La vite e la vigna, l'uva e il vino, gli spumanti, i vini passiti e i liquorosi, il vino italiano e le sue leggi, la birra, i distillati e i liquori, la figura del sommelier e il servizio, l'evoluzione del gusto a tavola. In sintesi, il mondo del Sommelier. Un mondo affascinante da scoprire con visite in cantina e assaggi al ristorante, letture e tour enogastronomici. Un mondo che mantiene forti radici con la tradizione, con la cultura e con la società, ma che ogni giorno allarga i propri orizzonti.
Se pensiamo all’Australia, la prima cosa che ci arriva alla mente non è forse il suo vino, ma piuttosto la ricchezza della sua fauna e flora ed i suoi suggestivi ed incontaminati paesaggi. In realtà l’Australia è l’ottavo produttore del vino al mondo, con più di 149.000 ettari vitati e 13 milioni di ettolitri di vino prodotto. Il consumo pro capite di vino è sui 20 litri annui, pochi rispetto ai livelli Europei, ma di assoluto rilievo per un paese di recente sviluppo a livello enologico. L’Australia produce più vino di quanto ne consumi e l’export verso i mercati più ricettivi, come gli Stati Uniti d’America, è vicino al livello dei produttori Europei come l’Italia e la Francia. Uno dei fattori principali per il successo dei vini Australiani è la loro ottima qualità offerta ad un prezzo ragionevole. Lo sviluppo dell’enologia Australiana è stato, tra i più rapidi ed efficienti di tutto il mondo, raggiungendo un eccellente livello qualitativo con in più anche un carattere di tipicità “Australiana” per i propri vini. Il segreto del successo del vino Australiano è stato probabilmente l’adozione fin dall’inizio di tecnologie e pratiche enologiche all’avanguardia, cosa che ha consentito un rapido sviluppo e permesso di raggiungere un livello qualitativo elevato.
La storia della viticoltura in Australia
La viticoltura e l’enologia Australiane hanno una storia relativamente giovane. La vite è arrivata in Australia all’inizio dell’800, proveniente probabilmente dal Sud Africa. Nel giro di pochi anni la coltivazione della vite si diffusa nel Galles del Sud, in Tasmania, nell’Australia Occidentale, nella Victoria e nell’Australia Meridionale. I vitigni erano quelli già diffusi a livello internazionale, non si ha notizia di specie di viti autoctone Australiane. L’Australia non era infestata da parassiti e quindi la coltivazione delle specie Europee non presentò quindi grosse difficoltà. Alla fine dell’800 anche in Australia arrivò la fillossera, anche se fortunatamente la sua diffusione si limitò alla regione di Victoria, che da sola riusciva a produrre quasi il doppio di tutti gli altri stati Australiani. Agli inizi del ‘900 il primato passò all’Australia Meridionale che non aveva sofferto dei danni provocati dalla fillossera. La produzione era comunque molto focalizzata sui vini fortificati che venivano esportati, soprattutto in Inghilterra. Verso la metà del 1950 l’attenzione dei produttori si rivolse ai vini secchi piuttosto che a quelli fortificati. In breve tempo gli enologi Australiani sono arrivati ad occupare un posto di rilievo nel mondo. In circa 30 anni la mediocre produzione precedente agli anni ’50 ha lasciato spazio a vini che occupano ormai posizioni di primaria importanza di tutto il mondo enologico.
Il Sistema di Qualità dei vini Australiani
In Australia non esistono disciplinari di produzione come sono in vigore, per esempio, in Europa (DOP/IGP) o negli Stati Uniti d’America (AVA). In Australia è in vigore il sistema di qualità definisce e impone le norme che devono essere applicate nella compilazione delle etichette chiamato LIP (Label Integrity Programme). Le etichette dei vini Australiani devono fornire ai consumatori tutte le informazioni sul vino contenuto nella bottiglia. Se nell’etichetta è riportato il nome del vitigno, il vino dovrà essere per almeno l’85% prodotto con l’uva indicata. Se nell’etichetta è riportata la zona di produzione, il vino dovrà per almeno l’85% essere prodotto nella zona indicata. Se nell’etichetta è riportata l’annata, il vino dovrà essere per almeno il 95% prodotto con uve di quella vendemmia. Se il vino viene prodotto con più uve, queste vengono indicate nell’etichetta in ordine di quantità decrescente. Un “Cabernet Sauvignon-Merlot” è prodotto con uve di cui il Cabernet Sauvignon costituisce la percentuale maggiore. Devono anche essere riportate le esatte percentuali, che spesso vengono specificate nella retroetichetta. Lo stesso principio si applica anche a vini le cui uve provengono da più di una zona. Un’usanza peculiare dei produttori Australiani è l’utilizzo della dicitura “Bin” in etichetta, seguita da un numero. In origine il “Bin” rappresentava il numero del contenitore da dove proveniva il vino prima dell’imbottigliamento. Il numero identificava dunque un vino prodotto in uno specifico anno e con un determinato metodo. Ancora oggi moltissimi vini Australiani riportano in etichetta la dicitura Bin seguita dal numero con cui sono da sempre conosciuti.
La produzione vinicola in Australia
La produzione vinicola Austaliana è concentrata nella zona meridionale, in particolare negli stati del Nuovo Galles del Sud, Victoria e Australia Meridionale, la zona più importante e produttiva del paese. La maggioranza delle aziende vinicole si trovano in prossimità delle città di Sydney, Canberra, Melbourne e Adelaide. Il resto della produzione è realizzato in Tasmania e nell’Australia Occidentale, nei pressi di Perth. Il vino si produce, anche se in quantità più modeste, nelle aree del Queensland e nei territori settentrionali. L’enologia e la viticoltura Australiana, si caratterizzano per il massiccio impiego di tecnologia, dalla vigna fino alla cantina. Le vendemmie e gli altri lavori in vigna sono in genere meccanizzati e i processi di vinificazione sono condotti secondo le più avanzate tecnologie.
I vitigni coltivati in Australia
In Australia si producono sia vini bianchi che vini rossi, con leggera prevalenza dei bianchi, oltre ad una discreta quantità di vini spumanti e vini fortificati. Le uve bianche più coltivate in Australia sono lo Chardonnay, il Riesling e il Semillon, mentre quelle a bacca nera sono il Cabernet Sauvignon e lo Syrah (che in Australia e in Sud Africa viene chiamato Shiraz). I vini più famosi dell’enologia Australiana sono senza dubbio lo Chardonnay e lo Shiraz. Le Altre uve a bacca bianca coltivate in Australia sono il Muscadelle, il Muscat Blanc à Petits Grains, il Muscat Gordo Blanco (Moscato d’Alessandria), il Palomino e il Pedro Ximénez (per i vini fortificati), il Sauvignon e il Verdelho. Altre uve a bacca nera sono la Grenache, il Merlot, il Mourvèdre e il Pinot Nero.
Le zone di produzione del vino in Australia
L’Australia Meridionale
L’Australia Meridionale è la zona più rappresentativa e produttiva di tutto il paese. Più della metà di tutto il vino Australiano è prodotto qui e qui si trovano le aree vitivinicole più prestigiose, come la Barossa Valley, Coonawarra, Adelaide Hills, Eden Valley, Clare Valley, Padthaway e McLaren Vale. L’area viticola più importante si trova in prossimità della città di Adelaide, mentre Padthaway e Coonawarra si trovano più a sud.
Barossa Valley
La Barossa Valley, a circa 60 chilometri a nord-est da Adelaide, ha un clima caldo e secco, le cui colline rivolte ad est hanno però un clima più fresco e adatto alla viticoltura. Le uve bianche principali coltivate in quest’area sono lo Chardonnay, generalmente vinificato in botte di rovere americano, lo Shiraz, il Riesling e il Sémillon. Palomino e Pedro Ximénez sono utilizzate per i vini fortificati. I vini più famosi di quest’area sono comunque rossi e prodotti principalmente con Shiraz. Le altre uve a bacca nera coltivate nella Barossa Valley, occasionalmente utilizzate anche in uvaggio con lo Shiraz, sono la Grenache Noir, Cabernet Sauvignon e Mourvèdre, qui noto con il nome di Mataro.
Clare Valley
La Clare Valley si trova a nord della Barossa Valley. Qui il clima più è fresco e pertanto adatto alla produzione di vini bianchi, in particolare Riesling. Nella Clare Valley si producono fra i migliori Riesling del mondo, capaci di competere anche con l’eleganza di quelli Tedeschi. I Riesling della Clare Valley hanno maggiore corpo e minore acidità di quelli Tedeschi e una gamma di qualità aromatiche e gustative, che definiscono una propria spiccata personalità. I Riesling della Clare Valley hanno il notevole potenziale di affinamento in bottiglia che contraddistingue tutti i Riesling di qualità e che può arrivare anche a oltre 20 anni. Tra i vini rossi della Claire Valley ricordiamo quelli basati sulla cuvée GSM (Grenache–Syrah–Mourvedre).
Southern Vales e McLaren Vale
Il Southern Vales si trova a sud di Adelaide. Il suo distretto più famoso è McLaren Vale. In questa regione si producono sia vini bianchi con uve Chardonnay, Riesling e Sauvignon che rossi con Cabernet Sauvignon, Shiraz e Grenache Noir. Anche qui si coltivano poi Palomino, Pedro Ximénez, Sémillon, Pinot Nero e Merlot.
Eden Valley
Eden Valley è ad est di Barossa Valley e a nord-est di Adelaide. Eden Valley è considerata la seconda grande area per i Riesling. I Riesling della Eden Valley sono meno alcolici e più floreali, mentre quelli della Clare Valley sono più fruttati. Il lungo affinamento in bottiglia li arricchisce di interessanti aromi tostati. Rispetto a Clare Valley, Eden Valley ha una maggiore altitudine e un clima più fresco, che rende interessanti i vini rossi da uve Pinot Nero e di vini bianchi da Chardonnay. I
Adelaide Hills
Ad est di Adelaide e a sud della Eden Valley si trova l’area vinicola di Adelaide Hills. La maggior parte dei vigneti della zona vi furono piantati negli anni 1980 e 1990. Adelaide Hills è una delle aree vinicole più fresche dell’Australia, pertanto i livelli di acidità nei mosti sono piuttosto elevati, tanto da rendere necessaria la fermentazione malolattica per ottenere vini bianchi più morbidi. Grazie al clima fresco, Adelaide Hills è ideale per la produzione di spumanti e di vini fermi da Sauvignon Blanc. Vi si produce comunque anche Chardonnay e vini rossi da Merlot.
Coonawarra
Coonawarra si trova circa 450 chilometri a sud-est di Adelaide, vicino alla regione di Victoria. Qui si producono robusti e ricchi Cabernet Sauvignon. La caratteristica principale di questa piccola area, i cui migliori vigneti sono piantati in una fascia di appena 16 chilometri, è costituita dal suo suolo calcareo alla cui superficie si trova del terreno poroso e rossiccio, detto terra rossa. I vini più importanti della zona sono i rossi da Cabernet Sauvignon e Shiraz. A Coonawarra si coltivano anche piccole quantità di Pinot Nero, Merlot e Cabernet Franc. Tra le uve a bacca bianca il Riesling, lo Chardonnay, il Gewürztraminer e il Sauvignon.
Padthaway
A nord di Coonawarra si trova Padthaway, piccola zona nota per i suoi vini bianchi. Resling, Chardonnay e Gewürztraminer, sono le uve a bacca bianca più coltivate, mentre l’uva rossa più diffusa è lo Shiraz. Gli Chardonnay di Padthaway hannouna buona acidità e un corredo aromatico decisamente fruttato e fresco.
