree di Teramo e dell’Aquila, andava via via crescendo la superficie vitata nella provincia di Chieti e in particolare a Tollo, divenuta una vera e propria “Città del Vino”.

Di grande rilievo anche il contributo della Cantina al processo di regolamentazione della produzione, alle iniziative di tutela dei vini tipici regionali e ai programmi di miglioramento qualitativo delle uve e delle tecniche di vinificazione. Oggi Cantina Tollo è tra le più importanti e consolidate realtà del settore vitivinicolo italiano. Presente in tutti i paesi dell’Unione Europea, nel Nord America e nel Far East, esporta il 35% della sua produzione, con particolare attenzione ai mercati emergenti di Russia, India e Cina.

Gli impianti di invecchiamento, situati a Tollo, consistono in barrique e grandi botti di rovere di Slavonia, a cui si aggiungono le vasche di cemento vetrificato, ritenute oggi la migliori per l’affinamento. Passione, impegno e valori condivisi hanno guidato Cantina Tollo in ogni snodo della sua storia e continuano ad accompagnarne i successi.

Tenute le Quinte

Immersa tra le colline dei Castelli Romani, tra vigneti e cantine… tra barriques e silos… tra legno ed acciaio… tra metodi classici ed innovazioni… l’azienda da 4 generazioni è impegnata in quello che ritiene il più bel lavoro del mondo… produrre dalla terra i propri vini.

L’entusiasmo, la passione, la soddisfazione, i risultati, sono gli stimoli che ancora oggi gli consentono di apprezzare il valore della grande eredità ricevuta dal passato, di essere contemporanei con gli investimenti in tecnologie, ricerca, e studio, e assiduamente attivi nella sperimentazione poichè il futuro è già alle porte.

Lazio

Scendiamo di qualche chilometro e arriviamo nella regione della Città Eterna. Parleremo della regione Lazio.

Il Lazio è una regione del centro Italia che solo negli ultimi anni sta conoscendo un certo successo dal punto di vista della viticoltura, grazie al lavoro di alcuni produttori che hanno deciso di puntare maggiormente sulla qualità, anziché sulla quantità come avveniva fino a poco tempo fa. I vigneti del territorio laziale ricoprono poco meno di 25 mila ettari.

La viticoltura in Lazio ha origini probabilmente che risalgono al periodo precedente ai Romani. Fu, tuttavia, con la fondazione della città di Roma che la coltivazione della vite e la produzione di vino conobbero uno sviluppo grandioso fino all’avvento della fillossera nella seconda metà dell’800 e nella prima metà del’900, che causò delle perdite immani nel patrimonio viticolo.

I vigneti del Lazio sono dominati dalle uve a bacca bianca. I vitigni a bacca bianca più coltivati sono la malvasia di Candia, malvasia puntinata, malvasia bianca lunga e il trebbiano toscano. Sono diffusi anche dei vitigni autoctoni, quali bellone, cacchione, bombino bianco e grechetto. Tra le uve a bacca rossa, troviamo cesanese, nero buono di cori, ciliegiolo, montepulciano, merlot, cabernet sauvignon, barbera.

La regione vanta 3 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e 27 Denominazioni di Origine Controllata (DOC).

In provincia di Frosinone, si estende la DOCG Cesanese del Piglio, vino rosso secco prodotto dall’uva autoctona cesanese, oltre alle DOC Cesanese di Affile, Cesanese di Olevano Romano e Genazzano.

In provincia di Roma, la zona dei Castelli Romani è la più importante dal punto di vista della produzione dei vini: troviamo infatti i due vini bianchi DOCG prodotti da uve malvasia di Candia – Cannellino di Frascati e Frascati Superiore, con la relativa DOC di ricaduta Frascati – oltre alle DOC Castelli Romani, Zagarolo, Montecompatri Colonna, Marino, Colli Albani, Colli Lanuvini, Velletri. La continuazione dei Castelli Romani costituisce la DOC Aprilia.

In provincia di Viterbo, invece, nascono le DOC Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, Aleatico di Gradoli, vino da dessert, e Vignanello. La provincia di Rieti include un’unica DOC, Colli della Sabina.

