Acrobat

La Moonwalk, la Kratos, la PleaseBleed e la Speltology – oltre alla Are – sono le creature immaginate a San Michele di Serino e nate nel birrificio “Borrillo” di Molinara, in provincia di Benevento. Sì, perché quella di Acrobat è una storia condivisa e partecipata da professionisti e compagni di strada. Anche se Rino fa tutto da solo, ha la fortuna di avere intorno a sé curiosi assaggiatori e maestri a cui chiedere consiglio «Gianluca Paolini dell’Ottavo Nano fin dall’inizio di questa formazione è stato fondamentale perché mi ha aiutato a capire cosa c’è di giusto e di sbagliato in una birra, come Vincenzo Cillo che mi ha insegnato i rudimenti della birrificazione e mi ha introdotto come fossi di casa nel birrificio dove oggi le mie ricette diventano concrete, è un mastro birraio con cui è possibile avere scambi di informazioni molto proficue. Agostino Meo – con il suo Meo Lab – mi aiuta con la grafica e con la gestione della beer firma che viene stampata con serigrafia a mano. Dal punto di vista umano e commerciale – fin dall’inizio di questa avventura – è stata importante la presenza e il sostegno di Danilo Pedata che è stato il primo a sottoporsi come cavia agli assaggi e senza di lui forse non avrei mai fatto quel passo in avanti che mi ha portato dove sono oggi».

Dal 2015 si va avanti poco a poco, sempre crescendo e seguendo dei principi irrinunciabili: «Per carattere non sono una persona propensa ai lanci nel vuoto, ragiono sempre molto sulle scelte che intraprendo – spiega Rino – per questo Acrobat, non solo perché è una canzone degli U2 che amo, non solo perché è un nome riconoscibile sia in italiano che in inglese, ma soprattutto perché nella vita come nella produzione della birra è questione di equilibrio, tra il dolce e l’amaro, tra l’olfatto e il gusto. Ci vuole coerenza, pulizia di sapore, bevibilità che indica la possibilità di bere una birra anche da sola, senza per forza cercare un abbinamento come si fa con il vino. Le birre Acrobat sono senza dubbio diverse, con valori organolettici particolari e non assimilabili ad altre birre anche artigianali, il prossimo passo sarà produrne una con il mosto di fiano di una cantina irpina che avrà una lieve nota minerale e vinosa». E oggi siamo al punto in cui si continua a vivere come dei sognatori e si va avanti a sognare come gli acrobati, instabili certo, ma consapevoli di essere riusciti a trasformare una passione in una attività professionale: «Produco le birre che mi piacciono, c’è molto del mio gusto personale in quello che faccio. Sono tutte secche, non troppo alcoliche, semplici, senza troppi fronzoli, mi approccio alla birra in una maniera che potremmo definire all’inglese, deve essere valida al gusto, deve piacere anche a chi non è un tecnico o un esperto. Le mie birre sono certamente perfezionabili ma stanno piacendo a chi le assaggia, lo capisco dalle smorfie e dai primi commenti che fanno subito dopo aver fatto il primo sorso, li seguo con lo sguardo perché mi interessa intercettarne i gusti, capire cosa pensano e tutti si dimostrano sempre molto aperti a confrontarsi o a lasciare la propria opinione. Ho avviato tutto come un’idea, con dei costi fissi anche bassi, oggi ci sono forse i volumi idonei per andare verso la maturità e provare a mettere su un piccolo birrificio mio, sarà il prossimo passo da far fare alla mia birra artigianale irpina».

Pubblicato da ilcantinieresommelier

Sono Pasquale Astuto, sono un Sommelier Ais (Associazione Italiana Sommelier) e il creatore della pagina Facebook e del Blog Il Cantiniere Sommelier, il cui nome nasce dalla mia esperienza presso varie cantine, come Cantiniere e nel servizio come Sommelier. Il mio obiettivo è far conoscere il mondo del vino, in tutte le sue fasi dalla vigna al calice, utilizzando un linguaggio comprensibile a tutti, anche chi non è del mestiere.

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