Per via dell’intervallo di latitudini in cui si colloca, il continente Africano non possiede zone adatta alla coltivazione della vite, ma c’è un’eccezione. La zona meridionale del Sudafrica si trova a sud dei 30° di latitudine che ne consentono la coltivazione, facendo di questo paese l’unica nazione dell’Africa a poter vantare una tradizione enologica significativa. Infatti il vino si produce in Sudafrica da più di 350 anni, molto prima che in California o in Australia e il paese è oggi il settimo produttore di vino del mondo. Gli avvenimenti politici dello scorso secolo hanno fatto sì che il Sud Africa per un certo periodo abbia subito un ritardo nello sviluppo enologico rispetto agli altri paesi del nuovo mondo, ma oggi si pone sul mercato internazionale con una serie di vini bianchi e rossi promettenti ed interessanti. La maggioranza in termini quantitativi delle uve prodotte in Sud Africa vengono destinate alla produzione di mosto concentrato, distillati e vini di largo consumo generalmente venduti in confezioni di cartone da 5 litri (bag-in-box). Tuttavia, a partire dalla metà degli anni 1980, un crescente numero di nuovi produttori vinicoli sta puntando essenzialmente su vini di qualità, portando risultati che gradualmente si stanno facendo strada sui mercati internazionali.
La storia della viticoltura in Sud Africa
Città del Capo (Cape Town) è al centro della zona che per prima ha visto fiorire la viticoltura in Sudafrica. Nel 1600 gli Olandesi che controllavano la zona e i commerci tra l’Europa e le Indie avevano la necessità di fornire vino e distillati agli equipaggi in sosta a Capo di Buona Speranza, e ciò favorì le prime coltivazione di vite. Si trattava con tutta probabilità di barbatelle di Chenin Blanc e Moscato d’Alessandria, fatte arrivare dalla Francia. Nel 1685 fu fondata la più importante cantina della storia enologica del Sud Africa: Constantia. Per un lungo periodo i vini di Constantia rappresentarono quindi un’eccezione, essendo gli unici del cosiddetto “Nuovo Mondo” a poter tenere testa ai vini prodotti in Europa. I vini di Constantia erano dolci e il Constantia bianco, il più famoso era prodotto con Muscat à Petit Grains e Moscato d’Alessandria. Nel 1886 anche in Sud Africa fece la sua comparsa la fillossera che devastò progressivamente i vigneti del paese. Fu solo all’inizio del 1900 che i produttori locali ripresero a piantare vigneti, prevalentemente con uva Cinsaut, cercando di ridare slancio all’enologia del paese. Nel 1918 fu fondata la KWV, Koöperatiewe Wijnbouwers Vereeniging van Zuid Africa (Associazione Cooperativa dei Viticoltori del Sud Africa), che divenne in breve tempo talmente potente che nessun vino poteva essere prodotto, venduto o importato in Sud Africa se non per mezzo del KWV. Ancor oggi attiva, la KWV controlla ancora circa il 25% delle esportazioni dei distillati e del vino del Sud Africa, ma ha perso molto del suo dominio ed è stata recentemente ristrutturata come gruppo di aziende private. Anche a causa di questo monopolio, il Sudafrica ha subito un grave ritardo nella diffusione delle tecnologie moderne e nell’evoluzione della qualità dei vini rispetto agli altri paesi che stavano emergendo sui mercati internazionali. Il cambio di marcia dell’enologia Sudafricana è iniziato verso la metà degli anni 1980 grazie anche all’iniziativa dei piccoli produttori, molto più attenti ai mercati rispetto alle cooperative.
I vitigni del Sudafrica
L’uva più coltivata nel Sud Africa è lo Chenin Blanc, chiamata “Steen”, con la quale si producono soprattutto vini comuni, pur con alcune rimarchevoli eccezioni. Le uve bianche sono comunque le più coltivate in Sudafrica, in particolare le “internazionali” Chardonnay e Sauvignon, il Riesling e il Colombard, il “Cape Riesling”, detto anche Crouchen e l’Hanepoot, che altro non è che il Moscato d’Alessandria, dal quale si ricavano prevalentemente vini fortificati. Fra le uve a bacca rossa la più importante è il Cabernet Sauvignon, seguito dal Cinsaut, dal Merlot, dallo Shiraz. Il locale Pinotage è un incrocio prodotto tra Pinot Nero e Cinsaut, col quale si producono buoni vini di qualità medio-alta. La coltivazione del Pinotage si è diffusa limitatamente anche in altri paesi come la California e la Nuova Zelanda.
Il sistema di qualità dei vini del Sud Africa
Il sistema di qualità tuttore in vigore nel Sud Africa risale al 1973 e, per certi aspetti, somiglia a quelli Europei. Il Wine of Origin (Wyn van Oorsprong o Vino di Origine ), abbreviato con la sigla “WO”, prevede che un vino venga riconosciuto come prodotto certificato solo in seguito ad un esame svolto da un’apposita commissione. Solo i vini che superano la valutazione della commissione possono riportare sulle bottiglie l’apposito sigillo di certificazione. I vini possono essere certificati per zona di produzione (ward), annata e composizione delle uve. Un vino certificato come varietale, deve essere prodotto con almeno il 75% dell’uva indicata in etichetta e almeno il 75% deve provenire dalla vendemmia indicata. I vini assemblati possono riportare in etichetta la composizione delle uve. Il sistema prevede anche la menzione “Estate” (proprietà), che ricorda le menzioni geografiche di “Château” o “Domaine” per i vini Francesi. Gli spumanti metodo classico prodotti in Sudafrica riportano la dicitura Méthode Cap Classique.
Le zone di produzione del vino in Sudafrica
Constantia
La zona di produzione più antica del Sud Africa è Constantia, sul Capo di Buona Speranza, dove si beneficia sia di un clima fresco che della vicinanza dell’oceano Atlantico. La zona deve la sua fama al vino dolce da Moscato d’Alessandria, ma vi si producono anche eccellenti vini da uve Chardonnay e Sauvignon Blanc, forse i migliori del Sudafrica, oltre a vini rossi prodotti con uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.
Stellenbosch
A circa 45 chilometri ad est si trova Stellenbosch, una delle più antiche zone di produzione del paese e una delle più importanti, sia per produzione, sia per qualità. Il clima di questa zona è piuttosto temperato grazie alle correnti dell’Oceano Atlantico. Vi si coltivano Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e il Pinotage. A Stellenbosch si producono inoltre vini fortificati simili al Porto e vini bianchi prodotti con uve Chardonnay e Sauvignon.
Paarl
A nord di Stellenbosch, vi è poi Paarl, che produce vini bianchi e rossi, vini liquorosi, spumanti e brandy. I vini fortificati sono prodotti con le stessa tecnica dello Jerez in Spagna. Le uve prevalentemente coltivate qui sono lo Chenin Blanc, lo Chardonnay, il Sauvignon, il Cabernet Sauvignon e il Merlot. Un’area molto rinomata di questa zona è il Franschoek, l’antico insediamento degli ugonotti Francesi, dove si producono vini di qualità da uve Sémillon.
Le altre zone vinicole del Sud Africa
Le altre zone vinicole del Sudafrica sono Hermanus, a sud di Città del Capo, nota per i vini Pinot Nero e Chardonnay, e Durbanville, ad ovest di Paarl, dove si producono in prevalenza vini bianchi. Altre zone sono poi Worcester, Klein Karoo, Mossel Bay, Elgin e Walker Bay.
Il Cile è sicuramente il più importante paese vinicolo del Sud America, oltre a vantare la più antica tradizione vinicola tra i paesi dell’emisfero meridionale. Nell’era moderna il Cile ha orientato la propria enologia sui vini da uve internazionali, riuscendo a definire uno stile produttivo molto caratterizzato. In Cile alcune calamità della vite, come la temibile fillossera e la peronospora, sono sconosciute, probabilmente grazie alla barriera delle Ande e all’Oceano Pacifico, ostacoli naturali che hanno impedito agli organismi nocivi di penetrare all’interno del paese. Un vantaggio per la viticoltura del Cile è la considerevole disponibilità di acqua, in pratica si tratta di neve che si scioglie dalle cime della Ande per poi scaricarsi nell’oceano Pacifico, e che rappresenta una preziosa risorsa per l’irrigazione dei vigneti.
La storia della viticoltura in Cile
La vite e il vino furono introdotti in Cile dai missionari Spagnoli nel 1550 circa. Le barbatelle o i semi delle viti pare fossero di vitigni di origine spagnola, importati dal Perù oppure dal Messico. La vite e il vino furono introdotti in America Latina perchè il vino era un elemento essenziale per le liturgie Cristiane e quindi i missionari generalmente coltivavano le proprie vigne per produrre autonomamente il vino. La prima uva introdotta dai missionari Spagnoli in Cile sembra fosse il Pais, un’uva a bacca nera ancora diffusa nel paese che produce vini rossi piuttosto ordinari. La coltivazione della vite si sviluppò soprattutto nell’area di Santiago, zona che ancora ai giorni nostri è la principale del Cile. Nel 1830 il francese Claudio Gay realizzò la Quinta Normal, una serra sperimentale per la coltivazione di esemplari di piante esotiche e di Vitis Vinifera. Questo evento costituisce la prova che in Cile le viti Europee erano presenti anche prima della comparsa dell’oidio e della fillossera. Nonostante questo, il Cile è l’unico paese vinicolo del mondo in cui né l’oidio né la fillossera sono mai comparsi. I vitigni Cileni non necessitano quindi del un “piede” americano immune alla fillossera, come in Europa. Dopo l’indipendenza dalla Spagna, attorno al 1850 cominciarono ad arrivare in Cile i vini Europei, molto diversi da quelli prodotti nel paese. L’interesse che suscitarono indusse i viticoltori locali a cercare di produrre vini simili. Il periodo più fiorente dell’enologia Cilena iniziò con la devastazione prodotta in Europa dalla fillossera, quando il Cile rimase praticamente l’unico paese al mondo che poteva produrre vino. Quando in Europa si riprese poi a produrre vino di qualità, inizia per il Cile un periodo di declino che si è protratto fino agli anni ’80 del secolo scorso. Negli anni che seguirono il 1987, con la caduta della dittatura, si verificò una vero e proprio rilancio dell’enologia Cilena. Nuovi vigneti furono piantati per produrre vini di qualità, che sono oramai esportati in tutto il mondo.
Il Sistema di Qualità per i vini del Cile
Il Cile, come gli Stati Uniti d’America, non ha un sistema rigido di leggi del tipo utilizzato in Europa. Nel 1995 furono nuove leggi sono state promulgate, soprattutto allo scopo di definire le regioni vitivinicole e le loro sotto zone e di creare un protocollo di etichettatura coerente. In particolare, se un vino menziona in etichetta la regione di provenienza, almeno il 75% delle uve devono provenire dalla regione indicata. Se un vino menziona in etichetta un singolo vitigno, il vino deve essere prodotto con almeno il 75% del vitigno indicato. Se un vino menziona in etichetta il millesimo di vendemmia, almeno il 75% del vino deve appartenere a quell’annata.
I vitigni coltivati in Cile
I migliori vini del Cile sono probabilmente quelli a base di Cabernet Sauvignon, disponibili in tutte le fasce di prezzo, da quelli più correnti fino a quelli eleganti e raffinati. Fra i vitigni a bacca bianca spicca certamente lo Chardonnay, prevalentemente per la sua grande diffusione in Cile. Anche i vini bianchi prodotti con il Sauvignon sono interessanti, anche se spesso il vitigno viene confuso con la Savignonnasse (Sauvignon vert). Anche i vini prodotti con il Cabernet, in realtà talvolta sono a base di Carmenère e anche in questo caso la situazione è piuttosto confusa.