Tra le cantine famose e premiate del Lazio ci sono: Casale del Giglio, Antonello Coletti Conti, Tenuta di Fiorano, Poggio Le Volpi, Principe Pallavicini, Sergio Mottura, Falesco.

Arnaldo Caprai

Marco Caprai ha creduto nella grande ricchezza di questa tradizione e l’ha recuperata in chiave moderna, adottando i più innovativi metodi di produzione e di gestione aziendale. Grazie ad una ricerca e sperimentazione continue lavorano per offrire al pubblico dei vini potenti, eleganti e dotati di grande personalità e tipicità. L’obiettivo di oggi è quello di trenta anni fa: il lavoro costante e meticoloso a favore della qualità, la ricerca e la sperimentazione di nuove tecniche agronomiche ed enologiche, la diffusione della cultura e della tradizione del territorio di cui l’azienda si fa interprete.

La cantina, moderna e funzionale, è stata completamente rinnovata nel 1997 e presenta oggi al suo interno, un reparto vinificazione e stoccaggio, una Cantina di elevazione con botti di Slavonia e barriques e un reparto di affinamento in bottiglia.

Molteplici sono le iniziative che li hanno visti protagonisti negli ultimi anni e che li avvicinano al consumatore. La poesia, l’arte, la tecnologia, le nuove vie di comunicazione sono solo alcuni degli argomenti che accompagnano e arricchiscono i loro vini, all’insegna dell’innovazione nella tradizione.

Umbria

Il nostro viaggio prosegue per la regione che è il centro dell’Italia. Parliamo della piccola e bella regione dell’Umbria.

L’Umbria è una piccola regione del centro Italia che negli ultimi anni è riuscita ad acquistare maggiore importanza rispetto al passato, in particolar modo nella produzione di vini rossi. I vigneti ricoprono quasi 14 mila ettari del territorio.

La viticoltura in Umbria ha origini molto antiche, risalenti agli Etruschi, tant’è che i Romani trovarono un territorio già molto florido per quanto riguarda la coltivazione della vite e la diffusione di molte varietà di vitigni. L’arrivo della fillossera causò, come in tutto il territorio italiano, la distruzione quasi totale dei vigneti della zona. Con la ricostruzione del tessuto viticolo, a partire dagli anni ‘30, inizierà poi uno sviluppo anche dal punto di vista qualitativo e produttivo.

I vigneti dell’Umbria sono piuttosto equamente suddivisi tra uve a bacca bianca e nera. I vitigni a bacca bianca più coltivati sono trebbiano toscano, grechetto, verdello, malvasia bianca, chardonnay, riesling; quelli a bacca nera più diffusi sono sagrantino, sangiovese, merlot, ciliegiolo, cabernet sauvignon, montepulciano e barbera.

La regione vanta 2 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e 13 Denominazioni di Origine Controllata (DOC).

In provincia di Perugia, nascono due importanti vini rossi DOCG, Torgiano Rosso Riserva da uve sangiovese e Montefalco Sagrantino da uve sagrantino, con le relative DOC di ricaduta, Torgiano e Montefalco.

La zona vitivinicola con la tradizione più antica è Orvieto, con la relativa DOC Orvieto in comune con la regione Lazio, vino bianco da uve trebbiano e grechetto, il vino preferito da diversi Papi. Le altre DOC sono invece: Assisi, Colli Alto Tiberini, Amelia, Trasimeno, Colli Martani, Colli Perugini, Lago di Corbara, Rosso Orvietano, Todi e Spoleto.

Tra le cantine famose e premiate dell’Umbria ci sono: Castello della Sala, Adanti, Milziade Antano, Barberani, Decugnano dei Barbi, Leonardo Bussoletti, Antonelli, Perticaia, Romanelli, Arnaldo Caprai, Roccafiore, Colpetrone, Giampaolo Tabarrini, La Palazzona, Tenuta Bellafonte, Villa Mongalli, Barberani, Lungarotti.

Cantina dei Colli Ripani

Nelle Marche, su di un sistema collinare che segue le valli fluviali fino all’Adriatico lasciandosi alle spalle gli Appennini, a 494 metri di altitudine incredibilmente vicini alla costa: sorge qui una tra le più conosciute e produttive cantine della regione. La Cantina dei Colli Ripani.