Le zone di produzione per il vino
del Cile
La produzione vinicola Cilena è basata soprattutto sui vitigni internazionali. Le aree viticole si trovano per la maggior parte nelle valli, che si estendono dalla Valparaiso fino a Bío-Bío. Grazie all’Oceano Pacifico da un lato e alla catena delle Ande dall’altro, il clima del Cile è piuttosto mite. Le temperature raramente salgono al di sopra dei 32 gradi e le notti estive sono fresche. Le uve a bacca bianca prevalentemente coltivate in Cile sono lo Chardonnay, il Sauvignon e la Sauvignonnasse, mentre le uve a bacca rossa includono il Cabernet Sauvignon, il Carmenère, il Merlot e il Pais, la prima uva ad essere coltivata in Cile e usata soprattutto per la produzione di vini da tavola. Le principali zone viticole sono a nord, nelle valli di Aconcagua e Casablanca, mentre nel centro troviamo la cosiddetta “Valle Centrale”, formata dalle valli di Maipo, Rapel, Curicó e Maule. Al sud troviamo le due valli di Bío-Bío e Itata, di minore importanza rispetto alle precedenti, dove si producono generalmente vini di largo consumo. La zona più famosa del Cile è la valle di Maipo, vicino a Santiago, una delle più antiche regioni vinicole del paese. La valle di Casablanca, sull’oceano Pacifico, viene considerata un riferimento dell’enologia Cilena, soprattutto per i vini bianchi a base di Chardonnay e Sauvignon. A nord della valle di Casablanca si trova la valle di Aconcagua, interessante peri suoi vini Merlot e Cabernet Sauvignon.
I vini della California sono conosciuti in tutto il mondo. E in California che si produce la maggior parte (oltre il 90%) del vino degli Stati Uniti d’America. La viticoltura in California ha una storia di certo molto più recente di quella europea, tuttavia essa è oggi considerata fra le aree produttive più interessanti del mondo, anche perchè i suoi produttori sono piuttosto aperti alle innovazioni e alla sperimentazione di nuovi vini e nuove metodologie. Infatti, non avendo alcun modello o antica tradizione cui essere legati, la produzione è generalmente più libera ed intraprendente. La California è sempre stata e continua ad essere un punto di riferimento per la vitivinicoltura degli Stati Uniti. Lo stile Californiano è per molti aspetti basato su quello Francese. In modo particolare viene visto come modello Bordeaux, la Borgogna e la Valle del Rodano. La superficie vitata della California è notevole, oltre 300.000 ettari, e le zone vitate sono diffuse da nord a sud in tutto il territorio dello stato. La produzione totale annua è di circa 17 milioni di ettolitri, in continua crescita, con una prevalenza sempre più marcata di uve a bacca nera (62%).
La viticoltura in California
L’assenza di tradizioni storiche da mantenere o da seguire ha reso possibile l’utilizzo di quelle pratiche moderne e innovative che nel breve periodo hanno permesso alla viticoltura Californiana di raggiungere risultati notevoli. Il successo della California è però sicuramente anche da ricondursi alle favorevoli condizioni climatiche, geologiche e ambientali del territorio. Dal punto di vista agricolturale, la California è spesso considerata come il “Mediterraneo del Nuovo Mondo”, sia per quanto riguarda la coltivazione della vite e alla produzione del vino, che per la produzione della frutta e delle coltivazioni in generale. Grazie anche agli ingenti investimenti economici affluiti in questo settore, i vini Californiani hanno ormai conquistato notevole notorietà in Europa, spesso riuscendo anche a prevalere su quei vini che avevano preso come modello ossia quelli Francesi.
I vitigni coltivati in California
Anche i vitigni coltivati in California riflettono chiaramente le scelte produttive della regione. A parte lo Zinfandel, parente stretto del Primitivo, le uve impiegate nei vini Californiani sono per la maggior parte internazionali, e in piccola parte anche Italiane. Tra i vitigni a bacca bianca il più diffuso è lo Chardonnay e per quelle a bacca nera il Cabernet Sauvignon. Le altre uve a bacca bianca coltivate in California sono il Sauvignon Blanc, ma anche il Riesling, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Sémillon, Viognier, Chenin Blanc, Gewürztraminer, Colombard, Marsanne, Roussanne e Moscato bianco. Le altre varietà di uve a bacca nera più importanti sono invece il Merlot, Pinot Nero e Syrah seguite da Carignan, Grenache Noir, Malbec, Mourvèdre, Petite Sirah, Petit Verdot, Barbera e Sangiovese. In California si produce ogni tipo di vino, dai bianchi ai rossi secchi, ai vini dolci ed anche alcuni interessanti spumanti metodo classico.
La Classificazione dei Vini Americani
Il sistema di qualità in vigore negli Stati Uniti d’America prevede la divisione territoriale delle aree vinicole, note come AVA (American Viticultural Areas, Aree Viticolturali Americane). Il sistema di qualità Americano rispetto alla normativa Europea risulta certamente meno dettagliato e più permissivo e consente quindi ai produttori maggiore libertà di niziativa personale. Le uve impiegate per la produzione di un vino devono essere state coltivate in un’area specifica in genere per una quota minima del 75%, e i vini varietali possono contenere fino al 25% di altre uve. Non sono previste categorie di qualità crescente, come nel caso Europeo, ma i vini si possono classificare in base all’estensione della zona di provenienza delle uve di partenza, dove più piccola l’estensione, più caratterizzato risulterà il vino corrispondente. Sulla base di questo principio, le denominazioni riconosciute nel sistema AVA sono le seguenti: American or United States (Americano o Stati Uniti), Multi-State (Denominazione multi-statale), State (Denominazione statale), Multi-County (Denominazione di multi-contea) e County appellation (Denominazione di contea).
Le zone produttive della California
Le più importanti aree di produzione del vino Californiano sono otto: Napa Valley, Sonoma County, Los Carneros, Mendoncino, Lake County, Sierra Foothills, Livermore Valley e le zone situate nella Central Valley.
Napa Valley
La Napa Valley rappresenta l’area vinicola più famosa della California. Essa si trova a circa 90 chilometri a nord-est di San Francisco e nonostante la sua fama e la sua importanza vi si produce solo circa il 4% di tutto il vino Californiano. Il successo dei vini della Napa Valley, oltre alle favorevoli condizioni ambientali, è dovuto anche alla caparbietà di uno dei suoi più celebri produttori: Robert Mondavi. Il vitigno a bacca nera più diffuso è certamente il Cabernet Sauvignon, mentre fra i vini bianchi sono interessanti quelli prodotti con lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc. Altri vitigni a bacca nera coltivati nella Napa Valley sono il Merlot e lo Zinfandel. La Napa Valley è classificata nel suo insieme come AVA, tuttavia all’interno del suo territorio sono definite alcune sottozone, tra le quali ricordiamo Atlas Peak, Howell Mountain, Mount Veeder, Oakville, Rutherford, Spring Mountain e Stags Leap District. Gli spumanti metodo classico vengono definiti methode champenoise e la loro produzione coinvolge non solo aziende locali, ma anche alcune produttori della Champagne che hanno acquistato appezzamenti a Napa Valley.
Sonoma County
A sinistra della Napa Valley si trova la Sonoma County, anch’essa una delle aree vinicole più importanti della California. La vicinanza alla costa dell’oceano Pacifico rende il clima di Sonoma piuttosto diverso da quello della Napa Valley. L’alternanza di nebbia e sole e di notti fresche e giornate calde influisce sui vini che qui si producono. A Sonoma si coltivano praticamente tutte le varietà di uve diffuse in California, anche se la zona deve la sua fama soprattutto ai vini bianchi prodotti con Chardonnay e ai rossi prodotti con Cabernet Sauvignon e Pinot Nero. Altri vini interessanti sono quelli prodotti con uve Zinfandel, Syrah, Petite Syrah e Viognier e anche qui vi è un’interessante produzione di spumanti metodo classico.
All’interno della contea di Sonoma sono definite altre sottozone anch’esse classificate cone AVA, fra cui le più importanti sono l’Alexander Valley, Russian River Valley (che include le AVA di Green Valley e Chalk Hill), Dry Creek Valley e Sonoma Valley (che include l’AVA Sonoma Mountain). Alexander Valley è certamente la più nota, soprattutto per i suoi vini Cabernet Sauvignon e Chardonnay. La Russian River Valley, grazie al suo clima più fresco, è nota per il Pinot Nero, lo Chardonnay e gli spumanti metodo classico. Dry Creek Valley è invece celebre per i suoi Zinfandel. Sonoma Valley e Sonoma Mountain producono interessanti Cabernet Sauvignon, Pinot Nero e Chardonnay.
Los Carneros
Los Carneros è un’area vinicola che grazie alle sue caratteristiche climatiche e produttive risulta di notevole interesse nello scenario enologico Californiano, anche se di fatto i suoi vigneti si trovano in parte nella contea di Sonoma e in parte nella contea di Napa. Grazie al suo clima fresco, la zona è interessante soprattutto per lo Chardonnay e il Pinot Nero, con i quali si producono notevoli spumanti metodo classico. Tra i vini fermi di Los Carneros troviamo il Merlot da una parte e il Pinot Bianco dall’altra.
Mendocino e Lake County
Nella zona più a nord della California troviamo Mendocino e Lake County. Qui il clima decisamente più fresco ha favorito la diffusione dello Chardonnay e del Pinot Nero e degli spumanti metodo classico, ma anche di altre varietà che hanno dato buoni risultati. Tra queste sono presenti alcune varietà Italiane, fra cui il Fiano, Montepulciano e addirittura l’Arneis. Vi si coltivano anche uve meno diffuse in altre parti della California, come il Gewürztraminer, Riesling, Sauvignon Blanc, Pinot Bianco, Petite Syrah e Grenache Noir. Importanti sono anche lo Zinfandel e lo Syrah. A Mendocino vengono prodotti interessanti vini da viticoltura biologica ed è la prima area vinicola della California ad avere creduto in queste forme di viticoltura.
Sierra Foothills e Livermore Valley
Nella parte orientale della California, all’interno, si trova Sierra Foothills, una zona piuttosto estesa di cui le più interessanti aree produttive sono la AVA di El Dorado e la contea di Amador. La prima deve il suo nome ai tempi della corsa all’oro ed è una zona montuosa con clima fresco, dove si coltivano principalmente coltivate Syrah, Zinfandel e Petite Syrah, assieme a Barbera, Grenache Noir e Mourvèdre. Amador è invece famosa per lo Zinfandel e per i vini bianchi da Sauvignon Blanc, e Chardonnay. Varietà di origine Italiana coltivate in zona sono il Sangiovese e la Barbera. Poco a sud di San Francisco si trova invece la Livermore Valley, piccola come dimensioni ma comunque interessante. Le uve più importanti sono qui il Sémillon, Sauvignon Blanc, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Petite Syrah e Zinfandel.
La Central Valley
La Central Valley intendiamo l’area vinicola che si estende da San Francisco fino a Los Angeles. Pur essendo di per sè stessa un’AVA, al suo interno trovano altre AVA (sottozone) piuttosto famose e interessanti come Santa Clara Valley, Santa Cruz Mountains, Monterey County, Mount Harlan, Carmel Valley, Chalone, Paso Robles, York Mountain, Edna Valley, Arroyo Grande, Santa Maria Valley e Santa Ynez Valley. Le uve bianche diffuse in queste zone sono lo Chardonnay, Riesling, Viognier, il Moscato Bianco, qui noto come Muscat Canelli e l’Orange Muscat. Fra le uve a bacca nera soprattutto il Cabernet Sauvignon e il Merlot, ma anche Grenache Noir, Mourvèdre, Syrah, Cinsaut, Pinot Nero e Zinfandel.
Da qui iniziamo il nostro tour mondiale nel mondo del vino. Buon tour amici enoappassionati.
La coltivazione della vite è resa possibile dalla presenza di condizioni climatiche idonee, che hanno fatto si che esistano al mondo delle zone ben specifiche in cui la viticoltura è possibile. A differenza di altre bevande fermentate (birra in primis), la delicatezza della materia prima e la necessità di procedere alla trasformazione sul posto fa si che i paesi in cui si trovano queste zone siano anche i maggiori produttori di vino. Il range di latitudine in cui la vite è coltivabile varia dai 30 ai 50° nord e dai 30 ai 40° sud, con esclusioni significative dovute ai diversi fattori che, in termini di variazioni cicliche annuali, sono quelli che influenzano maggiormente le annate vinicole. Italia a parte (primo paese con circa 40 milioni di hl), i paesi maggiori produttori di vino sono (dati in milioni di hl, fonte OIV 2017): Francia (38), Spagna (33), Stati Uniti (21), Australia (14), Argentina (12), Sud-Africa (11), Cile (10), Germania (8), Portogallo (7), Nuova Zelanda (3).
I maggiori produttori è ovvio che siano anche importanti paesi consumatori di vino. L’effetto combinato delle abitudini di consumo e della dimensione del mercato fa sì che gli USA siano al primo posto con 32 milioni di hl, seguiti da Francia, Italia, Germania, Cina, Gran Bretagna etc. Come consumo pro capite medio annuo toviamo al primo posto i Francesi con 45 litri, poi i Portoghesi con 38, gli Italiani con 36, i Tedeschi con 23, gli Americani con 10 e i Cinesi solamente con 1. L’effetto del numero di abitanti sul consumo totale è evidente: un cambiamento delle abitudini di consumo anche su una piccola parte dei consumatori Cinesi avrebbe degli effetti importanti sui volumi esportati dai paesi produttori.
La cultura del vino come la conosciamo oggi è sicuramente nata in Francia. Ad essa si deve anche la diffusione a livello mondiale di tutti i più importanti vitigni internazionali e la definizione di pratiche enologiche di avanguardia esportate poi in tutto il mondo. Tale distacco è stato in parte colmato dai paesi più vicini ad essa per cultura e tradizioni, anche se in termini di volumi di vino di qualità rimane notevole. L’Italia è arrivata a superarla in termini di volumi e di numero di denominazioni di origine (408 DOP e 118 IGP contro 360 DOP e 75 IGP) ma rimane distaccata in termini di valore della produzione. A seguire per il vecchio mondo i paesi con maggiori tradizioni vinicole sono la Spagna e il Portogallo seguiti poi da tutti gli altri che possiedono aree comprese nel range di latitudine visto sopra.
La particolarità delle produzioni Europee risiede nella loro tipicità, da ricollegare all’elevato numero di specie viticole autoctone, assenti nei paesi del nuovo mondo, in cui la produzione si concentra sui vitigni internazionali, per la maggior parte di origine francese. In queste zone la personalità dei vini è più legata a fattori climatici e stili produttivi locali che non ai vitigni utilizzati, e a questo minore ancoraggio con la tradizione consegue una maggiore capacità dei produttori del nuovo mondo ad adattare i vini alle linee di tendenza dei mercati mondiali. A seconda della provenienza dei vini, in generale riscontriamo che:
Le regioni a clima più fresco
(Europa centrale soprattutto, incluse alcune regioni della Francia)
sono più vocate per la produzione di spumanti e vini bianchi in
generale caratterizzati da freschezza (acidità) e profumi delicati;
Nelle regioni a clima temperato
si producono vini sia bianchi che rossi con uno spettro di
caratteristiche organolettiche abbastanza ampio e fortemente
variabile con gli stili locali di vinificazione;
Nei paesi a clima caldo i vini
prodotti, sia bianchi che rossi, sono caratterizzati da maggiore
morbidezza e corposità ed il loro contenuto alcolico, conseguenza
del contenuto zuccherino dei mosti, tende ad essere più elevato.
Oggi parliamo della vitivinicoltura europea e dei principali paesi produttori di vino.
In Europa non si produce ovunque, ci sono delle latitudini dove la vite non può fruttificare, dei paesi che sono rimasti molto arretrati dal punto di vista delle tecniche produttive ed altri paesi che invece si sono risvegliati e stanno spingendo avanti il continente sulla strada della qualità. La vite in Europa nasce in Grecia, la prima nazione ad essere interessata da questa coltivazione ma che attualmente è restata un po’ al palo. Questa arretratezza dei produttori contrasta con la storia e le tradizioni di questo paese, poiché questa è la patria dei più importanti vitigni che negli altri paesi sono oggi definiti autoctoni.
Portogallo
Non esiste un vino portoghese bianco o rosso di alta qualità, soprattutto un vino che riesca ad affermarsi a livello internazionale. I vari Lancer’s e Mateus sono stati delle grosse e riuscite iniziative commerciali, ma in realtà all’interno della bottiglia c’è solamente un vino frizzantino che possiamo bere come aperitivo o al più sulla pizza. L’orgoglio dei lusitani è invece il Porto, che nella sua tipologia viene considerato uno dei più grandi vini del mondo.
Spagna
La Spagna, per molti anni un gigante addormentato, ha una grande tradizione vinicola perché si facevano grandi vini rossi già nel ‘700, ma dopo l’invasione della fillossera alla fine dell’800 c’è stato un po’ di disorientamento. Le vicende politiche degli anni ’30 hanno fatto si che la Spagna venisse esclusa da molti mercati internazionali, e insieme ad un po’ di arretratezza tecnologica si è giunti fino agli anni ’70.
Nel corso degli anni ’80 la Spagna ha avuto un risveglio prepotente in tutti i settori della sua economia, ma è negli anni ’90 che è letteralmente esplosa. Il vino ha seguito un po’ questa sorte, negli anni ’90 è ridiventato uno dei grandi vini nel mondo imponendosi anche a prezzi elevati nel nome della qualità.
In Spagna la vite viene coltivata un po’ ovunque ma ci sono delle zone che ovviamente vanno distinte. La zona storica è la RIOJA, situata a nord tra Bilbao e Madrid dove si producono i grandi vini rossi con corpo e spessore. Questa regione prende il nome dal “Rio Oja”, il fiume Oja che è un’affluente dell’Ebro vicino ai Pirenei. La vite si sviluppa su tre tipi di terreno: calcareo, ferroso ed alluvionale.
Il vitigno principe a bacca rossa è il TEMPRANILLO, da “temprano” che significa “presto”, “precoce”, perché matura presto, nella prima quindicina di settembre è spesso tutto vendemmiato. Questo vitigno è versatile, dà struttura e potenza ma anche eleganza e finezza, mettendo insieme i caratteri migliori del CABERNET SAUVIGNON e del SANGIOVESE. Altri vitigni a bacca rossa della Rioja sono il GRACIANO, la CARINENA e la GARNACHA TINTA, mentre quelli a bacca bianca sono la MALVASIA e la GARNACHA BLANCA.
I vini provenienti dall’Alta Rioja e dalla Rioja Alavesa sono aromatici, di acidità relativamente alta e di moderato contenuto alcolico, mentre quelli della Baja Rioja, generalmente ottenuti da Garnacha, hanno un superiore grado alcolico ed un corpo di spessore.
Al centro, attraversata dal fiume Duero, c’è la RIBEIRA DEL DUERO che è la zona della grande innovazione vitivinicola spagnola, dove l’uva base è sempre costituita dal TEMPRANILLO anche se si hanno vini meno austeri e più equilibrati rispetto alla Rioja per l’apporto in uvaggio di CABERNET SAUVIGNON. Si usa quasi esclusivamente legno piccolo, barrique, e concorrono ai vini anche altri vitigni come ALBILLO, MALBEC, GARNACHA e MERLOT.
In Ribeira del Duero ha sede l’azienda considerata un mito per la Spagna, la Vega Sicilia, il vino Unico è considerato il top dell’enologia spagnola e il Bodega Alion noto come seconda etichetta è rapidamente giunto al successo.
Ci sono anche altre zone importanti in fermento, ci dobbiamo spostare nel versante di Barcellona dove ritroviamo dei vitigni già famosi in Francia come la GARNACHA TINTA (Grenache) ed in Italia come il CARINENA (Carignano). Si ottengono dei vini immediati e piacevoli soprattutto nel PENEDES dove è stata importata tecnologia francese e sono spuntate aziende di una modernità straordinaria che caratterizzano le loro etichette con il disegno di una barrique proprio per sottolineare che stanno lavorando nella direzione dei Francesi. La regione vitivinicola del Penedes è situata sulla costa del Mediterraneo e gode di un clima mite. I terreni sono argillosi, calcarei e poveri di materie organiche. Le varietà più comuni a bacca bianca sono MACABEO (VIURA), XARELLO, PARELLADA, ed altri più tradizionali come il RIESLING e SAUVIGNON BLANC, mentre quelle a bacca rossa sono GARNACHA TINTA, CARINENA, TEMPRANILLO e MONASTRELL. Nel Penedes si producono anche dei vini spumanti a volte pregevoli, i famosi «Cavas», per i quali si applica il metodo tipo champenois quasi esclusivamente su base CHARDONNAY (Brut Blanc).
Germania
La Germania non si è mai data una legge ferrea né una classificazione importante, le produzioni di origine controllata nasceranno solo tra breve in osservanza delle disposizioni UE. A causa del clima che hanno alle loro latitudini non ci sono importanti produzioni di vino rosso, perché a quelle temperature i vitigni a bacca rossa vengono penalizzati. L’unica produzione di un certo rilievo avviene a sud su base PINOT NERO.
Si fa del vino bianco secco, facile da bere e di basso grado alcolico perché con quel freddo diventa un’impresa concentrare gli zuccheri. Se vogliamo trovare una sorta di graduatoria per i vini tedeschi dobbiamo concentrarci sul grado alcolico ma soprattutto sul tenore zuccherino. Infatti un valore importante per la classificazione dei vini è la percentuale di zucchero contenuta nel mosto e misurata in gradi oechsle.
La legge tedesca prevede 4 livelli di qualità:
DEUTSCHER TAFELWEIN: vino da tavola intorno al 5% di alcol non soggetto a prove di qualità;
LANDWEIN: vino da tavola soggetto a requisiti lievemente più specifici sul tenore zuccherino. Va dal secco (trocken) all’amabile (halbtrocken);
QBA – QUALITÄTSWEIN BESTIMMTER ANBAUGEBEIETE: vasta categoria di vini considerati di qualità perché vengono indicate le regioni di origine ed i vitigni utilizzati;
QMP – QUALITÄTSWEIN MIT PRÄDIKAT: qualità massima, con vini ai quali non si può aggiungere zucchero.
Si divide a sua volta in 5 categorie:
KABINETT: sono vini secchi e
aciduli, di largo consumo e si basano sui classici vitigni bianchi
centroeuropei, GEWURZTRAMINER, PINOT BIANCO, RIESLING RENANO,
MULLER-THURGAU;
SPATLESE: cominciano ad essere
vini dal grado alcolico leggermente più elevato, a volte secchi a
volte abboccati;
AUSLESE: sono vini ottenuti da
uve selezionate;
BEERENAUSLESE: vini ottenuti da
uve selezionate e appassite; paragonabili ad alcuni nostri passiti
anche se con grado alcolico minore;
TROCKENBEERENAUSLESE: vini
ottenuti da uve selezionate, appassite oppure muffate, una sorta di
Sauternes tedeschi di produzione limitata su base RIESLING RENANO;
molto costosi anche per la difficoltà della vendemmia che si esegue
in inverno, col gelo notturno.