La loro storia inizia nel 1969, la loro produzione nel 1977, anno della prima vinificazione. È proprio in questi giorni che la terra della Cantina si trasforma per la prima volta in vino: una tappa emozionante che hanno scelto di ricordare dando vita all’omonima Linea ‘settantase77e, dedicata al mercato Ho.Re.Ca. Al loro repertorio enologico si aggiungono altre tre linee autoctone: la Linea Colli Ripani, composta da dieci vini che insieme raccontano il territorio facendosi autori, ognuno, di un personale capitolo di un’unica storia itinerante, la Linea Bio, vera e propria filosofia aziendale ottenuta da uve coltivate nel rispetto dell’ambiente e lavorate con l’ausilio di energie rinnovabili e la Linea 508, una selezione esclusiva d’eccellenze rigorosamente locali, composta da 6 prodotti riconosciuti a livello internazionale per la qualità dei grappoli, la storia e il rigore posto nell’arte della vendemmia.

L’amore per le origini e il lavoro delle persone hanno fatto della Cantina la custode non solo di un ottimo prodotto vinicolo, frutto di un innato rispetto per la natura e i suoi ritmi, ma anche di una selezione di prodotti locali come l’olio d’oliva, la pasta, il caffè d’orzo, le confetture e il miele: il risultato di un’idea di commercio che premia l’impegno e la passione dei soci produttori.

Marche

Qualche settimana fa, i nostro tour, si è fermato in Toscana. Oggi riprendiamo quel tour e lo iniziamo dalle Marche.

Le Marche sono una regione del centro Italia che riveste un ruolo importante nella produzione di diversi vini bianchi e vini rossi. Il tessuto viticolo si estende per circa 20 mila ettari. La viticoltura nelle Marche ha origini molto antiche, risalenti all’epoca dei Greci, all’inizio del IV secolo a.C.. L’arrivo degli Etruschi, poi, determinò un fiorente sviluppo della coltura della vite, tant’è che in epoca romana, la coltivazione della vite già rappresentava un settore trainante dell’economia locale. L’arrivo della fillossera causò tuttavia la distruzione quasi totale dei vigneti, la cui ricostruzione richiedette non poco tempo. I vigneti della regione sono equamente suddivisi tra uve a bacca bianca e nera. Il vitigno più coltivato e rappresentativo della regione è il verdicchio. Sono coltivati inoltre passerina, pecorino, biancame, lacrima, ciliegiolo, montepulciano, malvasia, sangiovese, trebbiano toscano, vernaccia, oltre a chardonnay, pinot bianco e pinot nero. La regione vanta 5 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e 15 Denominazioni di Origine Controllata (DOC). Nella zona di Jesi, si trova la DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva e la DOC di ricaduta Verdicchio dei Castelli di Jesi. La provincia di Macerata è la terra della DOCG Vernaccia di Serrapetrona e della DOC Serrapetrona, da vernaccia nera. Nella provincia di Ancona, si sviluppa DOCG a Conero, da uve montepulciano, mentre nell’area del Piceno, si distende la DOC Rosso Piceno. La Valle Camerina include la zona di Matelica con la DOCG Verdicchio di Matelica Riserva e la DOC di ricaduta Verdicchio di Matelica. Infine la zona di Pesaro vanta la DOC Colli Pesaresi, da uve sangiovese per la versione in rosso. Infine, nella provincia di Ascoli Piceno, si estendono la DOCG Offida e la DOC Falerio. Tra le cantine famose e premiate delle Marche ci sono: Poderi Mattioli, Moncaro, CasalFarneto, Umani Ronchi, Conte Leopardi Dittajuti, Andrea Felici, Bucci, Piantate Lunghe, Il Pollenza, Fattoria San Lorenzo, Tenuta Spinelli, Poderi San Lazzaro, Monteschiavo, Aurora, Le Caniette, Velenosi, La Marca di San Michele, Frati Bianchi, Tenuta di Tavignano, Gioacchino Garofoli, Collestefano, Borgo Paglianetto, La Monacesca.

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