A parte ci sono anche altre due tipologie:
EISWEIN: vini con tasso zuccherino elevato ottenuto con uve di RIESLING RENANO, congelate e raccolte tardivamente (a differenza dei Trockenbeerenauslese sono senza muffa nobile); il ghiaccio disidrata, concentra gli zuccheri e preserva i profumi primari dell’uva. E’ la zona della MOSELLA, precisamente la MOSEL-SAAR-RUWER, quella in cui si producono autentici fuoriclasse nel genere;
SEKT: vini spumanti secchi prodotti con uve locali o importate; rifermentati sia in bottiglia che in cisterna.
Austria
L’Austria è molto simile alla Germania, oltre che per ragioni storico-culturali anche per l’impostazione delle aziende vinicole e le tipologie di vino. La differenza grossa con la Germania è data dall’impianto normativo perché in Austria c’è una legge che in modo molto rigoroso definisce quali sono le denominazioni di origine, i territori e i loro disciplinari di produzione. In ogni caso anche qui ritroviamo le stesse tipologie viste in Germania:
KABINETT: sono vini secchi e aciduli, di largo consumo e si basano sui classici vitigni bianchi centroeuropei, GEWURZTRAMINER, PINOT BIANCO, RIESLING RENANO, MULLER-THURGAU;
SPATLESE: cominciano ad essere vini dal grado alcolico leggermente più elevato, a volte secchi a volte abboccati;
AUSLESE: sono vini ottenuti da uve selezionate;
BEERENAUSLESE: vini ottenuti da uve selezionate e appassite; paragonabili ad alcuni nostri passiti anche se con grado alcolico minore;
TROCKENBEERENAUSLESE: vini ottenuti da uve selezionate, appassite oppure muffate, di produzione limitata su base GEWURZTRAMINER, PINOT BIANCO e RIESLING RENANO; molto costosi anche per la difficoltà della vendemmia che si esegue in inverno al gelo.
EISWEIN: vini con tasso zuccherino elevato ottenuto con uve GEWURZTRAMINER, PINOT BIANCO e RIESLING RENANO, congelate e raccolte tardivamente (a differenza dei Trockenbeerenauslese sono senza muffa nobile); il ghiaccio disidrata, concentra gli zuccheri e preserva i profumi primari dell’uva. I metodi di raccolta e di vinificazione sono comunque gli stessi dei vini tedeschi.
I costi di questi vini sono nettamente inferiori ma anche l’ampiezza organolettica risulta decisamente minore. Tutta la produzione austriaca è concentrata nella parte orientale intorno alla città di Vienna, perché il resto del territorio è troppo montuoso e la vite fa fatica a fruttificare.
Ungheria
Il TOKAJI ungherese, definito da Luigi XIV «il Vino dei Re, il Re dei Vini» è un vino molto importante che rende famosa l’Ungheria enologica nel mondo. In questo paese c’è una notevole tradizione vinicola e si producono dei vini bianchi e rossi di buon pregio, ma sono vini che stentano ancora a conquistare i mercati. Benché ci siano molte differenze tra il TOKAJI ungherese ed il Tocai Friulano (si scrive diversamente, e poi uno è un vino e l’altro un vitigno), l’UE ha disposto che dal 2007 il vino italiano non potrà più utilizzare l’attuale appellativo. Il Tokaji può variare da secco a molto dolce, quasi pastoso, tanto può essere il suo residuo zuccherino, perché il vitigno base FURMINT se vendemmiato tardivamente può dare concentrazioni zuccherine elevate nei suoi grappoli, che si chiamano aszù. Ancora più importante è l’azione della botrytis cinerea, che si sviluppa grazie all’estate calda combinata con l’umidità dei fiumi e delle correnti dell’area dei Carpazi.
Sulle bottiglie di Tokaji, oltre alla tradizionale fascetta con il tricolore orizzontale ungherese, si trova la dizione PUTTONYÓS, che sta ad indicare un contenitore di uva appassita da circa 25 kg, simile ad una gerla, accompagnata da un numero da 2 a 6, cioè il numero di ceste che vengono aggiunte ad un tino di 140 kg totali (questi tini si chiamano “gônci”) contenente mosto normale. I vini più importanti sono quelli «Aszù» che normalmente hanno un elevato numero di puttonyos, da 2 a 6 fino al TOKAJI ESSENCIA (8 puttonyos) che contiene solo uve botritizzate e arriva in alcuni casi a 400g/litro di residuo zuccherino. Ad ogni modo il FURMINT ha anche come sua peculiarità un’acidità fissa elevata, per cui il vino risulta ugualmente bevibile riequilibrando la morbidezza degli zuccheri. Il Tokaji Szamorodni, che significa “così come viene”, è invece un vino base prodotto senza l’aggiunta di uve aszù, cioé non attaccate dalla botrytis cinerea. Può variare da dolce (édes) a secco (száras).
Ora dal sud dell’Italia voliamo nel regno d’oltralpe. Arriviamo in Francia.
La Francia
Se c’è un paese vitivinicolo al mondo che ha avuto, e continua ad avere, una forte influenza su tutti gli altri e che quasi tutti cercano in qualche modo di imitarne il modello e lo stile di produzione, questo è senza dubbio la Francia. Questa nazione ha compreso, prima di chiunque altro al mondo, che la qualità del vino era uno dei principali e determinanti fattori per il successo. Oggi la gran parte della produzione enologica di qualità si basa in larga parte sul modello Francese. Ogni zona vitivinicola della Francia viene, in qualche modo, considerata come modello da seguire per determinate tipologie di vino: Bordeaux, la Borgogna e la Valle del Rodano per i vini rossi, la Borgogna, la Valle della Loira e l’Alsazia per i vini bianchi; la Champagne per i vini spumanti. Il segreto del successo Francese, oltre alla vocazione del suo territorio, è stata dettata in gran parte dall’attenzione che è stata posta da sempre sulla qualità dell’uva e delle tecniche enologiche, non da ultimo, da un’efficace strategia commerciale facilitata da un prodotto eccellente.
Come l’Italia, anche la Francia vanta un’antichissima tradizione enologica la cui storia si perde nella notte dei tempi. Le prime testimonianze sulla presenza e la coltura della vite in Francia risalgono al 600 A.C. circa, quando i Greci fondarono Massalia, l’attuale Marsiglia, e introdussero la vite. Tuttavia, come per altri paesi vitivinicoli Europei, si ritiene che anche in Francia la vite fosse già presente allo stato selvatico prima dell’arrivo dei Greci. Il forte sviluppo dell’enologia e della viticoltura Francese ebbe inizio con l’arrivo dei Romani, alla fine del secondo secolo A.C., i quali, già forti consumatori di vino, preziosa bevanda delle truppe militari, avevano l’abitudine di introdurre le proprie tradizioni e prodotti ovunque andassero a conquistare nuove terre per l’Impero. Prima di questo periodo, i Galli, la locale popolazione, consumava ingenti quantità di vino Italiano che in quell’epoca era ben più famoso e pregiato di quello Francese. Perfino gli Etruschi esportavano vino in Francia e anfore di vino ritrovate nell’attuale Borgogna ne sono la conferma. Plinio Il Vecchio, nella sua monumentale Naturalis Historia, ci racconta che a Vienna, l’attuale Vienne, nella Valle del Rodano, si produceva un vino “resinato” e che veniva venduto a prezzi elevati. In effetti è proprio la Valle del Rodano che si può considerare la prima e vera zona vitivinicola di qualità di tutta la Francia. Fu proprio in questa zona che i Romani fondarono Narbo, ovvero Gallia Narbonensis, l’attuale Narbonne, cioè la città che a quei tempi era considerata come la più importante per la produzione e la qualità dei vini di tutta la Francia. La diffusione della vite e del vino a Narbo fu considerevole e la viticoltura era diffusa ovunque. La storia commerciale del vino Francese ebbe inizio poco dopo, quando la città di Burdigala, l’attuale Bordeaux, si affermò, grazie alla sua posizione vicino all’oceano Atlantico, come vera potenza commerciale e mercantile. Si ritiene che nello stesso periodo ebbe inizio la produzione e la commercializzazione del vino di Bordeaux.
Già nel sesto secolo la
viticoltura era ben radicata e diffusa praticamente in tutto il
territorio Francese, prevalentemente ad opera di monaci che
coltivavano ampiamente la vite nei loro monasteri in quanto
necessaria a produrre vino per officiare le liturgie. Un particolare
merito va riconosciuto proprio all’opera svolta dai monaci per
l’enologia; il loro prezioso contributo ha portato allo sviluppo e il
perfezionamento delle tecniche enologiche, la stessa enologia moderna
si basa in larga parte sul loro lavoro.
La viticoltura in Francia è attualmente diffusa in quasi tutto il territorio nazionale, solo la Spagna e l’Italia hanno una superficie coltivata a vite maggiore, tuttavia le zone di produzione di qualità sono circa una decina e sono tutte ben circoscritte in determinate zone geografiche. Le varietà di uve coltivate sono diffuse e ricorrenti in tutto il territorio e, ovviamente, fra queste ci sono varietà che meglio si adattano in determinate zone piuttosto che in altre, diventando, per altro, l’emblema enologico della zona. Per esempio, la Borgogna è famosa per il Pinot Nero e lo Chardonnay, Bordeaux per il suo famoso uvaggio bordolese, cioè Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, la Valle della Loira per il Sauvignon Blanc e l’Alsazia per il Riesling e il Gewürztraminer. Le principali varietà di uve bianche coltivate in Francia sono: Chardonnay, Sauvignon Blanc, Riesling, Chenin Blanc, Sémillon, Pinot Bianco, Silvaner, Moscato bianco, Muscadet e Ugni Blanc. Le principali uve rosse sono: Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Pinot Nero, Syrah, Grenache, Gamay e Carignano.
Queste uve si sono diffuse dalla Francia a praticamente tutti gli altri paesi vitivinicoli del mondo che, sulla scia del successo Francese, tentano di emulare la qualità e lo stile come se l’unico segreto per fare un buon vino sia da ricercarsi prevalentemente o esclusivamente sulle varietà di uva utilizzata. In realtà il successo dei vini Francesi non è dettato solamente dalle uve utilizzate: il territorio e il clima sono altri fattori fondamentali del suo successo che, uniti ad una secolare esperienza orientata alla qualità delle materie e delle procedure, hanno contribuito al successo dell’enologia Francese.
Il Sistema di Qualità Francese
L’esigenza di costituire un sistema di produzione di qualità dei vini in Francia, sorse nei primi anni del 1920, quando, principalmente a causa delle devastazioni della fillossera, la produzione di vini ordinari era piuttosto alta tanto da offuscare il prestigio dell’enologia Francese e la disponibilità di vini di qualità era piuttosto rara e limitata. A questo si aggiunsero numerosi frodi e adulterazioni, all’epoca molto diffuse, ad onore del vero, non solo in Francia. Il sistema di qualità Francese prese consistenza all’inizio degli anni 1930 e prese il nome di Appellation d’Origine Contrôlée (Denominazione di Origine Controllata), abbreviato con AOC o, in breve, Appellation Contrôlée la cui sigla è AC. Si creò di fatto il sistema di controllo di qualità enologica più imitato del mondo sui cui principi si basano, per esempio, l’AVA (American Viticultural Areas) adottato negli Stati Uniti d’America, la DOC (Denominazione di Origine Controllata) in Italia, la DO (Denominación de Origen) in Spagna e la DOC (Denominação de Origem Controlada) in Portogallo, sicuramente senza avere lo stesso successo e la stessa efficacia.
I principi fondamentali su cui si basa il sistema di qualità Francese derivano in larga parte dal lavoro svolto nel 1923 dal Barone Le Roy, un influente e importante produttore di Châteauneuf-du-Pape, che adottò rigide regole per la produzione dei propri vini. Queste comprendevano la definizione della zona geografica, le varietà di uve permesse, le metodologie di coltivazione e di potatura e il grado alcolico minimo del vino. Nel 1935 fu fondato l’INAO (Institut National des Appelations d’Origine, Istituto Nazionale delle Denominazioni di Origine), con l’espresso scopo di definire, stabilire e rafforzare i disciplinari di produzione delle singole AOC, e che riprendevano in larga parte il modello stabilito dal Barone Le Roy.
La maggior parte dei disciplinari di produzione dei vini più famosi di Francia sono stati definiti nel periodo subito dopo la fondazione dell’INAO, tuttavia sono stati rivisti e perfezionati continuamente nel corso del tempo. Fu solo nel 1949 che l’INAO introdusse la categoria VDQS (Vin Délimité de Qualité Supérieure, Vino Delimitato di Qualità Superiore) di livello inferiore all’AOC. Il sistema di qualità Francese non è certamente perfetto, anche se non può garantire la qualità del vino di uno specifico produttore, sicuramente introduce e definisce rigidi criteri che influiscono e determinano profondamente la produzione. I principali criteri che consentono ad un vino di fregiarsi della categoria AOC sono sette e precisamente:
Territorio – l’area dei vigneti
viene definita in modo esatto attraverso testimonianze storiche sia
sull’ubicazione che sull’uso nei secoli. Si valuta inoltre il tipo
di terreno, posizione e altitudine;
Uve – le uve consentite per la
produzione di vino in ogni zona vengono stabilite in accordo alla
tradizione storica del luogo, basandosi anche alla resa e la qualità
di produzione in funzione al luogo e al clima;
Pratiche colturali – definiscono
il numero massimo di viti per ettaro, le modalità di potatura e
metodi di fertilizzazione;
Resa – ogni AOC definisce la
quantità massima di vino che può essere raccolta e prodotta da un
determinato vigneto, il valore è espresso in ettolitri per ettaro;
Grado alcolico – ogni AOC
stabilisce il titolo alcolico minimo che il vino deve avere;
Tecniche enologiche – ogni AOC
stabilisce tecniche e procedure enologiche, solitamente basate sulla
tradizione della zona, che nel corso degli anni hanno consentito di
ottenere i migliori risultati;
Controlli organolettici – dal
1979 tutti i vini candidati alle AOC vengono valutati da un’apposita
commission.
Le categorie previste dal sistema di qualità Francese prevedono quattro livelli e precisamente, dal livello più alto a quello più basso:
Appellation d’Origine Contrôlée,
AOC – è il livello di qualità più alto e rigoroso del sistema.
Una AOC può comprendere anche delle sottozone;
Vin Délimité de Qualité
Supérieure, VDQS – prevede delle regole simili a quelle dell’AOC
anche se meno rigide. Questa è la categoria meno utilizzata di
tutto il sistema di qualità. Circa il 2% dell’intera produzione
Francese appartiene alla VDQS. I vini di questa categoria sono
solitamente in attesa di essere riconosciuti come AOC;
Vin de Pays – prevede regole
come per le categorie precedenti, tuttavia sono meno onerose e
rigide, consentono, per esempio, rese più alte e titoli alcolici
minimi più bassi. I vini appartenenti a questa categoria vengono
solitamente prodotti in zone molto più estese rispetto alle AOC;
Vin de Table – è la categoria
riservata a tutti quei vini che non rientrano, per mancanza o
insufficienza di requisiti, nelle categorie superiori.
Nelle etichette dei vini Francesi vengono inoltre utilizzate delle diciture che in determinati casi hanno un legame, anche se a volte vago e motivo di confusione, con la qualità. Le indicazioni più frequenti che si possono trovare nelle etichette di vini Francesi è riportato di seguito:
Château – nonostante il suo significato in Francese sia “castello”, quando utilizzato nel vino non ha nessun legame con le suggestive e imponenti costruzioni medievali. Uno Château è un’azienda vitivinicola che produce vino ed è prevalentemente utilizzato nella zona di Bordeaux. Il termine è sempre seguito dal nome specifico dell’azienda.
Clos – il significato Francese di questa parola è “chiuso” o “racchiuso”, ma nella terminologia enologica indica un vigneto o una proprietà recintata e delimitata. Il termine viene utilizzato prevalentemente nella Borgogna e solo le aziende che possiedono un vigneto e che producono e imbottigliano il proprio vino possono utilizzarlo nell’etichetta. Il termine è sempre completato da altre indicazioni che identificano il vigneto o la proprietà.
Domaine – il significato letterale è “proprietà” ed è utilizzato prevalentemente nella Borgogna. Indica una proprietà, appartenente ad una singola azienda, composta da un singolo o più vigneti, anche collocati in zone diverse.
Côte – “costa” in Italiano, inteso come lato o parete di una collina o di un pendio, indica una zona delimitata di produzione di qualità, principalmente della Borgogna.
Cru – sebbene il suo significato in italiano sia “cresciuto”, nella terminologia enologica Francese indica una determinata zona, spesso un singolo vigneto o una piccola località, che grazie alle sue specifiche caratteristiche climatiche, geologiche e ambientali, produce vini di qualità e di caratteristiche superiori o comunque uniche e identificabili.
Grand Cru – questo termine è utilizzato in Borgogna e indica un vino prodotto in un vigneto di qualità superiore ed è il riconoscimento di qualità più alto che può essere attribuito ad un vino. Lo stesso significato viene attribuito anche nella Champagne e nell’Alsazia. Nella zona di Bordeaux il termine non ha la stessa importanza che ha nelle altre zone e viene riconosciuto ad alcuni Château, in particolare a quelli di Saint-Émilion.
Grand Cru Classé – Il termine è utilizzato prevalentemente nei vini di Bordeaux. Nella zona di Saint-Émilion indica il secondo livello di classificazione, mentre nella zone di Médoc e Sauternes indica un vino che appartiene ad una categoria di classificazione compresa fra la seconda e la quinta.
Premier Cru (1er Cru) – nella zona di Bordeaux, con l’eccezione di Sauternes e Barsac, indica un vino appartenente alla più alta categoria di classificazione. Attualmente solo cinque Château possono fregiarsi di questo riconoscimento. Nella zona di Sauternes indica invece la seconda categoria di classificazione. Nella Borgogna indica il secondo livello di classificazione, al di sotto di Grand Cru.
Premier Grand Cru (1er Grand Cru) – nella zona di Sauternes indica il livello più alto di classificazione. Attualmente, solo uno Château appartiene a questa categoria. Viene anche indicato come Premier Cru Supérieur.
Premier Grand Cru Classé (1er Grand Cru Classé) – nella zona di Saint-Émilion indica la categoria di classificazione più alta attribuibile ad un vino. La dicitura può essere riportata anche nelle etichette dei vini del Médoc e di Sauternes per indicare un vino di categoria “Premier Grand Cru”.
Cru Classé – indica principalmente il nome attribuito alla famosa classificazione del 1855 per i vini del Médoc, nel Bordolese. Il sistema prevede cinque categorie, dalla prima alla quinta (Premier Cru, Deuxième Cru, Troisième Cru, Quatrième Cru, Cinquième Cru). Nella stessa classificazione, i vini di Sauternes/Barsac furono classificati in due sole categorie (Premier Cru, Deuxième Cru). Il termine è anche utilizzato per la classificazione dei vini delle Graves, sempre a Bordeaux, e non prevede suddivisioni, pertanto tutti i vini di qualità delle Graves, sia bianchi che rossi, vengono definiti “Cru Classé”. Anche la classificazione dei vini di Saint-Émilion prende il nome di “Cru Classé”.
Cru Bourgeois – categoria di classificazione per i vini del bordolese, considerati in qualità inferiori al sistema “Cru Classé”. Il livello più alto di questa classificazione è il Cru Bourgeois Supérieurs Exceptionnel, spesso indicato semplicemente come Cru Bourgeois Exceptionnel o Cru Exceptionnel. La seconda categoria prende il nome di Cru Bourgeois Supérieurs o Cru Grand Bourgeois, seguita da una terza e ultima che prende il nome di Cru Bourgeois.
Supérieur – Il termine indica prevalentemente un vino il cui grado alcolico è più alto rispetto alla tipologia di appartenenza. Talvolta indica, oltre al grado alcolico superiore, anche una resa del raccolto inferiore rispetto agli standard definiti per la tipologia.
Zone di produzione
La produzione di vino della Francia è, per quantità, la seconda del mondo, solo l’Italia ha una produzione maggiore. Da punto di vista climatico e geografico, la Francia può essere suddivisa in tre regioni. Al nord, dove si trovano le aree della Champagne, della Borgogna e dell’Alsazia, sono caratterizzate da un clima continentale, con inverni rigidi e freddi e autunni piovosi. Al sud, dove il clima è tipicamente mediterraneo, le uve giungono a piena maturazione, si producono vini corposi e pieni. Infine, la zona occidentale, dove si trova l’area di Bordeaux e la Valle della Loira occidentale, l’influsso dell’oceano Atlantico da luogo ad un clima tipicamente marittimo, umido e piovoso, che viene temperato dalle correnti d’aria del golfo.
La varietà principali delle uve utilizzate per la produzione di vino in Francia è di poco inferiore a quaranta, tuttavia la varietà del territorio e delle caratteristiche di ogni zona, consentono la produzione di vini molto diversi fra loro: dai bianchi delicati e fini ai vini spumanti di innegabile raffinatezza, dai piacevoli e interessanti vini rosati ai corposi e potenti vini rossi.
Le zone di produzione di qualità che comprendono le AOC della Francia sono dieci, di cui solo circa la metà di queste ha contribuito effettivamente e principalmente a rendere famosi i vini di Francia nel mondo.
Alsazia
Questa regione, che si trova nella parte nord-orientale della Francia, al confine con la Germania, produce principalmente vini bianchi di cui il più rappresentativo e celebre è senz’altro quello prodotto con uve Gewürztraminer. L’Alsazia costituisce di fatto un’eccezione all’interno del sistema di qualità Francese perché è l’unica zona dove è consentita l’indicazione nell’etichetta, per motivi tradizionali, del nome dell’uva con cui si producono i vini. La produzione di vini rossi e rosati è scarsa, circa l’otto percento della produzione totale. Un prodotto piuttosto noto dell’Alsazia è il Crémant d’Alsace, un vino spumante prodotto con il metodo classico della rifermentazione in bottiglia.
La zona produce anche degli eccellenti vini prodotti da vendemmie tardive (Vendanges Tardives) e i celebri Sélection de Grains Nobles, vini dolci, complessi, concentrati e aromatici prodotti da rigorose selezioni di uve, spesso raccolte chicco per chicco, attaccate dalla muffa nobile (Botrytis Cinerea). Le uve bianche principali utilizzate nell’Alsazia sono il Riesling, il Gewürztraminer, il Pinot Grigio e il Moscato bianco, e sono le uniche uve che possono essere utilizzate per l’AOC Alsace Grand Cru. Le altre uve bianche coltivate nella zona sono il Silvaner e il Pinot Bianco. Le uve rosse principali dell’Alsazia sono il Pinot Nero e il Gamay. Una menzione particolare spetta ai vini della Mosella e Les Côtes de Toul, entrambi prodotti nella Lorena, e il cosiddetto Edelzwicker, un vino prodotto con l’assemblaggio di più uve i cui nomi non vengono riportati in etichetta.
Bordeaux costituisce la zona di denominazione di origine più vasta della Francia oltre ad essere fra le più famose. La zona si trova nella parte occidentale della Francia e gode di un particolare clima temperato prodotto dalla vicinanza con l’oceano Atlantico e dall’estuario della Gironda, le cui rive sono riccamente coltivate a vigneti. La zona di Bordeaux prevede oltre 50 AOC, comprese fra AOC regionali e comunali. Il Médoc, situato fra l’oceano Atlantico e la Gironda, prevede due AOC regionali, il Médoc e Haut-Médoc che a sua volta comprende sei AOC comunali (Saint-Estèphe, Pauillac, Saint-Julien, Listrac-Médoc, Moulis en Médoc e Margaux). I vini prodotti nel Médoc e nell’Haut-Médoc sono tutti rossi e sono i più celebri di tutta la zona, ma certamente non sono gli unici. La zona delle Graves produce sia vini bianchi che rossi e si trova a sud, subito dopo il Médoc. Da qualche anno, la zona nord-orientale delle Graves è stata riconosciuta con una denominazione propria: Pessac-Léognan.
Un’altra celebre e importante zona di denominazione di Bordeaux è Sauternes/Barsac, famosa per i suoi vini dolci e complessi prodotti con uve attaccate dalla muffa nobile (Botrytis Cinerea). Altre zone che producono vini simili sono Cérons, Cadillac, Loupiac, e Sainte-Croix-du-Mont. Nella zona di Entre-Deux-Mers, situata fra i fiumi Garonna e Dordogna, si producono vini bianchi da uve Sémillon e Sauvignon Blanc. Un’altra zona di sicuro interesse di Bordeaux è il Libournais che comprende le zone di Saint-Émilion, Pomerol e Fronsac.
Il vino principale prodotto a Bordeaux è quello rosso ottenuto in genere da uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, in proporzioni diverse a seconda della zona. Le uve bianche di questa zona sono il Sémillon, Sauvignon Blanc, Muscadelle, Colombard e Ugni Blanc. Le uve rosse che hanno reso celebre la zona e hanno dato luogo al cosiddetto uvaggio bordolese, sono il Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Altre uve rosse coltivate nella zona sono il Malbec o Côt, Petit Verdot e Carmenère, divenuto oramai piuttosto raro.
Principali AOC: bianchi: Sauternes et Barsac (Sémillon, Sauvignon Blanc, Muscadelle), Cérons, Cadillac, Loupiac, Sainte-Croix-de-Mont(stesse uve del Sauternes) Entre-Deux-Mers (Sémillon, Sauvignon Blanc) rossi: Médoc, Haut-Médoc (sottozone: Saint-Estèphe, Pauillac, Saint-Julien, Listrac-Médoc, Moulis en Médoc, Margaux) Graves, Pessac-Léognan, Libournais (sottozone: Saint-Émilion, Pomerol, Fronsac et Canon-Fronsac) (Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Malbec in proporzioni diverse).
Borgogna
In questa zona, che si trova nella parte centrale della Francia, si producono sia vini bianchi che vini rossi, entrambi molto raffinati e celebri. La Borgogna è suddivisa in cinque zone di produzione principali: Chablis, Côte d’Or, Côte Chalonnaise, Macônnais e Beaujolais che prevedono complessivamente più di cento AOC. La produzione è praticamente divisa in modo equo fra bianchi e rossi e le uve coltivate nella zona sono, per le uve bianche, lo Chardonnay e l’Aligoté, per le uve rosse, il Pinot Nero e il Gamay.
L’area più a nord della Borgogna, staccata dal resto della zona principale, è Chablis, la cui produzione è incentrata esclusivamente sui vini bianchi ottenuti da Chardonnay. I vini di Chablis, classificati in ordine crescente di qualità come Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru, sono molto eleganti e raffinati e costituiscono di fatto un modello di enologia imitato da molti produttori nel mondo.
La parte nord della zona principale della Borgogna è occupata dalla celebre Côte d’Or, suddivisa a sua volta in due zone, di cui quella più a nord, prende il nome di Côte de Nuits, mentre quella più a sud, prende il nome di Côte de Beaune. Entrambe le zone prevedono due sottozone che prendono rispettivamente il nome di Hautes Côte de Nuits e Hautes Côte de Beaune. Nella Côte d’Or si producono sia vini bianchi che vini rossi ed è senz’altro la zona più rinomata e ricercata, vero riferimento di qualità dell’enologia Borgognona. Nella Côte de Nuits si producono quasi esclusivamente vini da uve Pinot nero, i vini rossi di Borgogna più pregiati e longevi. Da questa zona provengono i celebri Gevrey-Chambertin, Vosne-Romanée e Nuits Saint-Georges. Nella Côte de Beaune si producono prevalentemente vini bianchi da uve Chardonnay, tuttavia troviamo anche eccellenti esempi di vini rossi da Pinot nero come il Corton e certi Pommard. I vini bianchi più celebri e rappresentativi dell’enologia di Borgogna sono quelli di Corton, Meursault, Puligny-Montrachet e Chassagne-Montrachet.
Più a sud della Côte d’Or, troviamo la Côte Chalonnaise, dove si producono vini sia bianchi che rossi. I riferimenti di questa zona per i vini rossi sono certamente Mercurey seguita da Givry, per i vini bianchi Montagny e Rully. Scendendo ancora più a sud troviamo la zona di Mâconnais celebre per i vini bianchi da uve Chardonnay fra i quali si ricordano Pouilly-Fuissé e Saint-Véran. In questa zona troviamo inoltre una modesta produzione di vini rossi prodotti da Pinot nero e Gamay.
La parte più a sud della Borgogna è occupata dall’area di Beaujolais, principalmente famosa per i suoi Beaujolais nouveau, pronti e messi in commercio il terzo giovedì del mese di novembre. L’uva principale e regina della zona è il Gamay, tuttavia si producono, seppure in scarse quantità, vini bianchi da uve Chardonnay. Le aree di riferimento di questa zona producono tutte vini rossi di cui la più nota è Beaujolais-Villages.
Questa zona, che certamente non ha bisogno di presentazioni, produce esclusivamente vini spumanti con il Méthode Champenoise famosi praticamente in ogni angolo del mondo. La zona è divisa in cinque regioni, Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte de Blancs, Côte de Sézanne e Côte de Bar, e l’unica uva bianca coltivata e lo Chardonnay, mentre le uve rosso sono il Pinot Nero e il Pinot Meunier. La Champagne prevede anche due AOC che producono vini fermi, cioè non spumanti, la Coteaux Champenois che produce sia vini bianchi che rossi, e Les Rosé des Riceys che produce vini rosati.
Il vino principalmente e prevalentemente prodotto nella Champagne è ovviamente quello spumante segno e simbolo da secoli di eleganza, raffinatezza e gioia, è certamente il vino che si associa ai momenti di festa e di celebrazione. Gli Champagne vengono prodotti con uve Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier in proporzioni diverse a seconda delle scelte del produttore, tuttavia, quando il vino è ottenuto solamente con alcune di queste uve, si utilizzano due definizioni specifiche e precisamente: Blanc de Blancs, quando è prodotto esclusivamente da uve Chardonnay, Blanc de Noirs quando è prodotto esclusivamente con Pinot Nero e Pinot Meunier o solamente una di queste. Esiste inoltre anche lo Champagne Rosé prodotto con una base di vino bianco a cui viene aggiunto una parte di vino rosso, entrambi ottenuti con le tipiche uve della zona. In annate eccezionali vengono inoltre prodotti i cosiddetti Champagne Millésimé ottenuti con i vini della vendemmia indicata in etichetta.
Jura e Savoia
La zona si trova ad est della Borgogna, nella parte centrale della Francia. L’uva bianca prevalentemente coltivata nella Jura è il Savagnin, mentre le uve rosse sono il Poulsard e il Trousseau. La Jura è celebre per i Les Vins de Paille, vini dolci e passiti, e per i Vins Jaunes, prodotti con uva Savagnin, sono vini affinati per sei anni con un procedimento simile ai vini di Jerez (Sherry). Le uve bianche principalmente coltivate nella Savoia sono l’Altesse, Chasselas e Jacquère, mentre il Mondeuse è la principale uva rossa. Nella Savoia si producono vini bianchi, rosati e rossi.
AOC della Jura: Côtes du Jura, Arbois, L’Ètoile, Château Châlon, Crémant du Jura e Macvin du Jura. AOC della Savoia: Crépy, Seyssel, Vin de Savoie, Roussette de Savoie.
Languedoc-Roussillon
Questa zona si trova al sud della Francia ed è nota per la produzione dei Vins Doux Naturels, i vini dolci naturali ottenuti con uve Moscato d’Alessandria e Muscat à Petits Grains. Da qui provengono i celebri Muscat de Rivesaltes, Muscat de Lunel, Muscat de Frontignan, Muscat de Mireval e il Muscat de Saint-Jean-de-Minervois. Questi vini sono dolci e concentrati, ricchi di aromi e sapori. Un altro celebre vino della zona appartenente ai Vins Doux Naturels è il Banyuls ottenuto con uve Grenache noir. Nella zona si producono inoltre vini bianchi e rossi AOC e un’ingente quantità di Vins de Pays. Le principali uve bianche coltivate sono il Maccabeu, Grenache blanc, Bourboulenc, Clairette, Picpoul, Moscato d’Alessandria e Muscat à Petits Grains, mentre le uve rosse sono il Carignano, Grenache noir, Cinsaut, Mourvèdre e Syrah.
Principali AOC: Minervois, Côtes du Roussillon, Limoux, Clairette du Languedoc, Fitou, Corbières, Côtes du Roussillon-Villages, Saint-Chinian, Collioure, Coteaux du Languedoc, Faugères.
Provenza e Corsica
La Provenza, a sud della Francia, è principalmente famosa per la produzione di vini rosati, tuttavia si producono anche vini bianchi e rossi oltre ad una buona produzione di Vin de Pays. Le uve bianche principali sono La Rolle, Ugni Blanc, Clairette e il Sémillon, mentre le uve rosse sono la Grenache noir, Syrah, Cinsaut, Carignano, Mourvèdre, Tibouren e il Cabernet Sauvignon. Le zone di produzione più importanti sono Bandol, Bellet e Cassis.
In Corsica si producono sia vini bianchi che rossi e le uve principalmente coltivate sono il Vermentino, per le uve bianche, e lo Sciacarello e il Nielluccio, per le uve rosse. Le zone principali dell’isola sono Patrimonio, Ajaccio e Calvi. In Corsica si produce anche un Vin Doux Naturel, il Muscat du Cap Corse.
AOC della Provenza: Côtes de Provence, Coteaux d’Aix-en-Provence et Les Baux-de-Provence, Palette, Cassis, Coteaux Varois, Bellet, Bandol. AOC della Corsica: Ajaccio, Vin de Corse (sottozone: Cap Corse, Calvi, Sartène, Figari, Porto-vecchio) Muscat du Cap Corse, Patrimonio.
Valle della Loira
La Valle della Loira è la patria indiscussa del Sauvignon Blanc Francese. La zona di trova a nord e si estende a partire dall’oceano Atlantico fino ad arrivare nell’entroterra della Francia. La produzione prevede vini bianchi, rosati e rossi oltre a Vin de Pays. Le principali uve bianche coltivate sono lo Chenin Blanc, Sauvignon Blanc, Chardonnay e Muscadet, mentre le uve rosse sono il Pineau d’Aunis, Grolleau, Gamay, Cabernet Franc, Côt e Pinot nero.
La parte occidentale della Valle della Loira, quella che si trova sulle rive dell’oceano Atlantico, produce prevalentemente Muscadet nella zona di Nantes e vini rosati nella zona di Anjou. La zona centrale, situata all’interno della Francia, prende il nome di Touraine e produce vini bianchi, rosati e rossi fra cui il Touraine, Vouvray e Chinon.
A sud, quasi al centro della
Francia, troviamo i celebri vini di Sancerre, Pouilly Fumé,
Pouilly-sur-Loire.
Principali AOC: Muscadet de Sèvre-et-Maine, Muscadet des Coteaux de la Loire, Muscadet des Côtes de Grandlieu, Anjou, Saumur, Touraine, Vouvray, Chinon, Cheverny, Sancerre, Pouilly Fumé.
Valle del Rodano
La Valle del Rodano, che si trova a sud della Francia, al di sotto della Borgogna, è molto celebre per i suoi vini rossi. Le uve bianche principalmente coltivate nella zona sono il Viognier, Marsanne, Roussanne, Clairette, Grenache blanc e Bourboulenc, mentre le uve rosse sono il Syrah, Cinsaut, Mourvèdre e Grenache noir.
Nella parte a nord della Valle del Rodano si producono prevalentemente vini rossi corposi e strutturati ottenuti da uva Syrah. I più celebri fra questi sono Hermitage, Côte-Rôtie, Crozes-Hermitage e Saint-Joseph. Qui troviamo anche una denominazione di rilievo, con una superficie di appena 3,4 ettari, e che produce vini raffinati ed eleganti con uve Viognier: Château-Grillet.
Scendendo a sud, troviamo il vino che più di ogni altro ha reso celebre questa zona in tutto il mondo: Châteauneuf-du-Pape, nella cui produzione possono essere utilizzate addirittura tredici varietà di uve diverse. Altre zone di interesse sono Gigondas e Côtes du Rhône-Villages.
Principali AOC: Château-Grillet, Saint-Joseph, Côte-Rôtie, Condrieu, Crozes-Hermitage, Hermitage, Clairette de Die, Crémant de Die, Côtes du Rhône, Côtes du Rhône-Villages, Châteauneuf-du-Pape, Lirac, Tavel, Gigondas, Vacqueyras.
Francia Sud – Occidentale
La zona si trova a sud di Bordeaux, con l’eccezione di quella di Bergerac che si trova ad est. Le uve bianche principali coltivate sono il Petit Manseng, Gros Manseng, Mauzac, Len de Lel (Loin de l’œil), Sémillon, Sauvignon Blanc e Muscadelle, mentre le uve rosse sono il Tannat, Fer Servadou, Duras, Négrette, Auxerrois, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. Le zone principali sono Madiran, Jurançon e Gaillac. Di particolare rilievo sono i vini prodotti nella zona di Bergerac, ad est di Bordeaux, di cui il Monbazillac è certamente fra i più rappresentativi.
Principali AOC: Madiran, Jurançon, Gaillac, Côtes du Frontonnais, Côtes de Saint-Mont, Tursan, Monbazillac, Buzet, Pécharmant, Saussignac, Côtes de Duras, Côtes du Marmandais.
Il nome di Dolianova, in Sardegna, è da sempre legato alla produzione di vini di qualità. In quest’area le prime testimonianze della cultura vinicola sono addirittura millenarie, come raccontano i reperti nuragici (brocche, torchi) ritrovati nella zona.
Le Cantine di Dolianova sono nate nel 1949 per proseguire e valorizzare quella tradizione. In quegli anni, in una Sardegna ancora molto arretrata, profondamente diversa da quella attuale, un gruppo di viticoltori si riunì in cooperativa per provare a valorizzare meglio e in prima persona il frutto della propria fatica, dando una forza comune all’impegno dei singoli. L’album di famiglia delle Cantine è ricco di immagini che raccontano quella storia e che mostrano l’evoluzione della Cooperativa. Le foto delle vendemmie, le bottiglie storiche, i primi premi vinti. I volti di allora si sovrappongono a quelli di oggi perché spesso i soci delle Cantine sono i figli ed i nipoti di quei primi fondatori. È stato facile, per quasi 70 anni, trasmettere di padre in figlio i valori delle Cantine: l’amore per la terra, la passione per la vigna, l’impegno a migliorare sempre cercando di produrre un vino di qualità superiore. Oggi come allora lavorano per dare a chi ama le loro etichette tutta la qualità dei migliori vitigni sardi. Tanti anni di storia hanno insegnato a loro che la qualità non si improvvisa. Le Cantine di Dolianova sono pronte a guardare al futuro, con la forza e la consapevolezza di chi può vantare 70 anni si storia; e con la saggezza di un territorio che ha 3.000 anni di tradizione vitivinicola alle spalle.
Quando, nel 1949, 35 viticoltori si unirono per dare vita alle Cantine di Dolianova non immaginavano forse il grande cammino che le cantine avrebbero percorso nei decenni successivi. I numeri parlano chiaro, e disegnano il profilo di una realtà unica in Sardegna per importanza e capacità produttiva. 1.200 ettari dedicati ai migliori vitigni sardi. Le vigne sono concentrate principalmente nel Parteolla, nel sud della Sardegna. Nessun’altra cantina dell’isola dispone di una distesa di vigne così rilevante. Un punto di forza importante, che rende le loro cantine più capaci di garantire la qualità dei propri vini e di seguire con facilità le richieste dei mercati.
4 milioni di bottiglie/anno. Le Cantine di Dolianova sono fra le primissime in Sardegna per numero di bottiglie vendute. Un numero che può ancora crescere, grazie alle potenzialità produttive delle loro vigne e delle loro Cantine.
Export nei 5 continenti. I vini firmati dalle Cantine di Dolianova hanno da tempo varcato il Tirreno per raggiungere non solo il resto d’Italia ma anche molti mercati dei 5 continenti. Oltre che nei paesi europei sono infatti presenti anche in America, Asia, Africa e Oceania.
Oltre 300 soci conferitori, molti alla terza generazione. Le Cantine di Dolianova non sono nate dall’intuito di un singolo imprenditore ma dall’unione di 35 viticoltori che unirono le forze per realizzare un sogno comune. Oggi, i soci sono oltre 300; molti di loro sono figli o nipoti dei soci fondatori e con il loro impegno proseguono il sogno dei loro padri. 70 anni di storia, 3.000 di tradizione. Nel 2019 le loro Cantine compiranno 70 anni di attività. Non è un caso se la loro storia ha avuto inizio proprio a Dolianova, nel cuore del Parteolla; recenti scoperte hanno infatti certificato la presenza nel territorio di una cultura del vino risalente addirittura al periodo nuragico. Una tradizione millenaria che dà ancora più importanza alla storia delle Cantine. La qualità dei loro vini viene spesso riconosciuta dagli esperti. Le Cantine di Dolianova ottengono regolarmente dei riconoscimenti nei principali concorsi internazionali. Negli ultimi 10 anni i loro vini sono stati premiati più di 100 volte, mentre dal 1949 ad oggi i riconoscimenti ottenuti sono più di 500.
Il legame fra i grandi vini e il territorio in cui nascono è sempre un legame molto profondo. L’uomo e la natura intrecciano le proprie storie fino a creare un unicum indissolubile fatto non solo delle caratteristiche fisiche e climatiche del territorio, ma anche della storia, della cultura, delle tradizioni delle popolazioni che abitano quel territorio.
Il Sud-est della Sardegna è una delle parti più assolate dell’isola e qui – in particolare nella regione chiamata Parteolla – nascono i grandi vini delle Cantine di Dolianova. I loro vigneti si sviluppano principalmente in questo territorio, che comprende i comuni di Dolianova, Serdiana, Donori, Ussana e Soleminis. I vitigni più tipici della tradizione sarda – Cannonau, Monica, Vermentino, Nuragus, Moscato – trovano qui l’habitat ideale per offrire le uve che sono alla base dei loro vini. Tutta l’area è caratterizzata da colline basse e terreni ondulati. Qui, nel basso Campidano, si alternano inverni miti e mediamente piovosi ed estati calde ed asciutte, con temperature minime media attorno ai 12° (raramente si scende sotto lo zero) e temperature massime medie di 22° (si possono perso raggiungere anche i 40°).
Chiudiamo il tour italiano con la Sardegna. Isola dura ma nello stesso tempo piena di bellezza.
La Sardegna è un’ isola a statuto speciale, oggi considerata molto importante nel panorama della viticoltura italiana, sia sul fronte della produzione di vini bianchi che di quella di vini rossi, che vengono elaborati quasi sempre da uve in purezza o con un apporto minoritario di altre uve.
La viticoltura in Sardegna ha origini risalenti al 2000 a.C., anche se notizie certe circa la viticoltura locale si hanno con l’arrivo dei Fenici. Nell’epoca romana, la coltivazione della vite continuò ad avanzare, seppur con ruolo marginale rispetto a quella del grano. Con le invasioni barbariche, la viticoltura crollò profondamente, riconquistando il suo ruolo solo nel Medioevo, periodo in cui iniziarono a diffondersi anche diverse varietà di nuovi vitigni. Dopo la distruzione delle viti causata dalla fillossera nella seconda metà dell’800, il tessuto viticolo venne ricostruito senza grandi mutamenti.
I vigneti sardi sono costituiti sia da vitigni a bacca bianca che da quelli a bacca rossa. Il vitigno più importante è rappresentato dalla vernaccia di Oristano. I vitigni più diffusi sono cannonau, nuragus, monica, vermentino, carignano, pascale, manzoni bianco, sangiovese, bovale, nieuddu, ma anche moscato bianco e malvasia per i vini da dessert.
A fronte di una sola Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Sardegna offre 17 Denominazioni di Origine Controllata (DOC).
Nella parte nord-est, nella zona di Olbia, c’è la vasta e unica DOCG Vermentino di Gallura, da uve vermentino e prodotta nelle versioni bianco e spumante. Sul versante nord-ovest, sorgono le DOC Moscato di Sorso Sennori e Alghero. Sempre sulla costa est, più in basso, ci sono le DOC Malvasia di Bosa, Arborea, Vernaccia di Oristano e Campidano di Terralba.
Nell’angolo sud-est troviamo, invece, la nota DOC Carignano del Sulcis. Le DOC più vaste come zona di produzione sono Girò di Cagliari, Cagliari, Nasco di Cagliari, Nuragus di Cagliari, che si estendono tra la provincia di Cagliari e Oristano. Su tutto il territorio sardo, infine, si producono le DOC Cannonau di Sardegna, Monica di Sardegna, Sardegna Semidano e Vermentino di Sardegna.
Tra le cantine famose e premiate, alcune storiche, della Sardegna ci sono: Tenute Sella e Mosca, Giuseppe Sedilesu, Mesa, Attilio Contini, Giovanni Montisci, Giovanni Cherchi, Giuseppe Gabbas, Pala, Capichera, Cantina Giba, Sardus Pater, Cantina di Santadi, Fradiles, Argiolas, Vigne Surrau, Mura, Chessa, Poderosa, Dettori, U’ Tabarka.
Donnafugata nasce in Sicilia dall’iniziativa di una famiglia che con grande passione ha innovato lo stile e la percezione del vino siciliano nel mondo.
José, responsabile del controllo di gestione e guida della comunicazione, donna-imprenditrice capace di mettersi in gioco presentando i suoi vini anche nella veste di cantante. Riceve il Premio Bellisario 2002 per il suo contributo alla valorizzazione dell’imprenditoria femminile.
Gabriella, donna coraggiosa e propensa all’innovazione è stata pioniera della viticoltura di qualità in Sicilia. Curiosa e raffinata è autrice ed ispiratrice delle rivoluzionarie etichette di Donnafugata.
Giacomo Rallo, improvvisamente mancato nel maggio 2016, è l’uomo di marketing e conoscitore dei mercati internazionali che ha avuto la lungimiranza di fondare Donnafugata nel 1983 insieme alla moglie Gabriella.
Antonio, agronomo e wine-maker attento, è dotato di visione strategica e capace di impegnarsi anche al di fuori dell’azienda. Oggi è alla guida del Consorzio di Tutela della DOC Sicilia, strumento di promozione e di coesione territoriale.